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DIPLOMATICO O DIPLOMATO?

12.04.2013

Quando vengono a Mosca, ritornano sempre al Gruppo di Volontariato Padre Men’ per esprimere
ancora una volta la loro gratitudine a coloro che gli erano stati vicini dopo la terribile tragedia
nel settembre 2004. Gleb T. è arrivato con la sua mamma per un controllo di routine. Quei giorni
terribili Gleb quasi non li ricorda. Allora non aveva ancora quattro anni era secondo bambino
più piccolo ostaggio della scuola. In balia dei terroristi era rimasto per caso: era andato con
la sua nonna a vedere la festa per l’inizio dell’Anno scolastico e si trovava con lei nel cortile
della scuola... La sua nonna è morta a causa di un'esplosione, salvando il nipotino. Gleb aveva
ricevuto un trauma cranico grave e uno shrapnel gli aveva provocato una grave ferita alla testa.
L’ospedale di Vladikavkaz, poi la RDKB di Mosca. Ala fine delle cure il viaggio in Italia dove fu
l’ospite più piccolo della nostra Associazione nel progetto di accoglienza di 63 cittadini della
cittadina osseta ex ostaggio della Scuola n. 1.



Gleb con la Presidente Saltykova


Ora Gleb ha 12 anni. Frequenta la 6° classe del Liceo Fisico-Matematico. Ha eccellenti voti
in tutte le materie. Nuota, suona la chitarra ed ha un carattere molto socievole. In ospedale
Gleb è diventato amico di tutto il reparto di Neurochirurgia i piccoli pazienti, le mamme, i medici
e gli infermieri. A casa, a Vladikavkaz, è anche famoso. È un artista e viene spesso invitato
a partecipare ad eventi della città: Concerti, concorsi. La sua mamma è molto orgogliosa
del suo “bambino” che non ha timore a lodare. Gleb ancora non ha deciso che diventerà
un diplomatico, un commentatore sportivo o un giornalista.
Buona vita Gleb! Speriamo che Tu possa portare sempre con Te il ricordo della Bella Italia.
L’Italia solidale che Ti ha accolto e che Ti ricorda con moto affetto. Arrivederci a Beslan!



Gleb nel 2009 nel nostro ultimo viaggio a Beslan




Gleb a Trento, nel gennaio 2005, con Albano che tenne un Concerto privato
per il gruppo ospitato dalla nostra Associazione




Gleb appena dimesso e prima di partire per Trento


LEGGI LE TESTIMONIANZE DEI TRAGICI EVENTI
E LA NOSTRA OPERA DI AIUTO


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LETTERA APERTA A ROBERTO SAVIANO


Egregio Signor Saviano,

aspettavo con curiosità il Suo monologo su Beslan. Lo aspettavo perché parlare di quella
tragedia disumana è non solo giusto, ma necessario. È doveroso. Parlare e spiegare
all’Italia ciò che veramente è accaduto e perché è accaduta la Strage dei Bambini di Beslan,
è aiutare quei bambini e quella popolazione a non essere dimenticati. Ma ascoltandoLa mi
ha profondamente deluso.

Ho visto un monologo meccanico e senza cuore. Senza partecipazione. Certo la prima
parte iniziava ad entrare nel vivo della storia ma poi, via via il racconto finiva nell’unico finale
possibile per il telespettatore italiano, che da anni sente raccontare una Russia che non esiste:
la colpa della morte dei bambini di Beslan è solo ed unicamente della Russia.
Dal suo scenario sparivano piano piano i terroristi, le atroci sofferenze, le titubanze, le incertezze,
le paure, le tremende responsabilità e restava solo ed unico attore responsabile la Russia.

Il monologo iniziava dalla Cecenia. Mi permetta Sig. Saviano: la Cecenia con Beslan non
c’entra proprio nulla. Semmai si doveva raccontare dell’Ingushetija e della tragedia dei primi
anni duemila dove i due popoli osseto ed inguscio soffrirono sanguinosi scontriinteretnici.
Forse si sarebbe potuto definire un quadro più veritiero sulle motivazioni che avevano spinto
i terroristi (ingushi) a prendere parte a quella azione folle e criminale.

Ho deciso di guardarla perché mi aveva davvero molto colpito la Sua affermazione all’Ansa
quando spiegava che la Sua decisione di parlare di Beslan era dovuta alla volontà di “unirci
a quel mondo della dissidenza” (si proprio dissidenza...) russa”. Forse Saviano Lei è in
possesso della macchina del tempo? Si perché affermare che nella Russia del 2012 vi
sia una “dissidenza” vuol dire agire senza conoscenza della realtà. Senza ricordare che la
“dissidenza” si è conclusa nel 1991. La Russia di oggi è una realtà certo assai complessa
e dura, ma proprio per questo avrebbe bisogno di essere approcciata con cautela, con studio,
con la cautela che serve a capirla e farla capire. E questo ancor più, mi scusi il gioco di parole,
quando si parla della parte più complessa della enorme complessità russa: il Caucaso.

Non un accenno ai mandanti che risiedono ancora liberi (non certo a Mosca ne a Groznij,
ma in una delle tante “democratiche” nazioni europee). Ma tant’è, parlar male della Russia
(senza conoscerla ne aver voglia di capirla) è ormai uno sport nazionale e quasi sempre
anche ben remunerato.

Molte le incertezze e le dimenticanze nel Suo monologo. Nessun cenno alle forze della sicurezza
della scuola ammazzati come animali nei primi istanti della presa degli ostaggi. Erano russi
ed osseti. Nessun cenno alle vittime delle forze speciali russe, gli Al’fa e i Vympel, che morirono
nel tentativo - certo approssimato data la situazioni caotica seguita alla prima esplosione e dopo
tre giorni senza cibo ed acqua ammassati come bestie nella tristemente famosa palestra - di
salvare più ostaggi possibile. Ma dalle Sue parole queste vittime diventano carnefici. Le stesse
mamme che criticano il potere - giustamente - ogni anno ringraziano le forze speciali per l’aver
salvato centinaia di ostaggi, centinaia di bambini. E sul monumento agli Speznas nel cimitero
dei bambini di Beslan ci sono sempre fiori freschi portati dalla gente di Beslan.

Signor Saviano noi a Beslan ci siamo stati davvero. Abbiamo accolto a Trento, per primi
al mondo e a pochi giorni dalla inumana strage, oltre sessanta ex ostaggio di Beslan
(trentatre bambini e trenta adulti) e per due mesi, grazie ad un gruppo di Psicologhe
dell’Università di Padova (che hanno prestato il loro aiuto gratuitamente) ed alla provincia
autonoma di Trento. Li abbiamo aiutati a voler ancora bene alla vita, ad avere ancora fiducia
nel prossimo. Noi dal 2005 al 2009 abbiamo realizzato un progetto di sostegno psicologico
ai bambini e alla popolazione di Beslan che si è ultimato con un DVD interattivo distribuito
gratuitamente alla popolazione per aiutarla, quotidianamente, a superare il trauma terribile -
ancora presente - di quella palestra, di quella scuola...

Per questo ed in rappresentanza dell’Italia vera e solidale ho il grandissimo onore di aver
ricevuto la Cittadinanza onoraria della città di Beslan. Per aiutare concretamente quei bambini
e quella gente ancora prosegue il nostro rapporto con quella realtà drammaticamente ferita
e delusa anche da chi, come Lei, crede che una sera ed una televisione possa far conoscere
in pochi minuti il Mondo al telespettatore.

Ci risparmi per favore ulteriori proclami e narrazioni sgangherate e parziali come quelle
su Beslan. E cerchi di ricordare le responsabilità - tutte - non dimenticando coloro i quali
hanno tentato di far esplodere il Caucaso russo, cercando di far impazzire (e quasi ci
sono riusciti) un intero popolo, il popolo osseto. E con il popolo osseto, la Russia intera.

Mi permetta, da ultimo, una domanda: la Sua narrazione somiglia molto al racconto del
volume “Un bicchiere di acqua fresca. Cronache da una Russia solidale e sconosciuta”
che la nostra Associazione ha inviato al Signor Fazio qualche settimana fa. Se non è così
mi scuso, ma se ciò è vero perché non citare la fonte?

Se vuole sono a Sua disposizione per raccontarle la vera storia di Beslan.
Il resto è spettacolo e non dei migliori.

Ennio Bordato
Presidente “Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus”
Cittadino onorario della città di Beslan



7° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI BESLAN



Sabato 3 settembre alle ore 17.00 nelle Parrocchie italiane del Patriarcato di Mosca
di Rovereto, Milano, Bologna, Torino, Genova, Venezia nonché nelle Parrocchie europee
di Parigi nella Chiesa Vescovile des Trois-Saint-Docteurs alle ore 16.00, a Bruxelles, Oslo,
Losanna, Nizza, Ginevra nel 7° anniversario della inumana strage di Beslan si sono svolte
le cerimonie di Eterna Memoria - Panichida - in ricordo delle vittime innocenti.

È stato il primo momento comune del Coordinamento fra la nostra Associazione
e l’Associazione francese “Solidarité Enfants de Beslan” di Parigi che dal 2006 operano
come la nostra Associazione, in favore dei bambini della città osseta.

Nell’immediatezza del triste anniversario, su nostra iniziativa e come ormai tradizione, abbiamo
inviato una lettera al Sindaco di Beslan per ricordare a tutta la cittadinanza la nostra sentita
vicinanza e partecipazione alle iniziative che si svolgono ogni anno dal 1 al 3 settembre.

Il Sindaco ha risposto sia con un messaggio che con un intervento sul sito ufficiale
del Comune che riportiamo:

«Parole sincere di sostegno e solidarietà sono giunte dal Presidente dell’Associazione
"Solidarité Enfants de Beslan", Henri-Paul Falavigna (Francia) e dal Presidente
dell'Associazione italiana «Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus» Ennio Bordato, cittadino
onorario di Beslan in occasione del settimo anniversario dell'attentato terroristico a Beslan
all’indirizzo di posta elettronica del Primo cittadino di Beslan.

Nella lettera si comunica che nei giorni di lutto del 1-3 settembre sono state ricordate le vittime
dell’attacco terroristico del 2004. "Ricordiamo e siamo in lutto con Voi!". Queste parole hanno
espresso la vicinanza delle due Associazioni al popolo osseto nei giorni di lutto.

Quest'anno le due organizzazione di Ennio Bordato ed Henri-Paul Falavini, partner ufficiale
della città di Beslan, hanno fatto nascere un coordinamento europeo delle Associazioni.
La prima iniziativa di questa nuova unione si è tenuta il 3 settembre alle ore 17.00.
Una Panichida (Cerimonia di Eterna memoria) in memoria delle vittime dell'attentato
terroristico di Beslan si sono tenute molte parrocchie del Patriarcato di Mosca delle città
europee di Rovereto, Milano, Torino, Genova, Bologna, Parigi, Bruxelles, Oslo ed altre.

La costituzione di un coordinamento è un passo importante delle nostre organizzazioni
per conservare la memoria delle sofferenze della Vostra Città - è scritto nella lettera al Sindaco
di Beslan Mairbek Chubaev. Vogliamo lavorare con Voi per alleviare le sofferenze che hanno
colpito gli abitanti della Repubblica dell'Ossezia del Nord ".

L’Unione dei partner ufficiali con i cittadini di Beslan nei giorni del lutto indica che il dolore
di Beslan ha toccato moltissime e moltissime persone. Speriamo che i Popoli e le Nazioni
continueranno a unirsi sotto la bandiera del bene, della pace e dell’ amore».


Aiutateci a Salvare i Bambini rimarrà sempre vicina ai bambini, agli insegnanti,
alle psicologhe, alle famiglie e alla popolazione tutta della città martire di Beslan.



La Chiesa della Parrocchia di Santa Ksenja di San Pietroburgo a Rovereto (Borgo Sacco)







SABATO 3 SETTEMBRE 2011
ore 17.00


Parrocchie Russo-Ortodosse

Rovereto - Via Filzi 22
Bologna - Via S. Isaia 35/2
Genova - Via Antonio Manno, 14/6
Torino - Strada Val San Martino, 7
Venezia - San Zan Degolà (Sestiere Santa Croce)
Milano, Parigi, Bruxelles, Nizza, Oslo, Losanna


CERIMONIA DI ETERNA MEMORIA
“PANICHIDA” A RICORDO DELLE
VITTIME NEL 7MO ANNIVERSARIO
DELLA INUMANA STRAGE
DI BESLAN



LA CERIMONIA È ORGANIZZATA
DAL COORDINAMENTO EUROPEO DELLE
ASSOCIAZIONI CHE AIUTANO LE VITTIME
DELLA STRAGE DI BESLAN AIUTATECI A
SALVARE I BAMBINI ONLUS ROVERETO E
SOLIDARITÈ ENFANTS DE BESLAN PARIGI




ETERNA MEMORIA MÉMOIRE ÉTERNELLE

ВЕЧНАЯ ПАМЯТЬ! ÆНУСТÆМ РОХ НÆ УЫЗЫСТУТ!

TUTTI SONO INVITATI




1/3.09.2004 – 1/3.09.2011
NON DIMENTICARE BESLAN


Stavamo andando alla festa a scuola... da noi in Ossezia ogni anno l’inizio della scuola
è un grande evento: c’è la musica, le danze ed è un ritrovo importante per tutta la città.
Infatti anche tanti vicini stavano venendo con noi, solo per partecipare alla festa.
Noi abitiamo tutti vicino alla scuola, la scuola è qui e la nostra casa proprio a fianco...
(Mamma di A.)

Il primo giorno non ci hanno trattato tanto male, davano da bere ai bambini e li lasciavano
andare in bagno... poi però il secondo giorno, non so cos’è successo, ma si sono trasformati
in bestie disumane: ogni pochi minuti sparavano sopra le teste dei bambini e urlavano.
Era un inferno. La sera del primo giorno era già impossibile respirare, le persone erano
ammassate nella stanza obbligate a stare immobili una contro l’altra. Non ci davano più
da bere e nel caldo i bambini hanno cominciato a morire, soprattutto i più piccoli.
(Mamma di G.)


I terroristi hanno portato un gruppo di bambini nel refettorio, hanno detto loro di mettersi
in piedi sui davanzali delle finestre e di gridare ai soldati fuori di non sparare. Poi quando
i bambini hanno cominciato a gridare gli hanno sparato da dietro e li hanno uccisi. Tutti.
(Mamma di E.)

Dopo l’esplosione ero in stato di shock... quando mi sono ripresa ho visto una montagna
di corpi distrutti, alcuni non sono stati più trovati. Le persone, i bambini stavano saltando
fuori dalle finestre, come impazziti. Nella stanza c’erano cos’ì tanti cadaveri e noi ci
confondevamo tra questi corpi e da tutte le parti sparavano e c’erano esplosioni continue...
poi è scoppiato l’incendio e il soffitto ha cominciato a crollare, stava tutto bruciando...
(Mamma di F.)


Quando ci hanno circondato (i terroristi) e ci hanno obbligato a entrare nella scuola, i bambini
non avevano capito che i terroristi erano già lì, che era un’imboscata. Avevano paura dei soldati
mascherati, degli spari e hanno corso e sono saltati dentro la scuola...perché pensavano
che lì sarebbero stati al sicuro.
(Mamma di S.)


Testimonianze rese alla Prof.ssa Vanna Axia e alla sua equipe dott.sse Fabia Capello, Ughetta
Moscardino e Sara Scrimin durante la permanenza del gruppo di 63 cittadini di Beslan a Trento
nell’ambito della prima parte progetto della nostra Associazione
(Bambini di Beslan 2004-2009)



BESLAN 2010

Perché, ancora una volta, ci ostiniamo a ricordare la strage dei bambini, forse la più efferata
della Storia dell’Uomo? Quest’anno, molto probabilmente, le solite poche righe sulle pagine
interne dei grandi quotidiani nazionali non appariranno nemmeno più.

Dal 1 settembre del 2004 un filo sottile, ma assai tenace, lega per sempre la gente della
cittadina caucasica e tutto il popolo osseto con il Trentino. Da quando, con rara lungimiranza
politica ed umana il Presidente della Giunta provinciale decise di ospitare un gruppo di
sopravvissuti alla strage investendo la nostra Associazione della gestione del progetto.
A pochi giorni dalla strage, non appena le condizioni di salute lo permisero, arrivarono
a Trento dalla Clinica RDKB di Mosca sessantatre ex ostaggi della scuola di Beslan.

A quell’accoglienza parteciparono centinaia di persone che ci aiutarono ad alleviare le
sconvolgenti ferite dell’animo degli ospiti, che intervennero per accogliere nel miglior modo
possibile quei bambini che sin a pochi giorni prima tutti videro sugli schemi televisivi sporchi,
seminudi, sanguinanti, terrorizzati correre all’impazzata, fuggendo da ciò che nessuno prima
d’allora pensava potesse incutere terrore: le pareti di una scuola.

Si sa, in politica, soprattutto negli ultimi anni ciò che conta è l’attimo che separa l’accensione
della telecamera dal suo spegnimento. Ma in quest’esperienza non fu così. Non fu così perché
né la nostra Associazione né la Provincia Autonoma di Trento, alla conclusione di quel primo
progetto, lasciarono soli i cittadini di Beslan, proseguendo l’attività di aiuto sino a quest’anno.

Beslan significa ancor oggi 186 bambini, di cui 9 in età prescolare, morti a causa della barbarie
umana. Beslan significa ancor oggi 147 adulti che tentarono di salvarli e perirono con loro in
quella palestra della Scuola più famosa della Storia (e non per le materie d’insegnamento né
per il metodo pedagogico...)

186 bambini: quasi dieci classi scolastiche sparite in pochi minuti nel fuoco del soffitto crollato
della palestra, nel fuoco delle bombe, delle pallottole.

333 il numero complessivo delle vittime. In 66 famiglie perirono da 2 a 4 persone. 17 bambini
rimasero completamente orfani. 810 persone riportarono ferite più o meno invalidanti
(compresi i membri delle forze speciali) di cui 479 bambini (44 in età prescolare).

163 feriti gravi di cui 97 bambini. 72 bambini rimasti invalidi permanenti unitamente a 69 adulti.

30.000 cittadini hanno riportato e tuttora riportano più o meno gravi difficoltà emotive e
comportamentali, sintomi clinici (ansia, depressione, somatizzazione) e disturbo post-traumatico
da stress (DPTS). Ne sono seguite difficoltà sia familiari (coesione familiare, qualità dei rapporti
genitori-figli) sia scolastiche (senso di appartenenza, rapporti con i compagni e gli insegnanti,
senso di sicurezza nell’ambiente scolastico).Ci piacerebbe che da qui al decimo anniversario
della strage gli insegnanti, il primo giorno di scuola, raccontassero ai loro alunni la storia
del Bambini di Beslan.

Ci piacerebbe che qualche lungimirante Amministrazione dedicasse una strada, una piazza,
un giardinetto pubblico alla tragedia di Beslan.

Affinché la durezza inusitata della tragedia osseta non vada dimenticata.

Perché ricordare Beslan è dare un significato all’immensa tragedia.

“Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus”


BESLAN: COMMEMORATO DALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE
IL 5° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE


A cinque anni dalla strage di Beslan, nella quale morirono 384 persone fra cui 186 bambini,
la nostra Associazione ha voluto commemorare il massacro dei bambini in due momenti
pubblici.

Il primo, istituzionale, si è tenuto presso la Sala Stampa della Provincia Autonoma di Trento
alla presenza dell’Assessore provinciale alla Solidarietà Internazionale Lia Giovanazzi Beltrami
ed il Presidente della nostra Associazione, nonché cittadino onorario di Beslan, Ennio Bordato,
assieme ad alcuni rappresentanti delle realtà che in questi anni si sono impegnate a costruire
un percorso di amicizia e di cooperazione con l'Ossezia.

Due le evidenze sottolineate: in primo luogo che anche una tragedia come questa soggiace
alla legge spietata dei media, e rischia quindi di venire dimenticata, se non se ne coltiva
assiduamente la memoria; la seconda, che la solidarietà trentina - concretizzata da “Aiutateci
a Salvare i Bambini Onlus” oggi è l'unica realtà esterna alla Federazione Russa a continuare
a cooperare con Beslan, stando al fianco dei bambini sopravvissuti al massacro, alle loro
famiglie, alle insegnanti e alle psicologhe locali.

"La Giunta provinciale nei giorni seguenti il massacro ha avuto una visione molto lungimirante -
ha detto il Presidente Bordato - decidendo di fare un grande investimento solidale con l'Ossezia.
Oggi le tante associazioni di tutto il mondo che all'epoca avevano deciso di mobilitarsi per
i bambini di Beslan e le loro famiglie hanno concluso il loro impegno. La nostra Associazione
sostenuta dalla comunità trentina, invece, continua il suo cammino, anche grazie all'impegno
delle dottoresse Scrimin, Moscardino e Capello, Psicologhe dell'Università di Padova."

L’Assessore Beltrami ha innanzitutto evidenziato la capacità dei trentini di essere sempre
presenti dove serve; in secondo luogo ha sottolineato la capacità, complementare rispetto
alla precedente, di ripensare il proprio ruolo al di là delle emergenze; infine, la valenza
della memoria, che va continuamente coltivata, affinché tragedie come questa, che sono
avvenute solo qualche anno fa, non diventino per il sentire collettivo "storia antica", superata,
priva di insegnamenti per il presente. Mentre il presente è ancora pieno di lacerazioni
e di cicatrici, da cui possono scaturire da un momento all'altro eventi terribili come quello
che ebbe come teatro la piccola cittadina dell'Ossezia.

Il secondo momento pubblico si è svolto nella cornice della Campana dei Caduti, sul Colle
Miravalle della città della Pace di Rovereto.

Alla presenza del Sindaco della Città prof. Guglielmo Valduga, del Reggente della Fondazione
Campana dei Caduti sen. Alberto Robol e del Primo Console della Federazione Russa in Milano
Aleksandr Jur’evich Grachev si è commemorata la strage nella prospettiva si proseguire
il rinforzare ancor più il profondo legame che lega la comunità trentina, la Città di Rovereto
- sede della nostra Associazione - e il popolo osseto tutto.

In questo senso una speciale valenza hanno avuto le parole del Sindaco Valduga, laddove ha
dichiarato che “la Città di Rovereto è pronta ad andare a Beslan, a fare qualsiasi cosa per non
dimenticare, per aiutare e costruire dando un segno forte di solidarietà”.

La Cerimonia si è conclusa sul piazzale della Campana dove Padre Ioan della Chiesa
Ortodossa Russa - Patriarcato di Mosca con il coro dei bambini della parrocchia ha officiato
una breve orazione funebre per le vittime di Beslan ed il rappresentante dell’Arcidiocesi
cattolico Romana di Trento, Don Antonio Sebastiani ha portato il saluto con una toccante
preghiera.




Il Presidente dell’Associazione e l’Assessore alla Solidarietà Internazionale della Provincia
Autonoma di Trento durante la Commemorazione ufficiale

Fonte: Archivio Ufficio Stampa Provincia Autonoma di Trento








Da sinistra: Il Sindaco di Rovereto Prof. G. Valduga, il Reggente della Fondazione Campana
dei caduti di Rovereto Sen. A. Robol, il Presidente dell’Associazione E. Bordato ed il Primo
Console russo in Milano A. Ju. Grachev





A sinistra Padre Ioan del Patriarcato di Mosca con il Coro dei bambini della Parrocchia Ortodossa
e Don Sebastiani, responsabile dell’Ufficio Ecumenismo dell’Arcidiocesi Cattolico Romana
di Trento





Il Sindaco della Città della Pace di Rovereto, il Primo Console del Consolato russo di Milano
ed il Presidente dell’Associazione





Maria Dolens, la Campana dei Caduti di Rovereto




100 rintocchi per i bambini di Beslan...



“MORS ET VITA DUELLO”: IL RICORDO DI BESLAN


Mercoledì 27 maggio 2009
di P. Paolo DE CARLI

Beslan. Una cittadina nel Caucaso che forse non dice quasi più
nulla alla maggior parte delle persone. Eppure il mondo si era
fermato a guardare quello che lì accadeva all’inizio di settembre
2004. La scuola N° 1 di Beslan era stata presa d’assedio
dai terroristi che avevano fatto prigioniere circa un migliaio
di persone, soprattutto bambini. Dopo tre giorni l’epilogo, con
oltre 300 morti. Forse tutto sarebbe finito nel dimenticatoio anche
per me se non fosse accaduto che proprio quei bambini e quelle
famiglie hanno chiesto ospitalità al nostro convento di Trento per
un periodo di riposo e di riabilitazione.

Ricordo che ci siamo trovati davanti ad un muro di dolore: una montagna difficile da scalare.
Ma la grazia della nostra compagnia (oltre 100 persone si sono alternate nel lavoro in quei 40
giorni) e l’aiuto saggio dell’equipe di psicologi di Padova ci hanno aiutato a realizzare un piccolo
miracolo di guarigione. Quella montagna di dolore si è aperta e ci ha fatto entrare. E un po’
alla volta abbiamo rivisto il sorriso, la gioia di vivere, la forza di legami che si saldavano ancora
tra di loro, la speranza per un futuro migliore.

Il lavoro iniziato a Trento è poi continuato nel tempo grazie a Sara, Betta, Fabia, le psicologhe
di Padova che con appassionato desiderio hanno deciso di non abbandonare quelle persone
al loro destino; e grazie al Presidente dell’associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini”, Ennio
Bordato, che ha cercato in tutti i modi la strada per realizzare questo aiuto, concretizzatosi con
diversi viaggi e permanenze a Beslan per lavorare con l’istituzione scolastica. Ora, però, si
concludeva questa fase.

Così mi hanno offerto l’opportunità di accompagnarli a Beslan, dal 17 al 20 maggio.

Difficile raccontare quello che ho provato.

Il dolore è ancora lì, grande, possente, che irrompe e travolge in ogni momento, anche nel bel
mezzo di un pranzo, o della festa organizzata per noi a scuola. La strada che va dall’aeroporto
alla città passa vicino al cimitero: la “città degli angeli” come la chiamano ora. Così siamo
passati dalla gioia incontenibile del ritrovarci di nuovo dopo anni, al silenzio improvviso che
cala nel furgone su cui sono, per arrivare alle lacrime di dolore, loro e nostre, mentre deponiamo
i fiori e ci aggiriamo tra le tombe di figli, amici, madri.

In quel dolore ora ci siamo anche noi. E insieme al dolore c’è la riconoscenza per quello che
abbiamo dato. Ce lo ricordano spesso i nostri amici di Beslan che non ci hanno mai lasciato soli
in quei tre giorni; ma ce lo ricorda Marina, la psicologa della nuova Scuola 1, il Sindaco della città,
il “Presidente” della provincia, il vice-primo Ministro dell’Ossezia. Molte testimonianze del bene
che come olio abbiamo versato su quelle piaghe, per guarirle. Si può banalmente pensare che
la vita continua. Ma c’è modo e modo perché questo accada. Si può crescere coltivando un odio
profondo e una voglia di vendetta. O si può crescere dicendo a sé e ai propri figli che non è
giusto quello che è accaduto: per questo non deve più accadere.

Però, non sono solo loro a esprimere un grande grazie nei nostri confronti. Penso che anche
noi siamo chiamati a dire questo grande grazie a loro, perché ci hanno mostrato con la loro
esperienza che l’ultima parola non può essere un odio che uccide o una morte che vince.
L’ultima parola è una parola che fa rinascere, che invoca la gioia, che costruisce il bene, che
dona la vita. “Vita”: il nome della bambina nata a Zalina poco più di due anni fa. Quando le ho
chiesto cosa significava in russo, mi ha guardato e con un sorriso mi ha detto: “Vita! In italiano”.

È stato davvero un dono grande il viaggio a Beslan. “Spasiba Ennio” era il ritornello che spesso
risuonava a Trento e a Beslan per ringraziare Ennio Bordato, Presidente di “Aiutateci a Salvare
i Bambini”. Davvero grazie Ennio per averci dato la possibilità di incontrare gli amici di Beslan e
per questo viaggio. E grazie a Sara, Betta e Fabia (le psicologhe di Padova) per il grosso lavoro
di questi anni: lavoro che ha mantenuto vivo il filo dell’incontro con gli amici di Beslan.


BESLAN 2009: CONCLUSO POSITIVAMENTE
IL PROGETTO DI SOSTEGNO PSICOLOGICO

La nostra Associazione, nella settimana dal 18 al 22 maggio, ha concluso il Progetto
“Intervento a sostegno dei bambini, delle famiglie e degli insegnanti sopravvissuti all’attacco
terroristico nella scuola di Beslan” iniziato subito dopo la disumana strage del settembre
2004 con l’accoglienza in Italia, nella città di Trento, di un gruppo di 63 persone ex ostaggio
della Scuola n. 1 e proseguito con due interventi nella città di Beslan (2006 - 2007) da parte
delle dottoresse Ughetta Moscardino, Fabia Capello e Sara Scrimin, Psicologhe dell’Università
di Padova specializzate in Psicologia dell’Emergenza.

Il Progetto ha previsto due interventi in Ossezia del Nord - Alania
(primavera 2006 - autunno 2007), durati circa tre settimana
ognuno, che hanno permesso oltre che di disporre di informazioni
scientifiche precise sulle condizioni psicologiche dei bambini
sopravvissuti ad un evento eccezionalmente traumatico quale
è stato quello del settembre 2004, di programmare e produrre
un CD interattivo per i bambini e gli adolescenti, fortemente
innovativo, che potesse essere da un lato un ulteriore aiuto
a disposizione delle psicologhe locali e delle insegnanti
(nonché delle famiglie) e dall’altro mettere a disposizione
di tutta la comunità di Beslan uno strumento che nel tempo
potesse “radicare” la nostra opera di sostegno ed aiuto psicologico.

Durante la nostra permanenza abbiamo avuto alcuni incontri istituzionali con il Governo
della Repubblica dell’Ossezia del Nord - Alania, con i responsabili amministrativi del Rajon
Pravoberezhnij (entità amministrativa di suddivisione subordinata alla Repubblica)
e con il Sindaco di Beslan.

In tutte queste sedi siamo stati accolti con particolare attenzione e ci è stato chiesto
di poter proseguire la nostra presenza in Ossezia del Nord Alania per continuare il lavoro
di sostegno psicologico.

Nella nuova Scuola n. 1 abbiamo potuto - con la massima agibilità - incontrare la Psicologa
capo, il suo staff, le Psicologhe della Scuola n. 8 e quelle operative nel territorio del Rajon.
In tutto dodici specialiste alle quali le dottoresse Moscardino e Scrimin hanno presentato,
professionalmente, il CD in un lungo e proficuo incontro che ha riscontrato un vero interesse
non formale.

Altrettanto positivo l’incontro con 37 insegnati (su un totale di 46 dell’organico della scuola)
le quali sono state informate dei contenuti del CD creando in tal modo un link con l’attività
delle psicologhe assai utile per fare rete in quel territorio a favore di tutti i bambini che
frequentano la scuola.

La nostra Associazione è stata invitata anche dalle operatrici della scuola a proseguire
il rapporto con loro allo scopo di supportare ulteriormente le psicologhe nella loro difficile opera
di aiuto ai bambini sopravissuti (e alla popolazione in generale) alla tremenda strage del 2004.

Nelle prossime settimane la nostra Associazione verificherà ogni possibilità di proseguimento
dell’impegno in favore dei bambini di Beslan.



All’aeroporto ci accolgono in costume nazionale







Si balla per noi




Con Susanna Dudieva, Presidente del Comitato “Madri di Beslan” al Cimitero




Nella ”Città degli Angeli”




La seconda bambina più piccola ex ostaggio (il più piccolo aveva solamente 8 mesi...)




Gleb, il più piccolo ospite della nostra Associazione nel 2004 aveva solamente 4 anni e mezzo.
La sua nonna è morta nella scuola per salvarlo. E ci è riuscita.





La nuova Scuola n.1 dono della Russia




Lo spettacolo di benvenuto in nostro onore





La Sala del Ricordo nella nuova Scuola







L'incontro con il Presidente del Rajon Pravoberezhnij dove si trova la città di Beslan
(unità di suddivisione amministrativa subordinata alla Repubblica).







Nell’incontro ufficiale con il Governo della Repubblica dell’Ossezia del Nord - Alania
Il Presidente consegna in dono al Governo osseto una riproduzione della Campana dei Caduti
di Rovereto, Città della Pace, come simbolo e speranza di Pace per tutta le Russia
e le Repubbliche del Caucaso del Nord.




Le dottoresse Sara Scrimin ed Ughetta Moscardino, assi portanti del nostro progetto a Beslan.


PROGETTO PER I BAMBINI, I GENITORI E GLI INSEGNANTI
SOPRAVVISSUTI ALL'ATTACCO TERRORISTICO DI BESLAN


Non lasciamo di nuovo soli i bambini di Beslan!
Perchè Beslan si ricorda ogni giorno.
Non solo nel suo anniversario


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Relazione Progetto Beslan: Intervento 2007 (pdf)


1. Introduzione

L’assedio alla scuola n. 1 di Beslan è stata un’esperienza altamente traumatica, con gravi
consequenze per i bambini e per l’intera comunità di Beslan.

Gli studi sugli effetti del terrorismo indicano che i bambini esposti ad atti di violenza risentono
molto di questa esperienza, anche se le loro reazioni al trauma variano in maniera significativa:
alcuni bambini hanno preoccupazioni e ricordi negativi che si risolvono con il tempo e tramite
un supporto emotivo, mentre altri sono maggiormente traumatizzati e presentano dei problemi
notevoli anche a lungo termine (Yehuda et al., 1998; Smith & North, 1993). I sintomi psicologici
includono il disturbo post-traumatico da stress (DPTS), ansia, depressione, problemi
di separazione, rabbia, disturbi del sonno, sintomi regressivi, senso di impotenza e scarso
controllo rispetto al proprio futuro, problemi di fiducia, paura anticipatoria e un senso
di sicurezza alterato (Elbedour et al., 1999; Hoge & Pavlin, 2002; Susser et al., 2001).
La frequenza e l’intensità di questi sintomi variano a seconda del livello di esposizione alla
violenza, all’età del bambino e alla sua maturità psicologica (Osofsky, 1995; Weisenberg
et al., 1993). Ad esempio, i bambini in età scolare (6-11 anni) possono presentare disturbi
dell’attenzione che influiscono sulle attività scolastiche e manifestare segni di ansia (evitamento
della scuola, disturbi somatici, irritabilità, disturbi del sonno, incubi notturni e scoppi d’ira),
mentre le risposte degli adolescenti sono più simili a quelle degli adulti e comprendono
pensieri intrusivi, ipervigilanza, insensibilità emotiva, incubi, disturbi del sonno ed evitamento.
Poiché gli adulti rimangono profondamente turbati dagli attacchi terroristici, non sempre i genitori
e gli insegnanti sono in grado di fornire il supporto e la rassicurazione necessari per aiutare
i bambini a non sviluppare danni emotivi a lungo termine (Bromet et al., 2000; Deblinger et al.,
1999; Korel et al., 1999). Per esempio, Bat-Zion e Levy-Shiff (1993) trovarono che l’ espressione
di emozioni negative da parte di genitori israeliani era associata a un aumento del distress nei
bambini, mentre la manifestazione di emozioni positive era associata a maggiori capacità di far
fronte al trauma nei bambini.

Il nostro lavoro precedente, condotto su un gruppo di bambini di Beslan ospitati insieme alle loro
famiglie a Trento per un paio di mesi alla fine dell’anno 2004 (cfr. Scrimin et al., 2005), ha messo
in evidenza alcuni aspetti importanti. Primo, i bambini feriti e i loro caregiver mostravano livelli
elevati di disturbo post-traumatico da stress (DPTS) a distanza di 3 mesi dall’attacco terroristico
avvenuto nella scuola. Questi bambini inoltre erano stati sottoposti a un trattamento e a una
riabilitazione medica estensivi, che possono aver costituito degli elementi aggiuntivi per lo
sviluppo del DPTS. Vale la pena ricordare che, nonostante una parte dei bambini del nostro
campione non abbia sviluppato il DPTS completo - come comunemente avviene nelle
popolazioni pediatriche (Aaron et al., 1999) - Carrion e collaboratori (2002) hanno tuttavia
dimostrato che i bambini con DPTS subclinico non differivano significativamente dai bambini che
soddisfavano tutti i 3 criteri in relazione per quanto riguarda i loro disturbi e il livello di distress.
Secondo, nonostante i caregiver mostrassero livelli di esposizione all’evento traumatico inferiori
rispetto a quelli dei loro bambini (criterio A), entrambi avevano livelli simili di sintomi da DPTS,
suggerendo quindi che questo evento ha avuto un impatto sull’intera famiglia. Terzo, i bambini
di Beslan avevano dei deficit neuropsicologici nei processi attentivi e di memoria a distanza
di 3 mesi dall’attacco.

Questi risultati evidenziano la necessità di un assessment precoce dei possibili disturbi
nella memoria di lavoro e nell’attenzione in questi bambini fortemente traumatizzati, in quanto
potrebbero influire sulla risposta al trattamento psicoterapeutico e, successivamente, anche
sulla prestazione scolastica (Beers & De Bellis, 2002). In questa prospettiva, uno screening di
comunità condotto nel contesto scolastico si configura come uno strumento utile per identificare
i bambini a rischio e i bambini che necessitano di un servizio relativo al trauma acuto.
Queste informazioni possono essere utilizzate per sviluppare dei programmi di trattamento
basati sui bisogni specifici di ciascun bambino, della famiglia o della comunità. Partendo da
queste premesse, nella prossima sezione presenteremo il nostro progetto rivolto ai bambini,
ai genitori e agli insegnanti di Beslan.


2. Obiettivi


L’obiettivo principale di questo progetto è individuare le difficoltà più rilevanti incontrate
dai bambini che attualmente frequentano la nuova scuola n. 1 di Beslan allo scopo di proporre
ai loro genitori e insegnanti delle possibili strategie e/o tecniche per gestire meglio tali difficoltà
nel contesto domestico e scolastico. Più specificamente, il progetto si pone i seguenti obiettivi:

a) Organizzazione di incontri di formazione rivolti a genitori e insegnanti per descrivere le
conseguenze psicologiche a breve e a lungo termine dell’esposizione al trauma sui bambini,
sulla famiglia e sulla comunità;

b) Screening dei bambini, dei genitori e degli insegnanti in riferimento alla presenza
e all’intensità del disturbo post-traumatico da stress (DPTS);

c) Assessment delle capacità attentive e di memoria nei bambini, considerate di centrale
rilevanza per un buon apprendimento scolastico e per una partecipazione positiva alle attività
scolastiche;

d) Identificazione delle abilità di coping, delle risorse psicologiche e delle fonti di supporto
disponibili ai bambini, ai genitori e agli insegnanti;

e) Organizzazione di incontri di restituzione rivolti a genitori e insegnanti per illustrare i risultati
e le problematiche principali emersi dalle informazioni raccolte;

f) Training rivolto a genitori e insegnanti per promuovere l’uso di tecniche e strategie specifiche
che possano contribuire in maniera efficace alla gestione e al benessere psicologico
dei bambini nei contesti in cui si svolge la loro vita quotidiana (casa, scuola);


3. Metodo


Il progetto prevede la partecipazione dei bambini che attualmente frequentano la nuova
scuola n. 1 di Beslan, dei loro genitori e insegnanti. In particolare, si raccoglieranno
le seguenti informazioni:

a) Bambini

- Funzionamento emotivo-affettivo (DPTS, sintomi di ansia e depressione);
- Funzionamento cognitivo (attenzione, memoria);
- Abilità di coping;

b) Genitori

- Funzionamento emotivo-affettivo (DPTS, sintomi di ansia e depressione);
- Supporto sociale e aiuto ricevuto;
- Abilità di coping;

c) Insegnanti

- Funzionamento emotivo-affettivo (DPTS, sintomi di ansia e depressione);
- Supporto sociale e aiuto ricevuto;
- Abilità di coping;


La raccolta di queste informazioni avverrà nel contesto scolastico e richiede la collaborazione
a parte di personale locale, ad es. studenti universitari e/o psicologi. Il materiale comprende
questionari e test/esercizi scritti, che saranno somministrati in gruppo. Inoltre saranno condotti
dei gruppi di discussione con genitori e insegnanti per illustrare a) le conseguenze psicologiche
del trauma e del terrorismo, e b) le strategie/tecniche che possono essere utilizzate per favorire
l’addattamento dei bambini a scuola e promuovere la qualità di vita delle famiglie.


4. Tempistica

- Durata del progetto: 1 dicembre 2005- 30 settembre 2006
(con la possibilità di eventuali follow-up);

- Preparazione del materiale (in Italia): dicembre 2005;

- Attuazione del progetto (a Beslan): febbraio 2006;

- Analisi dei dati raccolti su bambini, genitori e insegnanti (in Italia): marzo-giugno 2006;

- Preparazione del training per genitori, insegnanti e professionisti (in Italia): luglio-agosto 2006;

- Realizzazione del training (a Beslan): settembre 2006;


5. Collaboratori

- Prof. Vanna Axia (direttore del progetto, Università di Padova);

- Dr. Fabia Capello (psicologa clinica, Università di Padova);

- Dr. Ughetta Moscardino (psicologa culturale, Università di Padova);

- Dr. Sara Scrimin (psicologa evolutiva, Università di Padova);

- 1 interprete (dall’ Italia);

- 2-3 studenti (Università dell’Alania, Ossezia);


6. Riferimenti bibliografi

Aaron, J., Zaglul, H., Emery, R.E., 1999. Posttraumatic stress in children following acute
physical injury. Journal of Pediatric Psychology, 24, 335-343.

Bat-Zion, N., & Levy-Shiff, R. (1993). Children in war: stress and coping reactions under the threat
of Scud missile attacks and the effect of proximity. In Leavitt, L. & Fox, N. (Eds.), The psychological
effects of war and violence on children (pp. 143-179), Hillsdale, NJ: Erlbaum.

Beers, S.R., De Bellis, M.D., 2002. Neuropsychological function in children with maltreatment
related posttraumatic stress disorder. American Journal of Psychiatry, 159, 483-486.

Bromet, E. J., Goldgaber, D., Carlson, G et al. (2000). Children’s well-being 11 years after the
Chernobyl catastrophe. Archives of General Psychiatry, 57, 563-571.

Carrion, V.C., Weems, C.F., Ray, R., Reiss, A.L. (2002). Toward an empirical definition of pediatric
PTSD: the phenomenology of PTSD symptoms in youth. Journal of the American Academy of
Child and Adolescent Psychiatry, 41(2), 166-173.

Deblinger, E., Steer, R., Lippman, J. (1999). Maternal factors associated with sexually abused
children’s psychosocial adjustment. Child Maltreatment, 4, 13-20.

Elbedour, S., Baker, A., Shalhoub-Kevorkian, N., Irwin, M., & Belmaker, R. (1999). Psychological
responses in family members after the Hebron massacre. Depression and Anxiety, 9, 27-31.

Hoge, C. H., & Pavlin, J. A. (2002). Psychological sequelae of September 11. New England
Journal of Medicine, 347, 443-445.

Korel, M., Green, B. L., Gleser, G. C. (1999). Children’s responses to a nuclear waste disaster:
PTSD symptoms and outcome prediction. Journal of the American Academy of Child
and Adolescent Psychiatry, 38, 368-375.

Osofsky, J. D. (1995). The effects of exposure to violence on young children.
American Psychologist, 50, 782-788.

Scrimin, S., Axia, G., Capello, F., Moscardino, U., Steinberg, A., Pynoos, R. (in press).
Posttraumatic reactions among injured children and their caregivers 3-months after
the terrorist attack in Beslan. Psychiatry Research.

Smith, E. M., & North, C. S. (1993). Posttraumatic stress disorders in natural disasters
and technological accidents. In Wilson, J. P. & Raphael, B. (Eds.), International Handbook
of Traumatic Stress Syndromes (pp. 405-419), New York: Plenum.

Susser, E., Jackson, H., & Hoven, C. (2001). Terrorism and mental health in school: the effects of
September 2001 on New York City school children. Available at www.fathom.com/feature/19050.

Weisenberg, M., Schwartzwald, J., Waysman, M., Solomon, Z., & Klingman, A. (1993). Coping
of school-age children in the sealed room during the Scud missile bombardment and postwar
stress reactions. Journal of Consulting Clinical Psychology, 61, 462-467.

Yehuda, R., Mc Farlane, A. C., Shalev, A. Y. (1998). Predicting the development of posttraumatic
stress disorder from the acute response to a traumatic event. Biological Psychiatry, 44,
1305-1313.



Lo scorso 3 settembre la nostra Associazione ha commemorato, purtroppo unico evento in Italia,
il primo anniversario della tremenda strage di Beslan. Pubblichiamo di seguito alcune fotografie
della Cerimonia ufficiale alla quale hanno partecipato oltre al Presidente dell'Associazione
il Console della Federazione russa Smirnov, il Sindaco di Rovereto (Città della Pace) Valduga,
l'Assessore alla Solidarietà internazionale della Provincia Autonoma di Trento Berasi, Padre
Andrej della Chiesa Ortodossa Russa - Patriarcato di Mosca - Parrocchia di Napoli e Martinellli
per l'Arcidiocesi della Chiesa Cattolica trentina.











INTERVENTO A SOSTEGNO DEI BAMBINI, LE FAMIGLIE
E GLI INSEGNANTI SOPRAVVISSUTI ALL’ATTACCO
TERRORISTICO NELLA SCUOLA DI BESLAN


1. Introduzione

Il progetto ha l’obiettivo di individuare le conseguenze psicologiche determinate dall’attacco
terroristico alla scuola n. 1 di Beslan su un gruppo di bambini, famiglie e insegnanti
sopravvissuti a questo evento altamente traumatico allo scopo di promuovere degli interventi
psicologici che siano efficaci e culturalmente sensibili. L’equipe di lavoro è composta
da psicologi appartenenti all’Università degli Studi di Padova, esperti in psicologia
dell’emergenza e psicotraumatologia e specializzati in psicologia clinica, culturale
e dello sviluppo.

Il lavoro, tuttora in corso, si articola in tre fasi distinte. La prima fase ha coinvolto la nostra équipe
chiamata dall’Associazione “AIUTATECI A SALVARE I BAMBINI ONLUS” ad intervenire in qualità
di psicologi esperti in occasione di un soggiorno riabilitativo a Trento della durata di due mesi di
19 famiglie vittime dell’attacco terroristico (novembre 2004-gennaio 2005). Sulla base del lavoro
svolto la seconda fase ha previsto la progettazione di una ricerca-intervento da effettuare
a Beslan (febbraio 2005-aprile 2006). Infine, nella terza fase abbiamo realizzato
la ricerca-intervento nella nuova scuola n. 1 di Beslan durante la nostra permanenza
in Ossezia del Nord - Alania, Federazione Russa (9-26 maggio 2006).

Attualmente il nostro gruppo di ricerca sta lavorando sui dati raccolti durante il soggiorno
a Beslan in cui abbiamo condotto:

1) uno screening di alcune abilità cognitive (memoria e attenzione) in 200 bambini di età
compresa tra gli 8 e i 13 anni;

2) una rilevazione delle difficoltà emotive, comportamentali e relazionali in 170 adolescenti di età
compresa tra i 14 e i 18 anni, con un focus specifico sui seguenti aspetti: sintomi clinici (ansia,
depressione, somatizzazione), problemi emotivi e comportamentali, abilità di coping, rete
di supporto sociale, senso di appartenenza alla comunità, sistema valoriale.

In questa relazione presentiamo il lavoro svolto con gli adolescenti di Beslan nel mese
di maggio 2006; le informazioni raccolte sui bambini sono attualmente in fase di traduzione
e codifica.


2. La ricerca-intervento a Beslan

Il soggiorno a Beslan ha previsto la presenza di tre psicologhe appartenenti alla nostra équipe
e di due interpreti professionali che hanno lavorato quotidianamente durante le tre settimane
di permanenza. Nei primi giorni a Beslan il progetto è stato ufficialmente presentato alla
delegazione del Ministero dell’Educazione, che precedentemente aveva già dato il suo
assenso, e alla direttrice, alle insegnanti e alla psicologa della nuova scuola n.1.

La ricerca-intervento ha previsto il raggiungimento di obiettivi sia formativi che di ricerca.
Relativamente all’aspetto formativo, abbiamo pianificato un intervento psico-educativo indirizzato
a fornire alla psicologa e alle insegnanti della nuova scuola n. 1 degli strumenti psicologici da
somministrare agevolmente in classe. Tali strumenti permettono di fare uno screening di alcune
abilità cognitive (memoria e attenzione) in bambini di età compresa tra gli 8 e i 13 anni, e delle
eventuali difficoltà emotive, comportamentali e relazionali in adolescenti di età compresa tra i 14
e i 17 anni, con un focus specifico sui seguenti aspetti: sintomi clinici (ansia, depressione e
somatizzazione), problemi emotivi e comportamentali, abilità di coping, rete di supporto sociale,
senso di appartenenza alla comunità, sistema valoriale.

Rispetto allo scopo legato alla ricerca, il nostro obiettivo era raccogliere dati relativi agli aspetti
psicologici sopra citati attraverso l’uso di test psicologici e questionari somministrati ad un
gruppo sufficientemente ampio di bambini e adolescenti. La nostra idea relativa alla raccolta
di materiale sulle condizioni di difficoltà psicologiche dei bambini, riscontrate a circa un anno
e mezzo dall’evento traumatico, era quella di lavorare ai fini di:

- offrire alla psicologa e alle insegnanti un quadro delle condizioni psicologiche di ogni classe
da noi valutata, che potesse essere d’aiuto per la gestione e la risoluzione di eventuali problemi
e difficoltà nel gruppo-classe;

- fornire alla comunità scientifica dei dati relativi alle condizioni psicologiche di un gruppo
sufficientemente ampio di bambini e adolescenti sopravvissuti ad un evento fortemente
traumatico quale può essere un attacco terroristico, con l’obiettivo di colmare le lacune
esistenti in letteratura su questo argomento.

Durante la nostra permanenza a Beslan abbiamo proposto agli adolescenti delle classi 8, 9, 10
un incontro finalizzato alla compilazione di alcuni questionari. L’obiettivo era quello di sondare il
benessere psico-sociale degli adolescenti di età compresa tra 14-17 anni per avere un quadro
generale della loro qualità di vita ad un anno e mezzo dalla terribile esperienza dell’attacco
terroristico. Inoltre, alla fine di ognuno di questi incontri con le classi abbiamo offerto ai ragazzi
la possibilità di ritrovarci al pomeriggio per discutere in gruppo i punti salienti emersi dai
questionari e fornire delle indicazioni cliniche per meglio gestire le principali difficoltà. Abbiamo
sottolineato che la partecipazione era libera e aperta a chi di loro fosse veramente interessato
e motivato.

Assieme alla psicologa e alle insegnanti abbiamo organizzato il nostro lavoro a scuola
suddividendo le attività come segue: incontri con le varie classi durante le ore della mattina,
lavoro di discussione e supervisione con la psicologa e le insegnanti durante il pomeriggio.
Inoltre, abbiamo proposto e realizzato dei gruppi psico-educazionali con gli adolescenti durante
alcuni pomeriggi.

Gli incontri con le classi prevedevano una breve presentazione del nostro team da parte della
psicologa e/o dell’insegnante di riferimento; la somministrazione delle prove (della durata di
circa 2 ore) che avveniva sotto forma di gioco/gara con i bambini e sotto forma di momento di
riflessione su di sé con gli adolescenti; uno scambio finale di impressioni con i bambini e gli
adolescenti relative al lavoro fatto insieme; accordi per un eventuale incontro di gruppo psico
educazionale al pomeriggio (solo con gli adolescenti).

Le classi valutate sono state dieci per i bambini tra gli 8 e i 13 anni e dieci per gli adolescenti
tra i 14 e i 17 anni, per un totale di circa 370 alunni.

Dopo aver incontrato ogni classe, assieme alla psicologa veniva organizzato un momento
di discussione, supervisione e scambio professionale, infine veniva data all’insegnante
responsabile della classe una breve restituzione relativamente a quanto da noi osservato
durante la somministrazione delle prove.


3. Note conclusive e indicazioni cliniche

Il lavoro condotto nelle classi ha permesso di conoscere maggiormente i vissuti psichici degli
adolescenti, andando ad individuare gli aspetti più problematici, ma anche le loro risorse interne
ed esterne per far fronte alle varie difficoltà. In base alle informazioni forniteci dalle insegnanti
responsabili delle varie classi, circa il 40% di questi ragazzi (n = 50) era stato tenuto in ostaggio
durante l’attacco terroristico. È importante sottolineare che, analizzando i risultati dei vari
questionari, non abbiamo trovato alcuna differenza significativa tra gli alunni sopravvissuti
all’attacco terroristico e gli alunni che non erano nella scuola durante l’attacco nei diversi
aspetti psicologici da noi esaminati.

Nel complesso gli alunni hanno mostrato interesse e curiosità durante il tempo trascorso
insieme per compilare i questionari, ascoltando l’indicazione da noi suggerita secondo cui
questo tipo di lavoro voleva dare loro uno spunto di riflessione sul proprio benessere personale.

La proposta di incontrarci al pomeriggio ha motivato alcuni alunni - soprattutto le femmine -
e questo ci ha permesso di organizzare dei gruppi psicoeducazionali, durante i quali abbiamo
ascoltato le difficoltà vissute e abbiamo dato delle indicazioni per affrontare meglio i sintomi
da stress (ad esempio mal di testa, nervosismo, ecc).

In particolare abbiamo proposto un intervento di tipo informativo/supportivo, infatti ci
siamo focalizzate sulla spiegazione delle caratteristiche specifiche dei sintomi che possono
sopravvenire dopo aver vissuto un grave trauma (presenza del disturbo post-traumatico
da stress) come lo è stato quello dell’attacco terroristico.

Questo per far sì che i ragazzi imparino ad individuare i sintomi che possono essere riconducibili
a tale esperienza e ad affrontarli in modo efficace, come ad esempio imparando delle tecniche
di rilassamento. Inoltre, essere consapevoli del fatto che determinati sintomi (ad esempio
le difficoltà di concentrazione, gli scoppi di rabbia, sentimenti depressivi, ecc) sono causati
dall’essere vittime di un evento altamente traumatico ha contribuito a rassicurare i ragazzi
e a farli sentire meno soli, impotenti e spaventati. Sulla base delle informazioni da noi raccolte
abbiamo rilevato negli adolescenti, che hanno compilato i questionari da noi proposti,
la presenza di sintomi di tipo ansioso (agitazione, tensione, nervosismo, difficoltà di
concentrazione); di tipo somatico (mal di testa, senso di debolezza, dolore al petto);
di tipo depressivo (senso di solitudine, vissuti di demoralizzazione, di tristezza,
di preoccupazione e di mancata speranza nel futuro).

Questa sintomatologia è risultata significativamente più frequente e intensa nelle femmine
rispetto ai maschi. Va ricordato che questo dato è in parte giustificato dalle caratteristiche tipiche
delle femmine, come ad esempio una maggiore sensibilità, capacità di introspezione e facilità
a riconoscere e ad esprimere i propri sentimenti.

Per quanto concerne l’attuale lavoro della nostra équipe, in questi mesi stiamo codificando e
analizzando tutto il materiale raccolto. Inoltre, abbiamo inviato alla psicologa e alle insegnanti
della nuova scuola n.1 una relazione dettagliata che descrive gli aspetti psicologici principali
emersi in base all’analisi dei risultati relativi agli alunni valutati con l’augurio che questi dati
forniscano informazioni utili e preziose per la gestione delle problematiche psicologiche di
questi bambini e adolescenti traumatizzati.

Infatti l’invito che abbiamo ora rivolto alle insegnanti e alla psicologa è stato quello di proporre
agli alunni interessati e motivati dei gruppi di discussione in orario scolastico e/o extra
scolastico, nei quali presentare i punti principali emersi da questo lavoro. L’organizzazione
e la gestione di questi gruppi hanno come finalità quelle di dare voce e spazio ai ragazzi:

- per condividere i propri sentimenti e pensieri riguardo ai risultati emersi;

- per confrontarsi sulle strategie più efficaci utilizzate per fa fronte alle proprie difficoltà
e ai momenti di stress;

- per riconoscere e valorizzare i propri punti di forza;

- per fornire informazioni e strumenti nuovi che possano favorire la gestione efficace
dei possibili sintomi da stress.

La ricchezza e l’importanza delle informazioni raccolte attraverso il nostro lavoro ha avvalorato
il presupposto su cui si è sempre basato il nostro progetto: poter disporre di informazioni precise
sulle condizioni psicologiche di alunni sopravvissuti ad un evento fortemente traumatico può
permettere la pianificazione di interventi educativi, psicologici e sociali maggiormente efficaci
e realmente mirati per affrontare e risolvere le difficoltà realmente presenti nei bambini e negli
adolescenti vittime del terrorismo.


Dottoressa Fabia Capello

Dottoressa Ughetta Moscardino

Dottoressa Sara Scrimin

Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione

Università degli Studi di Padova




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