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| - Bambini di Beslan - Casa dell'Accoglienza - Genetica Pediatrica - Una goccia per la vita - Oncoematologia Pediatrica - Laboratorio Genetico-Molecolare - Rianimazione e Terapia Intensiva |
PROGETTO PER I BAMBINI, I GENITORI E GLI INSEGNANTI SOPRAVVISSUTI ALL'ATTACCO TERRORISTICO DI BESLAN Non lasciamo di nuovo soli i bambini di Beslan! Perchè Beslan si ricorda ogni giorno. Non solo nel suo anniversario Per donazioni POSTE ITALIANE c.c.p. 28026367 causale BESLAN ONLINE www.aiutateciasalvareibambini.org/donaonline.php BONIFICO BANCARIO CASSA RURALE LIZZANA - Sede C/C 03/95763 ABI 8123 CAB 20800 CIN J Relazione Progetto Beslan: Intervento 2007 (pdf) 1. Introduzione L’assedio alla scuola n. 1 di Beslan è stata un’esperienza altamente traumatica, con gravi consequenze per i bambini e per l’intera comunità di Beslan. Gli studi sugli effetti del terrorismo indicano che i bambini esposti ad atti di violenza risentono molto di questa esperienza, anche se le loro reazioni al trauma variano in maniera significativa: alcuni bambini hanno preoccupazioni e ricordi negativi che si risolvono con il tempo e tramite un supporto emotivo, mentre altri sono maggiormente traumatizzati e presentano dei problemi notevoli anche a lungo termine (Yehuda et al., 1998; Smith & North, 1993). I sintomi psicologici includono il disturbo post-traumatico da stress (DPTS), ansia, depressione, problemi di separazione, rabbia, disturbi del sonno, sintomi regressivi, senso di impotenza e scarso controllo rispetto al proprio futuro, problemi di fiducia, paura anticipatoria e un senso di sicurezza alterato (Elbedour et al., 1999; Hoge & Pavlin, 2002; Susser et al., 2001). La frequenza e l’intensità di questi sintomi variano a seconda del livello di esposizione alla violenza, all’età del bambino e alla sua maturità psicologica (Osofsky, 1995; Weisenberg et al., 1993). Ad esempio, i bambini in età scolare (6-11 anni) possono presentare disturbi dell’attenzione che influiscono sulle attività scolastiche e manifestare segni di ansia (evitamento della scuola, disturbi somatici, irritabilità, disturbi del sonno, incubi notturni e scoppi d’ira), mentre le risposte degli adolescenti sono più simili a quelle degli adulti e comprendono pensieri intrusivi, ipervigilanza, insensibilità emotiva, incubi, disturbi del sonno ed evitamento. Poiché gli adulti rimangono profondamente turbati dagli attacchi terroristici, non sempre i genitori e gli insegnanti sono in grado di fornire il supporto e la rassicurazione necessari per aiutare i bambini a non sviluppare danni emotivi a lungo termine (Bromet et al., 2000; Deblinger et al., 1999; Korel et al., 1999). Per esempio, Bat-Zion e Levy-Shiff (1993) trovarono che l’ espressione di emozioni negativeda parte di genitori israeliani era associata a un aumento del distress nei bambini, mentre la manifestazione di emozioni positive era associata a maggiori capacità di far fronte al trauma nei bambini. Il nostro lavoro precedente, condotto su un gruppo di bambini di Beslan ospitati insieme alle loro famiglie a Trento per un paio di mesi alla fine dell’anno 2004 (cfr. Scrimin et al., 2005), ha messo in evidenza alcuni aspetti importanti. Primo, i bambini feriti e i loro caregiver mostravano livelli elevati di disturbo post-traumatico da stress (DPTS) a distanza di 3 mesi dall’attacco terroristico avvenuto nella scuola. Questi bambini inoltre erano stati sottoposti a un trattamento e a una riabilitazione medica estensivi, che possono aver costituito degli elementi aggiuntivi per lo sviluppo del DPTS. Vale la pena ricordare che, nonostante una parte dei bambini del nostro campione non abbia sviluppato il DPTS completo - come comunemente avviene nelle popolazioni pediatriche (Aaron et al., 1999) - Carrion e collaboratori (2002) hanno tuttavia dimostrato che i bambini con DPTS subclinico non differivano significativamente dai bambini che soddisfavano tutti i 3 criteri in relazione per quanto riguarda i loro disturbi e il livello di distress. Secondo, nonostante i caregiver mostrassero livelli di esposizione all’evento traumatico inferiori rispetto a quelli dei loro bambini (criterio A), entrambi avevano livelli simili di sintomi da DPTS, suggerendo quindi che questo evento ha avuto un impatto sull’intera famiglia. Terzo, i bambini di Beslan avevano dei deficit neuropsicologici nei processi attentivi e di memoria a distanza di 3 mesi dall’attacco. Questi risultati evidenziano la necessità di un assessment precoce dei possibili disturbi nella memoria di lavoro e nell’attenzione in questi bambini fortemente traumatizzati, in quanto potrebbero influire sulla risposta al trattamento psicoterapeutico e, successivamente, anche sulla prestazione scolastica (Beers & De Bellis, 2002). In questa prospettiva, uno screening di comunità condotto nel contesto scolastico si configura come uno strumento utile per identificare i bambini a rischio e i bambini che necessitano di un servizio relativo al trauma acuto. Queste informazioni possono essere utilizzate per sviluppare dei programmi di trattamento basati sui bisogni specifici di ciascun bambino, della famiglia o della comunità. Partendo da queste premesse, nella prossima sezione presenteremo il nostro progetto rivolto ai bambini, ai genitori e agli insegnanti di Beslan. 2. Obiettivi L’obiettivo principale di questo progetto è individuare le difficoltà più rilevanti incontrate dai bambini che attualmente frequentano la nuova scuola n. 1 di Beslan allo scopo di proporre ai loro genitori e insegnanti delle possibili strategie e/o tecniche per gestire meglio tali difficoltà nel contesto domestico e scolastico. Più specificamente, il progetto si pone i seguenti obiettivi: a) Organizzazione di incontri di formazione rivolti a genitori e insegnanti per descrivere le conseguenze psicologiche a breve e a lungo termine dell’esposizione al trauma sui bambini, sulla famiglia e sulla comunità; b) Screening dei bambini, dei genitori e degli insegnanti in riferimento alla presenza e all’intensità del disturbo post-traumatico da stress (DPTS); c) Assessment delle capacità attentive e di memoria nei bambini, considerate di centrale rilevanza per un buon apprendimento scolastico e per una partecipazione positiva alle attività scolastiche; d) Identificazione delle abilità di coping, delle risorse psicologiche e delle fonti di supporto disponibili ai bambini, ai genitori e agli insegnanti; e) Organizzazione di incontri di restituzione rivolti a genitori e insegnanti per illustrare i risultati e le problematiche principali emersi dalle informazioni raccolte; f) Training rivolto a genitori e insegnanti per promuovere l’uso di tecniche e strategie specifiche che possano contribuire in maniera efficace alla gestione e al benessere psicologico dei bambini nei contesti in cui si svolge la loro vita quotidiana (casa, scuola); 3. Metodo Il progetto prevede la partecipazione dei bambini che attualmente frequentano la nuova scuola n. 1 di Beslan, dei loro genitori e insegnanti. In particolare, si raccoglieranno le seguenti informazioni: a) Bambini - Funzionamento emotivo-affettivo (DPTS, sintomi di ansia e depressione); - Funzionamento cognitivo (attenzione, memoria); - Abilità di coping; b) Genitori - Funzionamento emotivo-affettivo (DPTS, sintomi di ansia e depressione); - Supporto sociale e aiuto ricevuto; - Abilità di coping; c) Insegnanti - Funzionamento emotivo-affettivo (DPTS, sintomi di ansia e depressione); - Supporto sociale e aiuto ricevuto; - Abilità di coping; La raccolta di queste informazioni avverrà nel contesto scolastico e richiede la collaborazione a parte di personale locale, ad es. studenti universitari e/o psicologi. Il materiale comprende questionari e test/esercizi scritti, che saranno somministrati in gruppo. Inoltre saranno condotti dei gruppi di discussione con genitori e insegnanti per illustrare a) le conseguenze psicologiche del trauma e del terrorismo, e b) le strategie/tecniche che possono essere utilizzate per favorire l’addattamento dei bambini a scuola e promuovere la qualità di vita delle famiglie. 4. Tempistica - Durata del progetto: 1 dicembre 2005- 30 settembre 2006 (con la possibilità di eventuali follow-up); - Preparazione del materiale (in Italia): dicembre 2005; - Attuazione del progetto (a Beslan): febbraio 2006; - Analisi dei dati raccolti su bambini, genitori e insegnanti (in Italia): marzo-giugno 2006; - Preparazione del training per genitori, insegnanti e professionisti (in Italia): luglio-agosto 2006; - Realizzazione del training (a Beslan): settembre 2006; 5. Collaboratori - Prof. Vanna Axia (direttore del progetto, Università di Padova); - Dr. Fabia Capello (psicologa clinica, Università di Padova); - Dr. Ughetta Moscardino (psicologa culturale, Università di Padova); - Dr. Sara Scrimin (psicologa evolutiva, Università di Padova); - 1 interprete (dall’ Italia); - 2-3 studenti (Università dell’Alania, Ossezia); 6. Riferimenti bibliografi Aaron, J., Zaglul, H., Emery, R.E., 1999. Posttraumatic stress in children following acute physical injury. Journal of Pediatric Psychology, 24, 335-343. Bat-Zion, N., & Levy-Shiff, R. (1993). Children in war: stress and coping reactions under the threat of Scud missile attacks and the effect of proximity. In Leavitt, L. & Fox, N. (Eds.), The psychological effects of war and violence on children (pp. 143-179), Hillsdale, NJ: Erlbaum. Beers, S.R., De Bellis, M.D., 2002. Neuropsychological function in children with maltreatment-related posttraumatic stress disorder. American Journal of Psychiatry, 159, 483-486. Bromet, E. J., Goldgaber, D., Carlson, G et al. (2000). Children’s well-being 11 years after the Chernobyl catastrophe. Archives of General Psychiatry, 57, 563-571. Carrion, V.C., Weems, C.F., Ray, R., Reiss, A.L. (2002). Toward an empirical definition of pediatric PTSD: the phenomenology of PTSD symptoms in youth. Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 41(2), 166-173. Deblinger, E., Steer, R., Lippman, J. (1999). Maternal factors associated with sexually abused children’s psychosocial adjustment. Child Maltreatment, 4, 13-20. Elbedour, S., Baker, A., Shalhoub-Kevorkian, N., Irwin, M., & Belmaker, R. (1999). Psychological responses in family members after the Hebron massacre. Depression and Anxiety, 9, 27-31. Hoge, C. H., & Pavlin, J. A. (2002). Psychological sequelae of September 11. New England Journal of Medicine, 347, 443-445. Korel, M., Green, B. L., Gleser, G. C. (1999). Children’s responses to a nuclear waste disaster: PTSD symptoms and outcome prediction. Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 38, 368-375. Osofsky, J. D. (1995). The effects of exposure to violence on young children. American Psychologist, 50, 782-788. Scrimin, S., Axia, G., Capello, F., Moscardino, U., Steinberg, A., Pynoos, R. (in press). Posttraumatic reactions among injured children and their caregivers 3-months after the terrorist attack in Beslan. Psychiatry Research. Smith, E. M., & North, C. S. (1993). Posttraumatic stress disorders in natural disasters and technological accidents. In Wilson, J. P. & Raphael, B. (Eds.), International Handbook of Traumatic Stress Syndromes (pp. 405-419), New York: Plenum. Susser, E., Jackson, H., & Hoven, C. (2001). Terrorism and mental health in school: the effects of September 2001 on New York City school children. Available at www.fathom.com/feature/19050. Weisenberg, M., Schwartzwald, J., Waysman, M., Solomon, Z., & Klingman, A. (1993). Coping of school-age children in the sealed room during the Scud missile bombardment and postwar stress reactions. Journal of Consulting Clinical Psychology, 61, 462-467. Yehuda, R., Mc Farlane, A. C., Shalev, A. Y. (1998). Predicting the development of posttraumatic stress disorder from the acute response to a traumatic event. Biological Psychiatry, 44, 1305-1313. Lo scorso 3 settembre la nostra Associazione ha commemorato, purtroppo unico evento in Italia, il primo anniversario della tremenda strage di Beslan. Pubblichiamo di seguito alcune fotografie della Cerimonia ufficiale alla quale hanno partecipato oltre al Presidente dell'Associazione il Console della Federazione russa Smirnov, il Sindaco di Rovereto (Città della Pace) Valduga, l'Assessore alla Solidarietà internazionale della Provincia Autonoma di Trento Berasi, Padre Andrej della Chiesa Ortodossa Russa - Patriarcato di Mosca - Parrocchia di Napoli e Martinellli per l'Arcidiocesi della Chiesa Cattolica trentina. ![]() ![]() ![]() INTERVENTO A SOSTEGNO DEI BAMBINI, LE FAMIGLIE E GLI INSEGNANTI SOPRAVVISSUTI ALL’ATTACCO TERRORISTICO NELLA SCUOLA DI BESLAN 1. Introduzione Il progetto ha l’obiettivo di individuare le conseguenze psicologiche determinate dall’attacco terroristico alla scuola n. 1 di Beslan su un gruppo di bambini, famiglie e insegnanti sopravvissuti a questo evento altamente traumatico allo scopo di promuovere degli interventi psicologici che siano efficaci e culturalmente sensibili. L’equipe di lavoro è composta da psicologi appartenenti all’Università degli Studi di Padova, esperti in psicologia dell’emergenza e psicotraumatologia e specializzati in psicologia clinica, culturale e dello sviluppo. Il lavoro, tuttora in corso, si articola in tre fasi distinte. La prima fase ha coinvolto la nostra équipe chiamata dall’Associazione “AIUTATECI A SALVARE I BAMBINI ONLUS” ad intervenire in qualità di psicologi esperti in occasione di un soggiorno riabilitativo a Trento della durata di due mesi di 19 famiglie vittime dell’attacco terroristico (novembre 2004-gennaio 2005). Sulla base del lavoro svolto la seconda fase ha previsto la progettazione di una ricerca-intervento da effettuare a Beslan (febbraio 2005-aprile 2006). Infine, nella terza fase abbiamo realizzato la ricerca-intervento nella nuova scuola n. 1 di Beslan durante la nostra permanenza in Ossezia del Nord - Alania, Federazione Russa (9-26 maggio 2006). Attualmente il nostro gruppo di ricerca sta lavorando sui dati raccolti durante il soggiorno a Beslan in cui abbiamo condotto: 1) uno screening di alcune abilità cognitive (memoria e attenzione) in 200 bambini di età compresa tra gli 8 e i 13 anni; 2) una rilevazione delle difficoltà emotive, comportamentali e relazionali in 170 adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni, con un focus specifico sui seguenti aspetti: sintomi clinici (ansia, depressione, somatizzazione), problemi emotivi e comportamentali, abilità di coping, rete di supporto sociale, senso di appartenenza alla comunità, sistema valoriale. In questa relazione presentiamo il lavoro svolto con gli adolescenti di Beslan nel mese di maggio 2006; le informazioni raccolte sui bambini sono attualmente in fase di traduzione e codifica. 2. La ricerca-intervento a Beslan Il soggiorno a Beslan ha previsto la presenza di tre psicologhe appartenenti alla nostra équipe e di due interpreti professionali che hanno lavorato quotidianamente durante le tre settimane di permanenza. Nei primi giorni a Beslan il progetto è stato ufficialmente presentato alla delegazione del Ministero dell’Educazione, che precedentemente aveva già dato il suo assenso, e alla direttrice, alle insegnanti e alla psicologa della nuova scuola n.1. La ricerca-intervento ha previsto il raggiungimento di obiettivi sia formativi che di ricerca. Relativamente all’aspetto formativo, abbiamo pianificato un intervento psico-educativo indirizzato a fornire alla psicologa e alle insegnanti della nuova scuola n. 1 degli strumenti psicologici da somministrare agevolmente in classe. Tali strumenti permettono di fare uno screening di alcune abilità cognitive (memoria e attenzione) in bambini di età compresa tra gli 8 e i 13 anni, e delle eventuali difficoltà emotive, comportamentali e relazionali in adolescenti di età compresa tra i 14 e i 17 anni, con un focus specifico sui seguenti aspetti: sintomi clinici (ansia, depressione e somatizzazione), problemi emotivi e comportamentali, abilità di coping, rete di supporto sociale, senso di appartenenza alla comunità, sistema valoriale. Rispetto allo scopo legato alla ricerca, il nostro obiettivo era raccogliere dati relativi agli aspetti psicologici sopra citati attraverso l’uso di test psicologici e questionari somministrati ad un gruppo sufficientemente ampio di bambini e adolescenti. La nostra idea relativa alla raccolta di materiale sulle condizioni di difficoltà psicologiche dei bambini, riscontrate a circa un anno e mezzo dall’evento traumatico, era quella di lavorare ai fini di: - offrire alla psicologa e alle insegnanti un quadro delle condizioni psicologiche di ogni classe da noi valutata, che potesse essere d’aiuto per la gestione e la risoluzione di eventuali problemi e difficoltà nel gruppo-classe; - fornire alla comunità scientifica dei dati relativi alle condizioni psicologiche di un gruppo sufficientemente ampio di bambini e adolescenti sopravvissuti ad un evento fortemente traumatico quale può essere un attacco terroristico, con l’obiettivo di colmare le lacune esistenti in letteratura su questo argomento. Durante la nostra permanenza a Beslan abbiamo proposto agli adolescenti delle classi 8, 9, 10 un incontro finalizzato alla compilazione di alcuni questionari. L’obiettivo era quello di sondare il benessere psico-sociale degli adolescenti di età compresa tra 14-17 anni per avere un quadro generale della loro qualità di vita ad un anno e mezzo dalla terribile esperienza dell’attacco terroristico. Inoltre, alla fine di ognuno di questi incontri con le classi abbiamo offerto ai ragazzi la possibilità di ritrovarci al pomeriggio per discutere in gruppo i punti salienti emersi dai questionari e fornire delle indicazioni cliniche per meglio gestire le principali difficoltà. Abbiamo sottolineato che la partecipazione era libera e aperta a chi di loro fosse veramente interessato e motivato. Assieme alla psicologa e alle insegnanti abbiamo organizzato il nostro lavoro a scuola suddividendo le attività come segue: incontri con le varie classi durante le ore della mattina, lavoro di discussione e supervisione con la psicologa e le insegnanti durante il pomeriggio. Inoltre, abbiamo proposto e realizzato dei gruppi psico-educazionali con gli adolescenti durante alcuni pomeriggi. Gli incontri con le classi prevedevano una breve presentazione del nostro team da parte della psicologa e/o dell’insegnante di riferimento; la somministrazione delle prove (della durata di circa 2 ore) che avveniva sotto forma di gioco/gara con i bambini e sotto forma di momento di riflessione su di sé con gli adolescenti; uno scambio finale di impressioni con i bambini e gli adolescenti relative al lavoro fatto insieme; accordi per un eventuale incontro di gruppo psico-educazionale al pomeriggio (solo con gli adolescenti). Le classi valutate sono state dieci per i bambini tra gli 8 e i 13 anni e dieci per gli adolescenti tra i 14 e i 17 anni, per un totale di circa 370 alunni. Dopo aver incontrato ogni classe, assieme alla psicologa veniva organizzato un momento di discussione, supervisione e scambio professionale, infine veniva data all’insegnante responsabile della classe una breve restituzione relativamente a quanto da noi osservato durante la somministrazione delle prove. 3. Note conclusive e indicazioni cliniche Il lavoro condotto nelle classi ha permesso di conoscere maggiormente i vissuti psichici degli adolescenti, andando ad individuare gli aspetti più problematici, ma anche le loro risorse interne ed esterne per far fronte alle varie difficoltà. In base alle informazioni forniteci dalle insegnanti responsabili delle varie classi, circa il 40% di questi ragazzi (n = 50) era stato tenuto in ostaggio durante l’attacco terroristico. È importante sottolineare che, analizzando i risultati dei vari questionari, non abbiamo trovato alcuna differenza significativa tra gli alunni sopravvissuti all’attacco terroristico e gli alunni che non erano nella scuola durante l’attacco nei diversi aspetti psicologici da noi esaminati. Nel complesso gli alunni hanno mostrato interesse e curiosità durante il tempo trascorso insieme per compilare i questionari, ascoltando l’indicazione da noi suggerita secondo cui questo tipo di lavoro voleva dare loro uno spunto di riflessione sul proprio benessere personale. La proposta di incontrarci al pomeriggio ha motivato alcuni alunni - soprattutto le femmine - e questo ci ha permesso di organizzare dei gruppi psicoeducazionali, durante i quali abbiamo ascoltato le difficoltà vissute e abbiamo dato delle indicazioni per affrontare meglio i sintomi da stress (ad esempio mal di testa, nervosismo, ecc). In particolare abbiamo proposto un intervento di tipo informativo/supportivo, infatti ci siamo focalizzate sulla spiegazione delle caratteristiche specifiche dei sintomi che possono sopravvenire dopo aver vissuto un grave trauma (presenza del disturbo post-traumatico da stress) come lo è stato quello dell’attacco terroristico. Questo per far sì che i ragazzi imparino ad individuare i sintomi che possono essere riconducibili a tale esperienza e ad affrontarli in modo efficace, come ad esempio imparando delle tecniche di rilassamento. Inoltre, essere consapevoli del fatto che determinati sintomi (ad esempio le difficoltà di concentrazione, gli scoppi di rabbia, sentimenti depressivi, ecc) sono causati dall’essere vittime di un evento altamente traumatico ha contribuito a rassicurare i ragazzi e a farli sentire meno soli, impotenti e spaventati. Sulla base delle informazioni da noi raccolte abbiamo rilevato negli adolescenti, che hanno compilato i questionari da noi proposti, la presenza di sintomi di tipo ansioso (agitazione, tensione, nervosismo, difficoltà di concentrazione); di tipo somatico (mal di testa, senso di debolezza, dolore al petto); di tipo depressivo (senso di solitudine, vissuti di demoralizzazione, di tristezza, di preoccupazione e di mancata speranza nel futuro). Questa sintomatologia è risultata significativamente più frequente e intensa nelle femmine rispetto ai maschi. Va ricordato che questo dato è in parte giustificato dalle caratteristiche tipiche delle femmine, come ad esempio una maggiore sensibilità, capacità di introspezione e facilità a riconoscere e ad esprimere i propri sentimenti. Per quanto concerne l’attuale lavoro della nostra équipe, in questi mesi stiamo codificando e analizzando tutto il materiale raccolto. Inoltre, abbiamo inviato alla psicologa e alle insegnanti della nuova scuola n.1 una relazione dettagliata che descrive gli aspetti psicologici principali emersi in base all’analisi dei risultati relativi agli alunni valutati con l’augurio che questi dati forniscano informazioni utili e preziose per la gestione delle problematiche psicologiche di questi bambini e adolescenti traumatizzati. Infatti l’invito che abbiamo ora rivolto alle insegnanti e alla psicologa è stato quello di proporre agli alunni interessati e motivati dei gruppi di discussione in orario scolastico e/o extra scolastico, nei quali presentare i punti principali emersi da questo lavoro. L’organizzazione e la gestione di questi gruppi hanno come finalità quelle di dare voce e spazio ai ragazzi: - per condividere i propri sentimenti e pensieri riguardo ai risultati emersi; - per confrontarsi sulle strategie più efficaci utilizzate per fa fronte alle proprie difficoltà e ai momenti di stress; - per riconoscere e valorizzare i propri punti di forza; - per fornire informazioni e strumenti nuovi che possano favorire la gestione efficace dei possibili sintomi da stress. La ricchezza e l’importanza delle informazioni raccolte attraverso il nostro lavoro ha avvalorato il presupposto su cui si è sempre basato il nostro progetto: poter disporre di informazioni precise sulle condizioni psicologiche di alunni sopravvissuti ad un evento fortemente traumatico può permettere la pianificazione di interventi educativi, psicologici e sociali maggiormente efficaci e realmente mirati per affrontare e risolvere le difficoltà realmente presenti nei bambini e negli adolescenti vittime del terrorismo. Dottoressa Fabia Capello Dottoressa Ughetta Moscardino Dottoressa Sara Scrimin Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione Università degli Studi di Padova inizio pagina |
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