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| - indietro | SOS OSSEZIA LA MENZOGNA SVELATA La Commissione d’Inchiesta della UE ha dichiarato che la responsabilità della guerra in Ossezia del Sud ricade sul Presidente della Georgia Saakashvili Il prossimo 8 agosto si commemorerà il primo anniversario della folle guerra causata dalla Georgia contro il popolo osseto. La nostra Associazione presente dal 2004 in Ossezia del Nord - Alania è subito intervenuta a sostegno della popolazione sfollata attraverso il nostro partner di Mosca ed in seguito consegnando una piccola parte della produzione del DVD interattivo per i bambini di Beslan anche alla popolazione dell’Ossezia del Sud. Gli interventi umanitari sono esulano dal contesto politico che ha provocato le sofferenze e i drammi che, nel nostro piccolo, cerchiamo di alleviare. Per questo pubblichiamo la notizia esclusa dal circuito mediatico italiano per il solo amore della Verità. L’amore per la verità che dovrebbe spingere ogni Uomo - ed soprattutto ogni giornalista che non prenda ordini da qualche potenza politica, magari straniera - a spiegare il significato delle cose affinché non accadano più. Affinchè l’Umanità si affranchi dalla guerra, violenza inutile soprattutto sulla popolazione civile indifesa. Come a Zchinvali... Questa la notizia (www.ossetia.ru): 18.06.2009 “La principale responsabilità per il conflitto in Ossezia del Sud nel mese di agosto dello scorso anno ricade sul Presidente georgiano Michail Saakashvili. Questa conclusione è contenuta nella documentazione dei membri della speciale Commissione istituita dall’Unione europea subito dopo la cessazione delle ostilità. La notizia, non apparsa sulla stampa “libera” italiana al contrario è stata riportata dalla stampa estera in particolare dal giornale tedesco “Der Spiegel”. Uno dei commissari, un analista politico di rilievo da parte di Bruxelles, Bruno Koppieter ritiene che «l'attacco georgiano a Zhkinvali, è potuto accadere grazie al potente sostegno militare dato alla Georgia dalle potenze occidentali». «In questo modo l'Occidente è indirettamente responsabile dello scatenamento del conflitto», - ha sottolineato. Dello stesso parere l’esperto tedesco in diritto internazionale Otto Luchterhandt, membro della Commissione UE. Lo stesso ha sostenuto che in questo conflitto la Russia ha svolto il diritto di difesa in virtù della Carta delle Nazioni Unite dopo il bombardamento da parte delle forze georgiane delle forze di pace russe in Ossezia del Sud. La Commissione ha constatato che la mattina del 7 agosto, alla vigilia del conflitto, al confine con l'Ossezia del Sud la Georgia aveva dispiegato, su ordine di Saakashvili una forza composta da 75 carri armati e 12 mila soldati”. Già nel novembre del 2008 il New York Times aveva pubblicato un reportage oggettivo che smontava la versione occidentale dei fatti. Ora, sotto una cortina di ferro di silenzio omertoso, la libera e democratica stampa italiana tace la verità.
TBILISI, Giorgia. Nuovi resoconti da parte di osservatori militari indipendenti sull’inizio GEORGIA: PER OSSERVATORI NON FU MOSCA INIZIARE GUERRA New York - 12:56 I rapporti degli "osservatori militari indipendenti sulla genesi del conflitto tra Georgia e Russia mettono in dubbio la versione di Tbilisi". È quanto scrive in prima pagina il New York Times che sulla base dei nuovi documenti smonta la versione del presidente Mikhail Saakashvili che giustificò il bombardamento della capitale separatista Tskhinvali "il 7 agosto per difendersi da un'aggressione dei separatisti (dell'Ossezia del Nord, spalleggiati dalle truppe) russe". Anzi gli osservatori accusano l'artiglieria georgiana di aver "martellato indiscriminatamente la capitale separatista Tskhinvali mettendo a repentaglio la vita dei civili, dei peacekeeper russi e degli osservatori disarmati". Il Nyt, anche se sottolinea che il rapporto Osce non è ancora ufficiale, evidenzia che questo avvalla di fatto la versione russa sull'inizio della guerra. Da Tbilisi, dove oggi l'opposizione ha organizzato una grande manifestazioni di protesta contro Saakhasvili, a nome del governo georgiano il viceministro degli Esteri Giga Bokeria mette in dubbio e ironizza sull'accuratezza dei resoconti: "Chi stava contando le esplosioni? Suona un po' strano", ha osservato riferendosi alla precisa cronologia dei colpi di artiglieria e dei razzi in rapida successioni riferita dagli osservatori. La squadra che ha stilato il rapporto era formata da un maggiore finlandese, un capitano bielorusso, un civile polacco. OSSEZIA DEL SUD LA GUERRA CONTINUA di Giulietto Chiesa - da La Stampa del 2 novembre 2008 Tzkhinval - La strada che scende verso Tzkhinval dal tunnel di Ruk era, nel primo tratto, interamente "ossetina". Poi, dopo il villaggio di Shava, c'era una discontinuità composta di cinque villaggi interamente georgiani. Si chiamavano Kekhvi, Tamarasheni, Kurtà, Achabetti Superiore e Inferiore. Una specie di enclave dentro un'altra enclave. I georgiani avevano scelto Khekvi come capitale alternativa dell'Ossetia del Sud, e vi avevano installato un loro presidente, Sanakoev Il passato prossimo è d'obbligo perché adesso quei cinque villaggi non ci sono più, e nemmeno Sanakoev, fuggito chissà dove. Restano, unici intatti, gli edifici bianchi del "governo" di Tbilisi sulle alture. Dalla macchina che ci porta veloce verso la capitale, quella vera, dell'Ossetia del Sud, si vedono solo rovine annerite dal fumo, macerie di case sventrate, tubature spezzate. Non una sola casa è rimasta in piedi, come se un tifone tropicale fosse passato sopra queste terre dove fino all'altro ieri abitavano cinquemila persone. Ma non ci sono tifoni tropicali in Ossetia del Sud. Questi villaggi hanno subito la vendetta degli ossetini. Anche se non ci sono state vittime perché gli abitanti non armati, donne, vecchi, bambini , erano stati evacuati di notte, prima dell'attacco georgiano della notte tra il 7 e l'8 agosto. La gente di Tzkhinval mi spiegherà, poco dopo, che una delle cause, la più immediata, effetto del furore vendicativo degli ossetini, fu proprio questa. "Se ne sono andati di notte, sapevano che saremmo stati attaccati, sapevano che eravamo le vittime designate e non ci hanno avvertito - dice piangendo Olesia Kadzhaeva, una giovanissima madre di due bambini che è riuscita a scamparla in quelle tre notti tragiche. "Erano nostri vicini, hanno lasciato che ci massacrassero". Tra l'ultimo villaggio georgiano e la periferia di Tzkhinval c'è un chilometro e mezzo. Sembra inpossibile ma una invalicabile frontiera di odio separava quelle comunità così vicine da sfiorarsi. Da decenni ormai.E la strada princiale era una trappola per gli ossetini che cercavano di fuggire verso il valico. Una trappola in cui sono morti a decine, e in cui sono morti anche decine di soldati delle colonne russe, prese nell'imboscata, che il 10 agosto avevano cominciato a scendere in soccorso degli ossetini. Per evitare quella trappola mortale il governo di Tzkhinval aveva costruito una variante, la strada di Zarskoe, dal nome del villaggio principale, che consentiva di uscire dall'accerchiamento attraverso altre valli: due ore di tornanti per sfociare a Zhava e salire al valico sulla cresta. Chiedo alla gente che mi si affolla intorno: ma se vi eravate accorti che l'attacco si stava preparando perché non siete fuggiti? Inna Guchmasova, Maja Zasseeva, altre due giovani madri, spiegano, con affanno e anche con un po' di acrimonia, all'ospite straniero, che dovrebbe sapere e non sa, come quasi nessuno in occidente: "Certo che sapevamo! E infatti molti di noi a migliaia, sono stati evacuati, tra il 2 e il 7 agosto, in Ossetia del Nord. Perché l'offensiva, i primi cannoneggiamenti, erano cominciati allora. Tutti ci aspettavamo un assalto. Ma molti pensavano che fosse una delle solite provocazioni, qualche colpo di cannone, qualche sventagliata di mitragliatrice. Noi viviamo in queste condizioni da diciassette anni". "Io ci sono nata in questa guerra - dice Maja - ma non potevamo immaginare una guerra con bombardamenti aerei, e razzi grad che piovevano al ritmo incessante di uno ogni due o tre secondi". Una donna più anziana si fa avanti nel crocchio e, guardandomi diritto negli occhi, mi apostrofa: "Lei ha un'idea di cosa si prova quando ti scoppia vicino un missile grad? ". Si, l'ho provato in Cecenia. Ma furono solo i due primi che colpirono il palazzo presidenziale di Dudaev. E mi bastò per tutta la vita. Penso ai bambini, a quelli rimasti vivi, che hanno vissuto quel bombardamento. A centinaia sono adesso negli ospedali russi per "dimenticare" ciò che non dimenticheranno mai più. Qui è stato un bombardamento di tre giorni interi. Con l'aggiunta di oltre cento tra carri armati e blindati che entrarono in città sparando a alzo zero contro le case, mentre la popolazione stava rintanata nei sottoscala. Alzo gli occhi. Sono nella piazza principale della città. Il palazzo del governo è un mozzicone annerito. Dietro, completamente sfondato da diversi razzi, il palazzo del parlamento. I vetri di tutte le case della città sono in frantumi; due mesi dopo le finestre sono ancora rappezzate con teli di plastica. Non c'è abbastanza vetro, per ora. Dormirò in una casa ancora in piedi, con la luce che arriva solo alle sette di sera, con i muri interni crivellati di proiettili di mitra. Dalla strada hanno sparato all'impazzata. Due giorni in mezzo alle macerie di una città distrutta. Interi quartieri non esistono più. Case, già povere prima di essere colpite, rivelano le loro nudità di intonaci sbrecciati. Ma quello che balza agli occhi è che i georgiani non hanno solo bombardato la popolazione civile, le case della gente: hanno sparato con i cannoni contro tutti gli edifici pubblici di una qualche importanza. Distrutta l'università, colpiti gli ospedali, incendiata la biblioteca dove un anno prima avevo visto le prove di ballo di decine di ragazzi e ragazze in una pausa della guerra che sembrava lontana. Azzerare era evidentemente l'ordine, eliminare ogni traccia di convivenza civile. Quanti i morti civili? I russi, per bocca del vice-ministro degli esteri Aleksandr Grushko, dicono 1682. Impossibile verificare, ma la quantità delle distruzioni è immensa. I carri armati georgiani, mi racconta la gente, si muovevano solo nelle vie più larghe, per evitare imboscate. E giravano le torrette sparando in tutte le direzioni. Vado a vedere la Prospettiva Alan Dzheov, ex via Lenin, ora dedicata a un martire della guerra di Gamsakhurdia, del 1991. Lunghe serie di case a un piano e mezzo, interamente demolite. La scuola n.5 la stanno rimettendo in piedi adesso, ma è stata svemtrata in più punti, dall'alto e dal basso. Nel suo cortile l'ex campo di calcio era stato trasformato in cimitero: le vittime, tutti giovani e giovanissimi, avevano studiato in quella scuola. Anche il cimitero è stato colpito, sfondato, le lapidi di marmo, con le effigi delle decine dei caduti tracciate sul marmo , come quelle dei bambini morti a Beslan, con la tecnica della scultura fotografica, sbrecciate dalle schegge. La città rivive poco per volta, come è già accaduto nel 1991, guerra di Gamsakhurdia, nel 1993, 2004, con Shevardnadze, e in questi ultimi anni con Saakashvili. L'Occidente, riunito a Bruxelles, raccoglie 4,5 miliardi di dollari di promesse per la "ricostruzione della Georgia", che andranno - sempre che arrivino - tutti a Saakashvili, come premio per l'aggressione a una popolazione allo stremo che non vuole tornare sotto un potere che ha cercato di sterminarla. Una specie di contraddizione in termini per chi, come fa l'Europa, afferma di riconoscere l'integrità territoriale della Georgia. E allora, magari per insipienza, non ci accorgiamo che con questo comportamento riconosciamo che l'Ossetia del Sud non fa più parte della Georgia. Questa tragedia, oltre che piena di bugie, è anche piena di paradossi. I russi, come promesso, si sono ritirati all'interno della nuova linea di frontiera. Stanno sulle alture e controllano da lontano. Vado sulla linea di demarcazione, dopo avere chiesto, invano, di parlare, almeno al telefono, con gli osservatori dell'Unione Europea. I miei accompagnatori ossetini mi dicono che hanno un solo numero telefonico dall'altra parte, e che non risponde. È domenica mattina. I soldati russi stanno a due chilometri dal confine, nel punto a sud-est della città, sulle alture da cui le truppe georgiane hanno martellato le case e le strade della città, prima di entrarvi l'8 agosto. La strada è ostruita da blocchi di cemento. Guardo con il binocolo, a lungo, dall'altra parte. A un chilometro si muovono le auto della polizia goergiana. Dunque le forze armate ossetine si trovano a diretto contatto con quelle georgiane. E di osservatori europei nemmeno l'ombra. Abbiamo preso la responsabilità di controllare la zona cuscinetto, noi europei, ma non possiamo farlo con 225 osservatori su una frontiera di decine di chilometri che è contestata in tutti i punti e che passa in mezzo ai villaggi. Ad ogni momento può scoppiare un nuovo scontro. E infatti ogni giorno si spara. Un gruppo di ragazzi di Tzkhinval mi consegna un elenco con i nomi di 11 persone sparite nelle settimane dopo la fine della "guerra dei cinque giorni". Quasi tutti giovanissimi, prelevati da gruppi armati non identificati che penetrano nel territorio dell'Ossetia del Sud. Vivi, morti, ostaggi, merce di scambio? Per ora silenzio. Torno nella città che nessuno in occidente, ha chiamato "martire". C'è un matrimonio in corso e, poco più oltre, il funerale di un giovane, ferito nei primi scontri dell'8 agosto, mentre a Pechino si aprivano le Olimpiadi. Qui i giovani, nati in questa guerra di sterminio, si sposano prestissimo e fanno subito bambini. Una specie di resistenza "demografica" collettiva. Secondo il censimento dell'URSS del 1989 sul terrtorio georgiano vivevano 164 mila ossetini. Nel 2002 si erano ridotti a 38 mila. Un genocidio e una pulizia etcnica che si sommano insieme, perché molti non reggono e fuggono in Ossetia del Nord. Mi raccontano le gesta eroiche dei loro soldati, che combatterono con i fucili mitragliatori contro i blindati georgiani, costringendoli per tre volte a uscire da Tzkhinval, ancora prima che arrivassero i russi. Gli ossetini si considerano un popolo guerriero. In città si vedono girare i pick-up color grigio-verde catturati ai georgiani in fuga. Mi danno un cd con le fotografie delle distruzioni che gli assalitori hanno scattato con i loro telefonini. Testimonianze dirette del massacro, scattate dai massacratori che pensavano di portarle a casa come trofei e che non sono più tornati a casa. Mi chiedono ansiosi cosa ne penso, mentre salgo sull'auto che mi porterà a Vladikavkaz, dai "fratelli ossetini" del nord . Penso che questa ultima guerra ha scritto la pagina finale. L'Ossetia del Sud non tornerà mai più sotto il governo georgiano. Quali che siano gli sforzi dell'Europa e degli Stati Uniti per affermare un principio che significherebbe il massacro finale degli ossetini. Fino a quel fatidico 8 agosto restava l'incertezza. Oggi la Russia, riconoscendo la sovranità di Tzkhinval, l'ha sciolta. Questo il preludio lacerante di una storia di sangue che non è ancora finita. LETTERA APERTA AL MINISTRO DEGLI ESTERI FRANCO FRATTINI Mosca, 29 ottobre 2008 Signor Ministro, Le scrivo dopo una visita in Ossetia del Sud, effettuata nei giorni 25 e 26 di questo mese. Per segnalarle l'alto livello di pericolosità da me rilevato lungo la linea di demarcazione tra Ossetia del Sud e Georgia, risultante degli effetti prodotti dall'aggressione della Georgia contro l'Ossetia, scatenata nella notte tra il 7 e l'8 Agosto. Il sopralluogo mi permette di rilevare: • L'assenza (o non visibilità) degli osservatori europei in quel giorno, nel determinato punto di osservazione da me visitato, a sud est di Tzkhinval. • Assenza delle forze russe nelle immediate vicinanze della linea di demarcazione. • Come conseguenza le forze militari georgiane e sud-ossetine si trovano ora a diretto contatto, con possibilità, in ogni momento, della ripresa di scontri armati e di altre azioni di provocazione. In effetti, secondo le testimonianze di fonte ossetina da me raccolte, duelli di arma da fuoco sono molto frequenti. Non solo: ho potuto raccogliere la documentazione di undici persone, tutti uomini, in gran parte giovani e giovanissimi, che risultano essere state rapite da gruppi armati non identificati e portati in territorio georgiano. Di questi undici sequestrati posso fornire, all'occorrenza, le generalità. Che comunque trasmetterò alle organizzazioni per la difesa dei diritti umani. È da notare che tutto ciò sta avvenendo dopo il cessate il fuoco che ha fatto seguito al conflitto di Agosto e che è stato siglato a nome dell'Unione Europea dal presidente francese Sarkozy. Gli ultimi rapimenti risalgono alle ultime due settimane. Di queste persone non c'è più traccia. Il governo di Tzkhinval denuncia il ripetersi di azioni terroristiche sul suo territorio. Sottolineo queste circostanze perché è evidente che l'Unione Europea ha ora la diretta responsabilità politica e morale di impedire che quella precaria frontiera sia penetrabile a piacimento da gruppi di provocatori, o semplicemente da criminali in cerca di ostaggi da vendere. Rilevo che, nelle presenti circostanze, e nel formato attuale, l'Unione Europea non è in grado di garantire l'impenetrabilità di quella frontiera. Rilevo che, dopo avere insistito per il ritiro delle forze russe all'interno dell'Ossetia del Sud (ed avendo la Russia rispettato i patti) , non sarà possibile riversare su di essa la responsabilità per ciò che è altamente probabile accada. L'Italia ha inviato un gruppo di osservatori a far parte del contingente europeo e dunque condivide in toto questa responsabilità. Vorrei quindi sapere da lei qual è il mandato entro cui agiscono i nostri osservatori, quali le istruzioni impartite dal nostro governo, le modalità della loro selezione, e cosa intenda fare il governo italiano per fare fronte alla situazione sul campo. Situazione che, ripeto - anche alla luce delle gravi dichiarazioni del presidente Saakashvili, che annunciano la ripresa delle ostilità - minaccia un rapido peggioramento. Distinti saluti Giulietto Chiesa, parlamentare europeo. LETTERA DI GIULIETTO CHIESA ALLA COMMISSARIA EUROPEA PER LE RELAZIONI ESTERNE Bruxelles, 29 ottobre 2008 Gentile Benita Ferrero-Waldner, Rilevo da informazioni di stampa che la Commissione Europea ha stanziato 300 milioni di euro per la "ricostruzione della Georgia". Rilevo che una conferenza dei donatori, con la partecipazione e promozione dell'Unione Europea, ha raccolto impegni per oltre 4,5 miliardi di euro per "ricostruire parti della Georgia che sono state danneggiate".(to rebulid parts of Georgia that were damaged in its war with Russia). La mia domanda è: a chi andranno queste ingenti somme? A quanto sembra di capire esse saranno consegnate al Governo di Tbilisi. Lo deduco dal fatto che l'Unione Europea (e gli altri donatori) considerano quello di Tbilisi l'unico governo legittimo della Georgia, intendendo per Georgia il territorio della Repubblica Socialista Sovietica di Georgia, cioè anche i territori dell Ossetia del Sud e dell'Abkhazia. Ciò significa che questo denaro non sarà usato per ricostruire le "parti della Georgia" che maggiormente hanno subito distruzioni. Avendo visitato Tzkhinval posso testimoniare che il livello delle distruzioni materiali in quell'area è enorme e richiederà grandi sforzi economici anche solo per un elementare ripristino della vita civile. Faccio rilevare che, se questo fosse l'esito dell'iniziativa europea, non soltanto l'Europa premierebbe l'aggressione georgiana contro il piccolo popolo dell'Ossetia del Sud, ma - cosa davvero paradossale - l'Unione Europea, mentre dichiara di riconoscere l'integrità territoriale della Georgia, di fatto riconosce invece che la regione dell'Ossetia del Sud non ne fa più parte, proprio in quanto non è abilitata a ricevere fondi per la ricostruzione. A quanto pare l'errore di valutazione, che ha impedito all'Unione Europea di condannare con chiarezza l'aggressione georgiana, continua a produrre frutti velenosi e paradossi a non finire. Per evitare questa situazione sarebbe indispensabile che l'Unione Europea decidesse di erogare direttamente all'Ossetia del Sud, senza passare attraverso Tbilisi , una parte dei fondi europei e internazionali. Meccanismi di questo genere sono stati già sperimentati altrove e ripetutamente. In questo caso, anche a difesa delle condizioni di vita di decine di migliaia di vittime della guerra, è indispensabile prendere atto che il governo georgiano non è in grado e non vorrà garantire la ricostruzione di quelle parti del territorio che considera proprie. Questo è l'unico modo di soddisfare quello che il Presidente Barroso ha definito "l'imperativo morale di aiutare un vicino che ne ha bisogno" ( a moral imperative to help a neighbour in need). Altrimenti dovremmo concludere che l'Ossetia del Sud non è un nostro "vicino". Distinti saluti Giulietto Chiesa, parlamentare europeo. www.giuliettochiesa.it Ma saranno veri aiuti? 29 ottobre 2008 La conferenza dei donatori offre un forte segnale di sostegno alla Georgia ma Transparency International solleva dubbi sulle mancate consultazioni con il parlamento georgiano e le organizzazioni civili del paese. In un meeting globale tenutosi mercoledì scorso a Bruxelles e ospitato dall'Unione Europea e dalla Banca Mondiale insieme, un totale di 67 donatori tra nazioni di tutto il mondo ed istituzioni finanziarie hanno promesso 3 miliardi e mezzo di euro alla Georgia per la ricostruzione dopo il conflitto. [...] Il giorno precedente il meeting di Bruxelles, l'organizzazione non governativa Transparency International, dalla sua sezione Transparency Georgia attiva a Tbilisi, aveva lanciato un allarme, avvertendo che la segretezza assoluta della riunione dei donatori e la mancanza di consultazioni con il parlamento georgiano e le organizzazioni civili del paese sono una minaccia grave in quanto rischiano di mettere a repentaglio la limpidità nella distribuzione degli aiuti. La critica mossa da parte dell'organizzazione indipendente, che dal 2000 lotta contro la corruzione in Georgia, rilevava che a Bruxelles si sarebbero incontrati i rappresentanti delle nazioni donatrici e il governo georgiano, oltre alle istituzioni multilaterali, per decidere riguardo a centinaia di milioni di euro da destinare alla Georgia, ma che la conferenza si sarebbe tenuta a porte chiuse e che «nonostante ripetute richieste, a nessun rappresentante georgiano, a parte il piccolo team di governo, e a nessun osservatore internazionale indipendente è stato permesso di seguirne le sedute». Le polemiche sollevate da Transparency Georgia riguardo alla conferenza dei donatori fanno riferimento innanzitutto al processo decisionale, definito «poco trasparente» dall'organizzazione, che ha specificato: «lo stanziamento di aiuti deciso a porte chiuse manca di rispetto sia verso chi paga le tasse presso le nazioni donatrici, sia verso i cittadini della Georgia. L'assenza di trasparenza riduce le probabilità che quel denaro raggiunga chi ne ha più bisogno. Se i donatori vogliono veramente supportare lo sviluppo della Georgia, allora devono assicurarsi che questo aiuto sia democraticamente motivato». L'organizzazione no-profit ha dichiarato che «ripartire questa enorme somma a porte chiuse e in base a un documento segreto non è un buon esempio di democrazia perché, se i georgiani non possono avere niente da dire su come questo denaro sarà speso, la democrazia in Georgia sarà indebolita anziché rafforzata». Il direttore di Transparency Georgia Tamuna Karosanidze ha lanciato un appello ai rappresentanti dei paesi donatori, affinché stabiliscano chiare procedure di responsabilità e trasparenza per tutte le parti implicate negli aiuti alla Georgia, a partire dalla pubblicazione di dettagliati resoconti di bilancio, e ha rivolto una petizione al governo della Georgia, affinché rilasci immediatamente l'intero testo della “valutazione dei bisogni congiunti”, con l'eccezione di quei passaggi che contengano dati suscettibili di confidenzialità, e metta la discussione di questo documento all'ordine del giorno in parlamento. www.osservatoriocaucaso.org Saakashvili nasconde l'altro volto della democrazia 24 ottobre 2008 La notizia che a Bruxelles è stato deciso di aiutare la Georgia con 4 miliardi e mezzo di dollari ha fatto il giro del mondo con un certo scetticismo,anche perché, guarda che coincidenza, si tratta della stessa somma che nel 2001 gli stessi paesi si impegnarono a concedere all’Afghanistan rovinato da decenni di guerra e dal regime talibano. Una somma di denaro, mai arrivata all'Afganistan. Saakashvili e i paesi che hanno sponsorizzato la sua avventura dicono che questi soldi saranno appena sufficienti per ricostruire il paese dalle distruzioni russe. A parte che i russi si sono limitati a cacciare l’aggressore georgiano dall’Ossezia costringendolo alla pace, se distruzioni vi sono state queste hanno riguardato esclusivamente degli obiettivi militari. E poi gli sponsor occidentali sanno almeno che quattro miliardi di dollari rappresentano tutto il prodotto interno lordo della Georgia? Si sa che esagerare serve a mettere un po’ di sale nell’insipida minestra della realtà, però un pò di misura, anche nell’esagerazione, ci vorrebbe! Con questa pioggia di dollari la Georgia dovrebbe oltre che ricostruire anche mettere le banche al riparo. Ma di quali banche si tratta, di quelle delle Isole Cayman? Lo sanno tutti che in Georgia le banche fanno soltanto da ufficio postale e che appena si entra nell’entourage di Saakshvili la prima cosa da fare è aprire un conto cifrato in un paese sicuro. Ma a parte questi particolari trascurabili, leggiamo nel Times che gli sponsor occidentali dovrebbero dare questa bella sommetta a condizione che Saakashvili si metta a costruire la democrazia nel suo paese. Il che significa riconoscere quanto l’opposizione è andata dicendo e dimostrando in questi anni. E cioè che Saakashvili ha creato un regime di dittatura personale dopo aver cacciato prima l’opposizione e poi gli amici che gli avevano permesso di andare al potere. Ma queste comunque sono quisquilie. Perché la condizione più vincolante impone a Saakashvili di portare avanti la democrazia con la stessa determinazione e lo stesso coraggio dimostrati dinanzi ai carri armati russi. E qui le cose si complicano. Come hanno riconosciuto gli stessi americani le armate di Saakashvili appena visto i russi hanno voltato le terga abbandonando un centinaio di carri armati ultimo modello. Il che significa che se Saakashvili dovrà dimostrare lo stesso coraggio, la democrazia che vorrà costruire nel paese, avrà inevitabilmente il volto del suo fondoschiena. www.ruvr.ru I Laburisti georgiani invitano a vendere la nuova residenza di Saakashvili in costruzione TBILISI, 4 ottobre - RIA Novosti Il Partito Laburista georgiano invita il PresidenteSaakashvili a vendere la nuova residenza presidenziale in costruzione e destinare i fondi ai profughi della Regione di Shida Kartli e della gola di Kodorskij per dar loro un tetto, informa l’Agenzia “Novosti-Georgia”. Secondo i laburisti la residenza di Tbilisi di Michail Saakashvili, la cui costruzione è in via di completamento, è già costata alle casse statali oltre mezzo miliardo di dollari. “Noi offriamo due opzioni al Presidente. Spendere gli oltre 500 milioni di dollari per i nostri figli ed i nostri giovani per la costruzione di Scuole ed asili nelle regioni colpite durante gli eventi del mese di agosto oppure vendere il palazzo presidenziale e con i proventi stanziare fondi per l'acquisto di appartamenti per i profughi “- ha detto il Segretario generale del partito Iosif Shatberashvili. RIA NOVOSTI Il Capo di Stato Maggiore delle forze di pace ucciso a Zchinvali 04 ottobre 2008 L'esplosione nella capitale del Sud Ossezia ha ucciso il Capo di Stato Maggiore delle forze di mantenimento della pace nella Repubblica Mosca, 4 ottobre. INTERFAX.RU Nell’esplosione avvenuta ieri a Zchinvali è morto il Capo di Stato Maggiore delle forze di mantenimento della pace in Ossezia del Sud, Ivan Petrik, ha affermato ad Interfax-AVN l’aiutante del Comando Supremo dell’Esercito russo, il Colonnello Igor Konashenkov “Sì, è andata così. La sua morte non la nascondiamo" - ha detto Konashenkov. Secondo lui “il corpo di Petrika è stato immediatamente identificato e non saranno necessarie ulteriori azioni per l'identificazione”. Konashenkov ha detto che ancora non è possibile annunciare ufficialmente i dati relativi al numero dei deceduti nell’esplosione. Secondo lui questi dati potranno essere comunicati al pubblico lunedì. Nel frattempo il Ministero degli Affari Interni dell’Ossezia del Sud ha informato che nelle due esplosioni sono rimaste uccise 11 persone. Nella Repubblica hanno aperto un’indagine ufficiale su questo fatto. “Sappiamo che nell'esplosione sono rimaste uccise 11 persone," - ha detto sabato ad “Interfax” il Ministro degli Affari Interni della Repubblica Michail Mindzaevym. Secondo la sua dichiarazione fra i morti - non solo vi sono i militari russi ma anche civili. La Divisione del Ministero degli Interni ha Unità MIA Ossezia del Sud ha deciso il rafforzamento del servizio. Intanto i feriti nell’esplosione avvenuta all'interno della sede della forze di pace russe a Zchinvali sono stati inviati all’Ospedale di Vladikavkaz come ha informato “Interfax” il Direttore e dell’Ospedale repubblicano Ljudmila Kelechsaeva. “Le condizioni dei quattro feriti sono molto gravi. Ieri in serata, accompagnati dal responsabile medico delle forze di pace, sono stati inviati all’Ospedale di Vladikavkaz che riesce a fornire cure più adeguate " - ha detto. Nell’esplosione avvenuta presso la sede delle forze di mantenimento della pace a Zchinvali si è aperto un procedimento penale per "terrorismo", ha detto a Interfax sabato il rappresentante ufficiale del Commissione d’Inchiesta della Procura (SKP) della Federazione Russa, Vladimir Markin. "Per il fatto relativo all’esplosione avvenuta a Zchinvali, nella quale sono rimasti uccisi otto soldati della forza di pace russi ed altri otto sono stati feriti, il Dipartimento Investigativo (VSY), SKP RF perseguirà i colpevoli ai sensi dell'articolo 205 del Codice Penale (atti di terrorismo)", - ha detto Markin. Ricordiamo come ieri, nel pomeriggio a Zchinvali sono avvenute due esplosioni. La prima era diretta contro il Capo dell’Amministrazione della Provincia Leninskij dell’Ossezia del Sud Anatolij Margiev. Fortunatamente lo stesso non ha riportato ferite. La seconda esplosione è avvenuta all'interno della Sede della forze di pace russa nella città di Zchinvali. È stata fatta esplodere una delle due autovetture fermate in precedenza nei pressi del villaggio Dizi e portate nella sede delle forze di pace per un'ispezione. Secondo stime preliminari il potere esplodente era equivalente a 20 kg di tritolo. © Interfax.ru OSSEZIA DEL SUD - MINISTERO DELLA DIFESA DELLA FEDERAZIONE RUSSA: L’ATTENTATO A ZCHINVALI È UN TENTATIVO DI FAR FALLIRE IL PIANO «MEDVEDEV - SARKOZY» 04 ottobre 2008 Il Ministero della Difesa della Russia ha ufficialmente confermato la morte di sette soldati pacificatori in Ossezia del Sud. Il comunicato stampa del Ministero afferma che «in data 3 ottobre alle ore 16.00 nel corso di un intervento da parte di una pattuglia della forza di pace russa in prossimità del villaggio di Dizi sono stati fermate due automobili VAZ-2109 con quattro persone a bordo senza documenti. Dal controllo sono state scoperte armi di piccolo calibro e granate. Una delle autovettura aveva targa georgiana». «Al fine di effettuare la perquisizione e verificare la responsabilità dei singoli fermati, gli stessi sono stati scortati sino al Quartier generale della forza di mantenimento della pace - afferma il Comunicato del Ministero della Difesa -. Quando si iniziava ad ispezionare una delle due autovetture si è verificata esplosione di una delle due autovetture. Conseguentemente all’esplosione sette militari della forza di pace forze sono morti ed otto sono rimasti feriti. Secondo stime preliminari l’esplosivo consisteva in 20 kg di tritolo equivalente». Indagini si stanno svolgendo per stabilire le cause dell'incidente. Il Ministero della Difesa della Federazione Russa individua nell’incidente un atto terroristico attentamente pianificato volto a minare l'attuazione degli obblighi delle parti nel rispetto delle disposizioni del piano «Medvedev - Sarkozy». ITAR TASS La Russia ha proposto ai paesi europei di cessare la cooperazione militare con la Georgia 02 ottobre 2008 La Russia ha proposto ai paesi europei di cessare la cooperazione militare con la Georgia. Si tratta dell’eventuale adozione della decisione sul divieto delle forniture di armamenti e mezzi bellici nell’ambito del Forum OSCE per la cooperazione nel campo della sicurezza. Nell’arco di due settimane i partner della Russia nel quadro dell’OSCE dovranno esaminare questo progetto e adottare una decisione al riguardo. Motivando la loro proposta i diplomatici russi hanno presentato delle prove inoppugnabili del fatto che la Georgia già da tempo preparava l’aggressione contro l’Ossezia del Sud e si armava attivamente con l’aiuto dei partner stranieri. L’iniziativa russa è di stretta attualità anche perché è stata formulata sullo sfondo dello scandalo, scoppiato in Ucraina intorno alle forniture illegittime di armamenti alla Georgia. Le relative decisioni erano adottate al livello presidenziale alle spalle della legislazione nazionale e in violazione delle norme del diritto internazionale che proibisce le forniture del genere alle zone di conflitto. Si consideri che si tratta di armamenti prevalentemente di carattere offensivo. Anzi, i complessi missilistici antiaerei erano accompagnati da unità di combattimento ucraine che non solo addestravano i militari georgiani ma anche partecipavano direttamente alle azioni militari nel Caucaso. Ecco che cosa ha detto a tale proposito Pavel Solotarev, vice direttore dell’Istituto di studi sugli Usa e il Canada. Con certezza si può dire che il personale ucraino ha aiutato le forze armate georgiane poiché esistono delle determinate norme di fornitura di armamenti e mezzi bellici. La Parte che fornisce armamenti e mezzi tecnici, di regola, è tenuta a farsi carico anche dell’addestramento del personale all’esercizio combattivo di questi mezzi tecnici. Insomma l’Ucraina ha fornito illegittimamente alla Georgia non solo armamenti e mezzi bellici, ma anche ha inviato suoi specialisti militari. www.ruvr.ru L'Assemblea del Consiglio d’Europa richiede un'indagine internazionale indipendente sulla guerra tra la Georgia e la Russia Strasburgo, 02.10.2007 L'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE), dopo avere discusso delle conseguenze della guerra tra Georgia e Russia ha sottolineato - il 2 ottobre - la necessità di condurre un’indagine internazionale indipendente per accertare i fatti dello scontro, anche alla luce delle contestazioni sulle circostanze che hanno dato luogo alla guerra tra i due paesi. Nella risoluzione, l'Assemblea ha dichiarato che la Georgia e la Russia hanno violato i principi ed i valori propri del Consiglio d'Europa, nonché l’impegno preso di regolare i conflitti tramite l’utilizzo di mezzi pacifici. Le due parti sono state, infatti, responsabili di violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario. I parlamentari hanno messo in evidenza “un utilizzo sproporzionato della forza da parte della Georgia” aggiungendo che neanche il contrattacco della Russia “rispettava il principio di proporzionalità”. Il ricorso di entrambe le truppe alla forza indiscriminata e all'utilizzo di armi nelle aree civili “può essere considerato come crimine di guerra”, hanno aggiunto. L'Assemblea ha, inoltre, invitato la Russia a rivedere la sua decisione di riconoscere l'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia ed autorizzare l’accesso degli osservatori UE e OSCE nei due territori. Tali presupposti, così come la piena attuazione dell'accordo di cessate il fuoco concluso sotto gli auspici dell'UE, erano “le condizioni basilari” per un dialogo costruttivo, ha dichiarato l’Assemblea. I parlamentari hanno anche espresso la loro preoccupazione nei riguardi “delle accuse plausibili di atti di pulizia etnica commessi in villaggi georgiani in Ossezia del Sud e nella zona cuscinetto da milizie irregolari e bande che le truppe russe non hanno bloccato”. www.coe.int/press OSSEZIA DEL SUD: RESIDENTI DELL'OSSEZIA MERIDIONALE OGGETTO DI COLPI D'ARMA DA FUOCO IN PROSSIMITÀ DEL CONFINE CON LA GEORGIA 02.10.2008 Abitanti ossetini del villaggio Otrev, provincia di Zchinvali, sono stati oggetto di un attacco con armi da fuoco in prossimità del confine con la Georgia, uno dei quali è rimasto ucciso ed un secondo ferito. «Verso le ore 14:00 circa, dal villaggio georgiano di Disev sono partiti dei colpi d'arma da fuoco che hanno colpito un'automobile «VAZ», sulla quale viaggiavano tre passeggeri, uno dei quali a causa delle sue ferite è morto sul posto», - informa il Servizio stampa del Ministero degli Affari Interni della Repubblica dell'Ossezia del Sud. Un secondo passeggero con ferite d'arma da fuoco è stato ricoverato presso l'Ospedale traumatologico repubblicano di Zchinvali. Il conducente è uscito indenne dall'attacco. Il portavoce del Ministero degli Interni ha inoltre chiarito che entrambe le vittime sono cittadini della Repubblica dell'Ossezia meridionale che si stavano spostando dal villaggio Otrev in territorio georgiano. Secondo il Ministero degli Affari Interni dell'Ossezia del Sud, l'azione è stata «Commessa da sconosciuti di nazionalità georgiana che hanno abbandonato il posto della sparatoria fuggendo subito dopo in direzione del territorio della Georgia, attraverso la zona di sicurezza» © Interfax.ru Una manifestazione di «l’Ossezia accusa» si è tenuta anche nella capitale della Repubblica dell’Ossezia settentrionale Alania, Vladikavkaz 27.09.2008 L'azione «l’Ossezia accusa» si è tenuta sabato scorso nella capitale della Repubblica dell’Ossezia del Nord - Alania, Vladikavkaz. Iniziata a Zchinvali si trasferirà successivamente a Mosca ed a Strasburgo. Circa alcune migliaia le persone, raccoltesi in una delle zone centrali di Vladikavkaz nonostante la pioggia, per sostenere l’azione popolare. Gli interventi hanno chiesto che le azioni della presidenza georgiana non rimangano impunite mentre le popolazioni delle due Ossezie si impegnano affinché la Georgia subica la meritata punizione per ripetute aggressioni contro il popolo dell’Ossezia meridionale. «Lavoreremo a questo fine fino a quando non sarà raggiunto l'obiettivo. Se necessario le generazioni seguiranno altre generazioni. Perché non può essere perdonato il massacro del nostro popolo», - ha detto il presidente del Forum popolare «l’Ossezia accusa», Medico Scienze storiche Ruslan Bzarov. Ed ha aggiunto che «anche l’Amministrazione degli ossetini non consentirà più di dividere il nostro popolo». RIA «Novosti» L’Ossezia del Sud accusa 26.09.2008 Migliaia di abitanti della capitale sono scesi nelle strade di Zchinvali per affermare la verità dei tragici eventi dell’agosto scorso, quando la Georgia ha lanciato una breve ma brutale guerra contro gli ossetini. Il principale obiettivo della protesta: dire al mondo ciò che è realmente accaduto dal 7 al 12 agosto 2008. Sono già stati raccolti tutti i documenti e materiali che le autorità della Repubblica dell’Ossezia meridionale porteranno dinnanzi al Tribunale internazionale dell'Aja. Nel più antico ed una volta bellissimo quartiere del centro di Zchinvali non è rimasta neanche una pietra. Le forze georgiane hanno bombardato le abitazioni più volte nel corso del ventesimo secolo e nel mese di agosto 2008 il quartiere è stato quasi interamente raso al suolo. Le rovine sono state lasciate come memoriale per le vittime del genocidio del popolo ossetino. Nodar Zchovrebor passeggia sulla strada dove è nato e cresciuto. Ricorda come il quartiere era il luogo preferito da tutti gli abitanti di Zchinvali mentre oggi al posto dei monumenti architettonici c’è solamente distruzione e desolazione. “Sparavano all’impazzata e cadevano i “Grad” assieme alle bombe gettate dagli aerei”. Tutto il quartiere è bruciato. “Non erano uomini, ma bestie” - aggiunge Nodar. Una vecchia legnaia è tutto ciò che resta di una famiglia di otto persone. Le poche cose che hanno, le stoviglie, la biancheria da letto sono state portate con un carico umanitario arrivato dalla Russia. I vicini di casa dei Zchovrebov - quelli che sono sopravvissuti all’assalto di Zchinvali - insieme alle altre vittime dell’aggressione georgiana hanno chiesto severe pene per coloro che hanno scatenato il genocidio. Le persone che hanno tentato di difendere la loro città e le loro case si sono rifugiati nelle cantine per salvarsi dai nugoli di “Grad”, ora si sono uniti nell’organizzazione pubblica “l’Ossezia accusa”. “L'obiettivo principale di questa organizzazione popolare è per rendere edotta l'opinione pubblica mondiale sulla verità dei fatti, per smascherare le menzogne raccontate in favore degli aggressori georgiani che ancora una volta hanno scatenato il genocidio del popolo ossetino. Ci accingiamo a fornire a tutti i tribunali, iniziando dal Tribunale dell'Aja, il materiale raccolto sugli eventi che hanno avuto luogo a Zchinvali. Il compito più importante sarà quello di trarne lezione da quello che è accaduto per 90 anni, un genocidio del popolo ossetino da parte georgiana” ha affermato Ruslan Bzarov, Presidente della organizzazione popolare “l’Ossezia accusa”, Professore in Scienze storiche presso le Università dell’Ossezia settentrionale e meridionale. Sulla piazza principale di Zchinvali si sono riunite migliaia di persone: le madri in nero, bambini orfani, difensori dell’Ossezia, i giovani con uno slogan: “georgiani - assassini!”. Tutti sono arrivati per affermare le loro accuse. “Noi accusiamo coloro i quali hanno perso la loro dignità umana dando l’ordine di bombardare la nostra città” tutti dicono. “Ognuno di noi è stato vittima di un genocidio: quelli che hanno avuto i loro parenti massacrati, quelli che hanno sofferto per la scomparsa di amici, vicini di casa. I georgiani hanno ucciso mio padre. Aveva 74 anni. Lui non era in grado di impugnare un arma per difendersi. Hanno bombardato la nostra casa e mi hanno fatto prigioniero. Mio padre è stato ucciso solamente perché era ossetino! Io condanno quelli che hanno commesso questo crimine! ' ha raccontato un abitante di Zchinvali Georgij Mamiev. L’attività dell’Organizzazione popolare “L’Ossezia accusa” non opererà solamente in Russia ed in altri paesi europei ma sarà presente con proprie manifestazioni in ogni città dove è presenta nel mondo la diaspora ossetina per denunciare all’opinione pubblica la responsabilità della leadership georgiana nel massacro dell’agosto 2008. www.vesti.ru Le Ferrovie tedesche hanno donato 100 mila Euro per la ricostruzione dell’Ossezia del Sud 25.09.2008 Le ferrovie tedesche hanno donato alle vittime dell’Ossezia meridionale 100mila Euro. La notizia è stata data ai giornalisti dal presidente delle “Deutsche Bahn” Harmut Medorn. La donazione è stata erogata direttamente dalla società. Tuttavia, egli ha osservato “la Società possiede anche un Fondo per gli aiuti, dove vengono accumulate donazioni dei dipendenti”. A sua volta il Presidente delle Ferrovie Russe, Vladimir Jakunin ha detto che il Fondo di solidarietà delle Ferrovie russe ha già ricevuto 177 milioni di rubi di donazioni in favore delle popolazioni ossetine del sud. Queste risorse ha spiegato ai giornalisti il Presidente della Repubblica dell’Ossezia meridionale Eduard Kokoity, andranno principalmente in favore dell’assistenza alle famiglie delle vittime. Inoltre, alcuni dei fondi raccolti verranno utilizzati per la costruzione di una chiesa a Zchinvali. “L'aggressore non ha risparmiato né persone né Chiese ortodosse ed oggi dobbiamo rimetterle in funzione” - ha detto Kokoity. www.vesti.ru A Zchinvali a causa di un esplosione è morto un ragazzo 25.09.2008 Un'esplosione si è sentita giovedì alla periferia meridionale della capitale Zchinvali. È morto, con in testa l'elmetto, che subito dopo è esploso, informa l'Agenzia Itar-Tass. In seguitoo si è sentita una seconda esplosione causata dall'esplosione di una mina. Sul posto si è recata immediatamente una squadra di specialisti allo scopo di verificare la natura dell'esplosivo ed eventualmente bonificare l'intera area. www.vesti.ru In Ossezia meridionale prosegue l'attività di aiuto umanitario 23.09.2008 È terminata la fase dell'aiuto umanitario urgente e vitale alle popolazioni dell'Ossezia del Sud colpite dall'aggressione georgiana. Allo stato attuale prosegue l'attività di urgente ristabilimento degli alloggi e servizi municipali nonché delle infrastrutture dell'intero Paese. Prosegue la consegna di aiuti umanitari in tutta la Repubblica dell'Ossezia meridionale informa il portavoce della sede operativa del Centro regionale dl Ministero russo per le situazioni di Emergenza presso la Repubblica dell'Ossezia meridionale Ol'chovskij. «Sino ad oggi sono stati consegnati 220,07 tonnellate di aiuti alla popolazione sudossetina, delle quali 5.643, 08 tonnellate di materiali da costruzione; 3.284,1 tonn. di generi alimentari; 1.023,8 tonn. di acqua potabile; 31,3 tonn. di apparecchiature sanitarie e medicali; 114,6 tonn. di medicine; 672,05 tonn. di indumenti; 157,8 tonn. di materiali lubrificanti ed infiammabili; 130,98 tonn. di detersivo, 103,05 tonn. di materiale scolastico; 504,6 tonnellate di materiali vari», ha concluso Ol'chovskij www.cominf.org La rappresentante ossetina al Parlamento Europeo: in Ossezia del Sud la responsabilità non è della Georgia ma di Saakashvili 19 settembre 2008 La rappresentante della diaspora ossetina a Mosca Irina Gabaraeva è intervenuta all’Europarlamento raccontando gli eventi della guerra in Ossezia del Sud. La Gabaraeva ha dichiarato al corrispondente dell’Agenzia IA REGNUM che a Bruxelles i rappresentanti dell’Ossezia meridionale sono arrivati con un gruppo di rappresentanti di alcune organizzazioni giovanili russe al fine di trasmettere all’Occidente la verità dei fatti di Zchinvali e le reazioni della Russia. Alla riunione del Parlamento ha partecipato, su invito del Parlamento europeo medesimo, la deputata della Lettonia Tatiana Zhdanok il 17 settembre scorso. In parlamento, dalle parole della Gabaraeva, nonostante i tempi contingentati, ha raccontato del genocidio ossetino causato della leadership georgiana dell’ 8-9 agosto scorso. Ha sottolineato coma la Russia non abbia attaccato la Georgia e di come la Georgia, all'inizio dello sterminio “l’'Ossezia pregò la Russia di intervenire e solamente il 10 agosto le truppe russe entrarono in territorio dell’Ossezia meridionale”. Ha aggiunto che “ostaggio della leadership fascista della Georgia è diventato non solo il popolo ossetino, ma anche i georgiani stessi”. “La gente in Georgia non può dire la verità poiché esiste una diffusa paura del potere presidenziale” - ha detto la Gabaraeva. “Nessuno in Ossezia, ha sottolineato la rappresentate ossetina, odia i georgiani, moltissimi di noi hanno parenti georgiani. Noi odiamo Saakashvili”. Non è il primo caso di genocidio del popolo ossetino, ha sottolineato la rappresentante della diaspora Ossetina invitando l'Unione Europea “ad impostare correttamente la sua politica nei confronti della Georgia”. Oltre all’incontro con il Parlamento Europeo rappresentanti della diaspora Ossezia attivisti e organizzazioni giovanili hanno preso parte ad una cerimonia funebre che si è tenuta a Bruxelles il 16 settembre incontrandosi anche con l'ambasciatore della Federazione Russa in Belgio Vadim Lukov e manifestando innanzi al Palazzo d’Europa ed al Quartier Generale della NATO a Bruxelles il 15 settembre scorso. Al raduno hanno partecipato molti giovani russi ed ossetini residenti nei Paesi Bassi, in Germania e la comunità serba in Belgio. Secondo Gabaraeva il deputato della Duma di Stato Maksim Mishchenko nel suo discorso ha detto che la politica europea attuale è sottoposta ad un forte pressione di Washington. Fin dall'inizio della guerra, ha detto Mishchenko, i media europei, per non parlare di quelli americani, hanno dato una versione assolutamente di parte della situazione. Per esempio le immagini della distruzione della capitale ossetina Zchinvali sono state usate per parlare della città georgiana di Gori. “Credo che non si voglia conoscere la verità, ma noi dobbiamo raccontarla lo stesso e chi vuole può ascoltare”, - ha concluso la Gabaraeva. Irina Gabaraeva - ossetina vive a Mosca. Nel mese di agosto sua figlia di 15anni era a Zchinvali dalla nonna. Irina è sopravvissuta al bombardamento nel seminterrato della sua casa. Sono sopravvissuti ma la casa è stata rasa al suolo. (fonte: www.regnum.ru) Risultati dell’attività di aiuto medico-sociale ai civili interessati dal conflitto georgiano-jugoossetino da parte del Ministero della Sanità della Federazione Russa 16 settembre 2008 Dal 8 agosto al 16 settembre nelle strutture ospedaliere e di cura della Repubblica dell’Ossezia del Nord - Alania si sono rivolte: 1.069 persone (delle quali 844 adulti e 225 bambini). Sono attualmente ancora ricoverate 115 persone (di cui 14 bambini): feriti - 18, per malattie correlate al conflitto - 78, donne in stato interessante e neonati - 19. Alla data odierna, 16 settembre: totale dimissioni - 773 persone; trasferiti presso l’ospedale militare di Vladikavkaz - 29 persone; trasferite presso strutture della Federazione Russa - 74 persone; registrate 154 donne in stato interessante delle quali 41 partorienti. 32 donne ricoverate in ostetrica e ginecologia. 17 nascite. Al dispensario di maternità 78 donne. In tutto il periodo hanno ricevuto aiuto dalle strutture altamente specializzate del Ministero della Sanità della Federazione Russa 60 persone. Di queste 18 sono già ritornate alle loro abitazioni. Sono stati inviati in Ossezia del Sud oltre 30 tonnellate di farmaci e medicinali, 3 autoambulanze. Prese le necessarie misure per aiutare 5.470 pensionati. Erogate le pensioni nel mese di agosto per 2.178 persone. 247 bambini abitanti nella zona del conflitto sono stati avviati presso campi estivi e sanatori. Il Ministero ha approvato un piano per l’immediato ripristino di 17 strutture ed infrastutture medico-sanitarie. Alla data odierna sono in funzione tutte le strutture sociali con la sola esclusione del Pensionato repubblicano per invalidi ed invalidi «Zabota». Il 15 settembre ha ripreso l’attività il Reparto Infettivologia dell’Ospedale repubblicano di Zchinvali. (fonte: www.minzdravsoc.ru) DATI SULLA SITUAZIONE IN OSSEZIA DEL SUD alla data del 16 settembre 2008 Come risultato dell’aggressione armata georgiana all’Ossezia del Sud (8 agosto 2008) sono stati rasi al suolo più di 2.500 edifici residenziali e più di 1.100 case di civile abitazione. Lo ha affermato il Ministro delle Situazioni di Emergenza della Federazione Russa Sergej Shojgu. "Quale risultato dell’aggressione armata da parte georgiana, secondo i dati ultimi del Ministero delle Situazioni di Emergenza, in Ossezia del Sud sono state rase al suolo 2.522 edifici residenziali (condomini), 1.121 dei quali rasi al suolo. Praticamente è stata distrutta la totalità delle infrastrutture sociali e degli alloggi e servizi comunali, mettendo in seria difficoltà la vita di decine di migliaia di persone”. In particolare - ha detto il Ministro - sono state rase al suolo 29 strutture educative, 17 edifici per la distribuzione del gas per uso civile, 160 km di acquedotto e 458 km di elettrodotti. Nel territorio della federazione Russa si sono rifugiate 34mila persone , principalmente feriti, donne, vecchi e bambini, La maggior parte di questi alla data odierna ha fatto rientro in Ossezia del Sud. "Ad oggi nei campi di accoglienza installati in Ossezia settentrionale sono ancora presenti circa duemila sfollati”. Nella Repubblica dell’Ossezia del Nord - Alania - oltre che nella capitale Zchinvali è stata organizzata l’attività di assistenza a bordo degli aerei ospedale del Ministero della Sanità russo dove hanno lavorato medici specialisti e psicologi. In totale l’assistenza medica è stata fornita ad oltre 1.000 feriti, sono stati effettuati 143 interventi chirurgici e gli Psicologi hanno aiutato 7mila persone delle quali 1.174 bambini. Attualmente due sono le strutture ospedaliere repubblicane rimesse in funzione e numerosi ambulatori medici periferici, strutture scolastiche e di istruzione prescolare. Nella Repubblica dell’Ossezia del Sud sono state consegnate oltre 100mila tonnellate di medicinali e più di 30 tonnellate di attrezzature mediche, oltre 11 tonnellate di aiuti umanitari. Specialisti hanno disinnescato oltre 2700 oggetti esplosivi. È stata ripristinata l’energia elettrica, telefonica, postale e la rete internet. Il 1 settembre 51 delle 55 scuole statali dell’Ossezia del Sud hanno iniziato normalmente l’anno scolastico che vede impegnati 64mila insegnati di ogni ordine e grado, 72 Cattedre specialistiche, 11 asili d’infanzia e 17 scuole d’infanzia, due corpus universitari, artistici e musicali. (ANSA) - MOSCA, 15 SET - Il bilancio delle vittime del conflitto russo-georgiano è di 373 persone, di cui 188 civili, 168 militari e 16 poliziotti. I dati sono stati forniti dal ministero della difesa, degli interni e della sanità di Tblisi. Vittime ossetine dell’aggressione georgiana: 1.672 civili LA FAMIGLIA DI UN EX PAZIENTE DEL REPARTO DI ONCOEMATOLOGIA È RIMASTA SENZA UN TETTO Chiediamo aiuto. La famiglia di Murman Midodashvili ha vissuto molti anni nella città di Zchinvali. Il cinquantenne Murman è georgiano da parte di padre e ossetino da parte di madre. Due dei suoi figli - Georgij e Svetlana hanno acquisito il cognome della madre - Dikkaevy La notte dell’8 agosto 2008 Murman con i suoi bambini, come tutti i residenti di Zchinvali si è rigugiato nel seminterrato della sua casa cercando di sfuggire ai bombardamenti georgiani. Il mattino seguente ha dovuto predere una decisione: per trasferire i suoi bambini in un luogo sicuro o cercare di raggiungere il villaggio georgiano vicino a Zchinvali dove vive la sua vecchia madre invalida e costretta a letto. Riuscì a salvare i sui figli. La madre è rimasta sotto le macerie fumanti della sua casa... La famiglia è riuscita a raggiungere alcuni conoscenti nella città di Vladikavkaz che li hanno accolti nella loro casa con una sola stanza. Una delle migliaia di storie datate agosto 2008 Solamente un dettaglio distingue questa storia da tutte le altre. L’8 agosto Murman ha salvato il figlio una seconda volta... Nel 2003 quando aveva redici anni a Georgij Dikkaev i medici scoprirono una leucemia. Per quattro anni i medici del RDKB lottarono per la sua vita. Vicino al ragazzo rimase sempre il padre. Tutti quelli che si trovavano in Clinica ricordano l’abnegazione di questo uomo e di come si prese cura di suo figlio che meglio una madre non poteva fare. Murman non disse a nessuno che stando con suo figlio a Mosca perse il lavoro. Nella sua regione - una delle regioni più povere della Russia - di un lavoratore così chi ne ha bisogno ? Non disse che anche lui era gravemente malato - soffre infatti di una grave forma di diabete. E che Murman ha fame avendo dato tutto ciò che possedeva per la cura di suo figlio. I medici solamente dopo aver scoperto tutto questo ci hanno informato della situazione... E come è stato difficile fargli accettare la solidarietà e l’aiuto da parte del Gruppo di Volontariato Padre Aleksandr Men’! L’orgoglio caucasico venne meno solamente quando la vita del figlio fu seriamente minacciata. La malattia fu debellata ma Georgij ancora per qualche anno dovrà sottoporsi a visite di controllo ambulatoriali fino alla completa scomparsa della minaccia di recidiva. Purtroppo, avendo superato l’età pediatrica non può più essere ricoverato presso la Clinica RDKB di Mosca. A Zchinvali i medici, che potrebbe seguire il giovane non potranno farlo per lungo tempo. La città è in rovina - e l’ospedale ancor più... E il lavoro per suo padre ancora non si vede. Ora non esiste più la loro casa. A Vladikavkaz, la Capitale dell’Ossezia del Nord - Alania, ci sono medici che già da molti anni seguono con successo i nostri ex pazienti di quella regione. E a Vladikavkaz a Murman è stato offerto un posto di lavoro. Solo non hanno un posto dove vivere. Una abitazione sullo standard di Mosca costa poco: 10mila dollari per una stanza. Per Murman questa è una somma irraggiungibile. Per tutti noi, assieme, sarà semplice dare un futuro ai due assistiti del Gruppo Padre Men’. ![]() LA VERITÀ SUL CONFLITTO IN OSSEZIA MERIDIONALE In primo luogo, qualche parola sul contesto storico del conflitto. L'Ossezia divenne parte della Russia zarista nel 1774 come provincia integrale, senza alcuna divisione tra nord e sud. Dopo l'annientamento dell'impero Russo, nel 1917, la Georgia ha rivendicato i territori dell'Ossezia del Sud. Nel 1918-1920 il popolo dell'Ossezia del Sud è stato sottoposto ad un primo genocidio da parte georgiana. In migliaia perirono o furono sospinti al Nord dell'Ossezia dalle truppe georgiane che avevano distrutto quasi tutti i villaggi nell'Ossezia del Sud. Nel 1921 si costituì il potere dei Soviet in Ossezia del Sud e nel 1922 quest'ultima venne annessa alla Georgia come Regione Autonoma. Il nuovo status degli osseti del Sud non aveva modificato l'atteggiamento di Tbilisi, che, peraltro costrinse a modificare il nome da ossetino in georgiano. La politica perseguita dalle autorità georgiane impose anche l'adozione dell'alfabeto georgiano. Per tutti questi motivi la popolazione dell'Ossezia del Sud decrebbe mentre nel resto del territorio dell'URSS si assisteva a un incremento demografico. Alla fine degli anni Ottanta del ‘900 l'estremismo nazionalista georgiano lanciò una campagna per la distruzione dell'autonomia dell'Ossezia del Sud: vennero annullate le leggi repubblicane che costituivano la base per la sua autonomia. Nel 1990 il Soviet Supremo della Repubblica Socialista Sovietica Georgiana abolì tutti gli atti legislativi adottati dopo il 1921 compreso il documento riguardante l'annessione dell'Ossezia del Sud da parte della Georgia, cosicché l'Ossezia meridionale si trovò al di fuori del quadro costituzionale e giuridico georgiano. Le discriminazioni e le minacce verso gli osseti si trasformarono in aggressione armata e violente persecuzioni: tra il novembre 1989 e il luglio 1992 (quando si dispiegarono forze russe di interposizione nella zona del conflitto) più di 4.000 osseti morirono, 300 furono i dispersi, più di 100 villaggi vennero incendiati e oltre in 40.000 trovarono rifugio in Russia. Al momento del dissolvimento dell'Unione Sovietica il referendum delle autonomie abchaze e ossete della Repubblica Socialista Sovietica Georgiana, previsto dalla Costituzione dell'URSS ancora in vigore, non si tenne. In tale situazione il 29 maggio 1992, il Soviet supremo della Repubblica di Ossezia del Sud proclamò l'indipendenza "prendendo in considerazione la volontà popolare espressa in occasione del referendum tenutosi il 19 gennaio 1992". Il 24 giugno 1992 a Dagomys (Sochi), El’cin e Shevardnadze firmarono un accordo di principio per la risoluzione del conflitto georgiano-osseto, che iniziava un'operazione di pacificazione in Ossezia del Sud. A partire dal 14 luglio 1992 vennero così dispiegate unità militari congiunte russe, georgiane e ossete per il mantenimento della pace. L'accordo prevedeva anche la creazione di una Commissione congiunta di controllo per risoluzione del conflitto. Nel corso degli anni successivi, le forze di peacekeeping risolsero positivamente il compito principale: prevenire la ripresa delle attività militari. Quell’accordo non solo riconosceva alla Russia il compito di peacekeeping , ma autorizzava le sue forze d'interposizione a controllare un “corridoio di sicurezza” largo circa 8 chilometri , a partire dalla linea di frontiera definita dall'accordo di Dagomys del 1992, con cui si era conclusa - in quel caso con la mediazione della Comunità di Stati Indipendenti (CSI) - la prima guerra tra Georgia e Ossetia del Sud. Le forze d'interposizione russe erano autorizzate, dagli accordi internazionali (ONU e OSCE), a presidiare alcune zone del territorio georgiano, tra cui una parte dell'arteria principale autostradale che attraversa la Georgia orizzontalmente da est a ovest. In realtà i russi non avevano fatto uso di questa autorizzazione, si erano stanziati all'interno dell'enclave sud ossetina e prendevano parte alle guarnigioni quadripartite e disarmate che controllavano la linea di confine. Il tutto monitorato da un gruppo di osservatori europei che avevano possibilità limitate di movimento in territorio ossetino ed erano acquartierati a Zchinvali. La linea di demarcazione di Dagomys concedeva all'Ossetia del Sud circa la metà del territorio che ai tempi sovietici era stato assegnato al Distretto Autonomo dell'Ossetia del Sud all'interno della Repubblica Socialista Sovietica di Georgia. Arriviamo ora all'attuale fase del conflitto. Come dovrebbe essere noto il 4 marzo 2008, la Georgia ha sostenuto che non avrebbe più considerato la Commissione congiunta di controllo come meccanismo efficace e ne ha chiesto la sostituzione con un nuovo formato di "2 +2 +2" (le autorità georgiane e filogeorgiane del cosiddetto governo di D. Sanakoev + la parte russa e il governo di E. Kokoity + l'OSCE e Unione Europea). La proposta è stata respinta dall'Ossezia meridionale, che l'ha valutata inattuabile, indipendentemente dal giudizio della Russia e degli altri Stati europei. Nel corso dei cinque mesi successivi la tensione lungo la linea di demarcazione tra territorio georgiano e osseto meridionale è cresciuta progressivamente, soprattutto per via della costante concentrazione lungo il confine di unità militari da parte georgiana, compresi armamenti pesanti vietati dall'accordo di Sochi. Frequenti provocazioni reciproche sono state un ulteriore peso per l'Unità congiunta di peacekeeping. I ripetuti appelli della Russia alla leadership georgiana e il nostro richiamo alla comunità internazionale per sostenere l'idea di un accordo giuridicamente vincolante tra le parti perché rinunciassero all'uso della forza, sono rimaste inascoltate. Nel mese di luglio 2008 molti furono le scaramucce che portarono al ferimento di molti abitanti dell’Ossezia meridionale e di soldati della forze di interposizione. A metà luglio i georgiani chiusero l’acquedotto della capitale Zchinvali e, cosci del pericolo imminente, una cinquantina di pullman con donne e bambini lasciarono l’Ossezia del Sud per rifugiarsi nella sorella Ossezia settentrionale - Alania. Nella notte tra il 7 e l'8 agosto le forze militari georgiane lanciarono l'attacco, appena qualche ora dopo le promesse di armistizio fatte dal Presidente della Georgia in diretta tv. Poiché si è trattato di un'aggressione pianificata su vasta scala, Saakashvili ha deliberatamente mistificato e ingannato il popolo georgiano e quello ossetino ignorando gravemente l'appello dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite per una "tregua olimpica" per i Giochi di Pechino. Pacifici villaggi dell'Ossezia del Sud sono stati sottoposti a un massiccio attacco e a bombardamenti, la capitale Zchinvali è stata quasi completamente distrutta. Saakashvili autorizzando "l'operazione di pulizia etnica”, si è spinto oltre ogni limite. Questo non è altro che un genocidio pianificato che vede il silenzio dell’occidente. Secondo le prime stime le vittime dell'aggressione georgiana si sono attestate a circa milleottocento civili innocenti, perlopiù vecchi e bambini. I cecchini georgiani non hanno consentito alla Croce Rossa di operare. I civili di Zchinvali sopravvissuti sono stati costretti a nascondersi negli scantinati degli edifici demoliti nel tentativo di salvarsi dal pesante fuoco delle forze militari georgiane. Saakashvili è responsabile di una catastrofe umanitaria. Dall'inizio dell'operazione militare oltre 40.000 sono stati gli sfollati rifugiati in Ossezia del Nord Alania. Anche il Quartier Generale dell'Unità congiunta di peacekeeping in Zchinvali è stato attaccato. Secondo le informazioni disponibili, 18 soldati russi sono stati uccisi e più di 100 sono stati i feriti. Quarantotto i villaggi ossetini in prossimità del confine georgiano rasi al suolo Interventi urgenti di ricostruzione delle strutture sanitarie distrutte dal conflitto nella Republica dell’Ossezia meridionale da parte del Ministero della Sanità della Federazione Russa Alla data del 1 settembre 2008 Programma di intervento per le messa in funzione delle seguenti strutture sanitarie e sociali: - Reparto Infettivologia Ospedale repubblicano; - Camera mortuaria Ospedale repubblicano; - Cucine Ospedale repubblicano; - Gruppo elettrogeno ospedale repubblicano; - Ricostruzione parte distrutta Ospedale psichiatrico (30 posti letto); - Ospedale neonatale repubblicano; - Dispensario antitubercolotico repubblicano (50 posti letto); - Farmacia centrale n. 1 (Direzione del Ministero della Sanità della Repubblica dell’Ossezia meridionale); - Policlinica cittadina di Zchinvali; - Policlinico pediatrico della città di Zchinvali; - Centro riabilitativo repubblicano «Nadezhda»; - Policlinica stomatologica repubblicana; - Pensionato repubblicano per invalidi ed invalidi «Zabota»; - Ospedale centrale rionale villaggio Znaur; - Stazione repubblicana di Pronto Soccorso; - Scuola medica di Zchinvali. RIEPILOGO DONAZIONI “EMERGENZA CAUCASO” Online 100,00 FR. MAURIZIO 10/09/2008 500,00 BR. GIULIO 13/08/2008 100,00 PE. CATIA CINZIA-ALESSIO IVAN 18/08/2008 300,00 FL TR LORENZO 18/08/2008 2.000,00 ZAM GIOVANNI 19/08/2008 20,00 KUR ELENA 25/08/2008 30,00 SA ANGIOLINA 28/08/2008 50,00 OLD GIANCARLO 03/09/2008 40,00 TIN CARLO, TED SIMONA Totale al 10.09.2008 3.140,00 Euro AIUTATECI A SALVARE I BAMBINI in aiuto ai bambini rifugiati in Ossezia del Nord Subito dopo la cessazione delle ostilità un gruppo di Clown della Clinica RDKB di Mosca (volontari del Gruppo Padre Men') sono volati in Ossezia del Nord - Alania per portare un primo aiuto e verificare sul campo le condizioni ed i bisogni dei rifugiati dalla capitale dell'Ossezia meridionale Zchinvali e dai villaggi vicini distrutti dai bombardamenti georgiani. Sono stati visitati quattro campi rifugio. Oltre a ciò è stato visitato l'Ospedale pediatrico repubblicano dove sono stati ìricoverati i bambini feriti dalla bombe georgiane (traumatologia, Otorinolaringoiatria, Urologia e Neurologia) dove attualmente si trovano circa sessanta bambini. La visita e l'impegno di alleviare le sofferenze dei bambini fuggiti dalla guerra è proseguito in un grande campo profughi dove attualmente sono ancora presenti un centinaio di bambini provenienti dall'Ossezia meridionale con i loro genitori e nonni e dove le attività del gruppo dei Clown sono state coordinate nell'ambito dell'intervento psicologico degli specialisti del Ministero delle Emergenze della Federazione Russa. Il lavoro si è svolto in un clima abbastanza sereno e nelle difficoltà degli oltre 30 gradi del clima caucasico. I bambini hanno risposto positivamente al lavoro terapeutico dei clown che nei giorni seguenti all'arrivo hanno anche portato la propria presenza nel centro terapeutico nel Centro di riabilitazione che dal 2007 è attivo in Ossezia del Nord per gli interventi in favore dei bambini di Beslan. Anche nel centro di accoglienza (struttura turistica estiva) di Alagir i clown hanno portato sollievo agli oltre 400 rifugiati (dei quali circa cento bambini) dove la situazione era assai più grave sotto il profilo psicologico. Sono stati presi importanti accordi con i rappresentanti locali del Ministero dell'Emergenze per proseguire gli interventi nel prossimo futuro. Aiutateci a Salvare i Bambini ringrazia tutti i donatori che anno sinora risposto all'appello della popolazione osseta. Le donazioni pervenute sinora (circa 3000 euro) andranno a sostenere le esigenze dei molti che ancora non sono potuti rientrare nelle loro case e nei loro villaggi devastati dagli eventi bellici. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() BESLAN 03.09.2004 - 03.09.2008 Il grande Direttore d’Orchesta Valerij Gergiev aprendo il Concerto fra le macerie del Parlamento della Capitale dell’Ossezia meridionale Zchinvali lo scorso 21 agosto ha riassunto in maniera formidabile i recenti drammatici eventi del Caucaso. “Voglio esprimervi tutta la mia ammirazione” - ha affermato il Maestro inchinandosi al pubblico presente. “Siamo qui per dichiarare al mondo intero la verità sul popolo osseto. Se non fosse per il grande aiuto della Russia ci sarebbero stati ancora più morti. Possiamo affermare a tutto il mondo che Zchinvali è una città eroe. Come a Stalingrado la città è completamente distrutta. Ma per voi, come le persone oneste di tutto il mondo nutrite la speranza di vedere questa terra prospera ed in pace”. Il quarto anniversario della strage di Beslan - se fosse possibile misurare il dolore e la sofferenza umana - è diventato ancor più doloroso, drammatico e insopportabile. Oggi l’Ossezia del Nord e del Sud insieme alla Russia intera si ferma a ricordare e rendere omaggio ai morti della scuola n. 1, ai trecentotrentuno vittime fra le quali centoottantasei bambini uniti, quest’anno, nel ricordo delle duemila vittime della capitale meridionale rasa al suolo in una notte. Oggi si vive la tragedia di tutto il popolo osseto. Accanto alle urla, lancinanti delle madri, si uniranno migliaia di voci straziate nel dolore per la morte di un bambino, di una donna, di un vecchio nella notte cupa dell’8 agosto 2008 quando gli ospedali, gli orfanotrofi, le case di riposo, i cimiteri per volontà della Presidenza georgiana sono diventati i primi obiettivi del genocidio osseto. E nessuno sentirà le voci degli abitanti dei 48 villaggi non esistono più ... Ed accanto al dolore fisico un altro dolore, meno straziante ma che lascia maggiormente sbigottiti, il dolore morale. Il popolo osseto non si capacita dei motivi per i quali questa nuova, immensa sua tragedia sia stata largamente strumentalizzata dalle cronache, come la vittima sia stata presentata come carnefice. Del perché non si sia voluto raccontare la verità al mondo. Un’immensa menzogna cha fa male più delle bombe, più dei cari scomparsi. Oggi Beslan è tutta l’Ossezia. A Beslan come a Zchinvali la popolazione soffre, soffre ancora. E sta male. E questo dolore sta sempre più diventando un dolore solitario, senza solidarietà e quindi senza speranza. Un dolore che squarcia un’intera nazione e che non trova solidarietà, per con-dividere, per non farti rimanere solo con i tuoi incubi, con la tua disperazione. Per questo a quattro anni da quel 3 settembre 2004 voglio pubblicamente ricordare e ringraziare tutti coloro che subito dopo la tragedia di Beslan, a Trento, hanno reso possibile quell’accoglienza che è rimasta nei cuori, nelle menti e nel ricordo indelebile di tutto il popolo osseto che sempre, in ogni occasione possibile, ancora ringraziano la nostra comunità per essergli stata davvero vicina e per aver alleviato, concretamente, le immani sofferenze subite. Così come voglio ringraziare coloro i quali hanno risposto immediatamente al nostro appello per aiutare le popolazioni ossete del sud sfuggite al nuovo orrore. L’Italia è diventata per il popolo osseto il luogo della condivisione del loro dolore e dell’aiuto vero. Loro non lo scorderanno mai. A noi spetta non dimenticarli. Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus Ennio Bordato LETTERA DA BESLAN Ora, in Ossezia del Sud, la situazione è relativamente senza problemi. La capitale, Zchinvali è praticamente distrutta. Molti i villaggi completamente rasi a al suolo. Anche il cimitero è stato distrutto. Le truppe russe hanno già preso posto permanentemente senza problemi. Guerra aperta non c’è più, ma vi sono ancora sparatorie. Sinora non è completamente tranquilla la situazione. Penso che si trovino ancora la per essere preparati ad una eventuale nuova battaglia. Come si intenderanno sviluppare ulteriormente le relazioni probabilmente dipende dalla grande politica. Molti non possono o non vogliono vedere cosa succede. Ma l’uccisione di bambini non può mai essere difesa. Molti i rifugiati stanno ritornando in Ossezia del Sud e molti vanno a disperdersi in molte regioni della Russia. In Ossezia del Sud hanno già cominciato a ricostruire città e villaggi, che possono essere comunque recuperate. Ci sono molti aiuti umanitari. Noi qui in Ossezia siamo tranquilli, non ci sono combattimenti. Ma moltissimi sono i rifugiati. E naturalmente la gente è molto tesa. Tutti sono molto preoccupati e vivono da vicino e con intensità tutto questo. Probabilmente non tutto è stato mostrato dagli organi di informazione, ma tutto quello che è successo in Ossezia del Sud è orrore. Altro non si può dire. Al momento non ho particolari informazioni sui bambini ma contatterò il Ministero della Salute e Ti riferirò. Sveta inizio pagina |
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