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LA MENZOGNA SVELATA

La Commissione d’Inchiesta della UE ha dichiarato
che la responsabilità della guerra in Ossezia del Sud
ricade sul Presidente della Georgia Saakashvili


Il prossimo 8 agosto si commemorerà il primo anniversario della folle guerra causata
dalla Georgia contro il popolo osseto. La nostra Associazione presente dal 2004
in Ossezia del Nord - Alania è subito intervenuta a sostegno della popolazione sfollata
attraverso il nostro partner di Mosca ed in seguito consegnando una piccola parte
della produzione del DVD interattivo per i bambini di Beslan anche alla popolazione
dell’Ossezia del Sud.

Gli interventi umanitari sono esulano dal contesto politico che ha provocato le sofferenze
e i drammi che, nel nostro piccolo, cerchiamo di alleviare. Per questo pubblichiamo
la notizia esclusa dal circuito mediatico italiano per il solo amore della Verità.

L’amore per la verità che dovrebbe spingere ogni Uomo - ed soprattutto ogni giornalista
che non prenda ordini da qualche potenza politica, magari straniera - a spiegare
il significato delle cose affinché non accadano più. Affinchè l’Umanità si affranchi dalla
guerra, violenza inutile soprattutto sulla popolazione civile indifesa. Come a Zchinvali...

Questa la notizia (www.ossetia.ru):

18.06.2009
“La principale responsabilità per il conflitto in Ossezia del Sud nel mese di agosto
dello scorso anno ricade sul Presidente georgiano Michail Saakashvili.
Questa conclusione è contenuta nella documentazione dei membri della speciale
Commissione istituita dall’Unione europea subito dopo la cessazione delle ostilità.
La notizia, non apparsa sulla stampa “libera” italiana al contrario è stata riportata
dalla stampa estera in particolare dal giornale tedesco “Der Spiegel”.

Uno dei commissari, un analista politico di rilievo da parte di Bruxelles, Bruno Koppieter
ritiene che «l'attacco georgiano a Zhkinvali, è potuto accadere grazie al potente sostegno
militare dato alla Georgia dalle potenze occidentali». «In questo modo l'Occidente è
indirettamente responsabile dello scatenamento del conflitto», - ha sottolineato.

Dello stesso parere l’esperto tedesco in diritto internazionale Otto Luchterhandt,
membro della Commissione UE. Lo stesso ha sostenuto che in questo conflitto
la Russia ha svolto il diritto di difesa in virtù della Carta delle Nazioni Unite dopo
il bombardamento da parte delle forze georgiane delle forze di pace russe in Ossezia
del Sud.

La Commissione ha constatato che la mattina del 7 agosto, alla vigilia del conflitto,
al confine con l'Ossezia del Sud la Georgia aveva dispiegato, su ordine di Saakashvili
una forza composta da 75 carri armati e 12 mila soldati”.

Già nel novembre del 2008 il New York Times aveva pubblicato un reportage oggettivo
che smontava la versione occidentale dei fatti. Ora, sotto una cortina di ferro di silenzio
omertoso, la libera e democratica stampa italiana tace la verità.


SI DUBITA DELLA VERSIONE GEORGIANA
SUL CONFLITTO CON LA RUSSIA
THE NEW YORK TIMES - 8 novembre 2008

TBILISI, Giorgia. Nuovi resoconti da parte di osservatori militari indipendenti sull’inizio
del conflitto fra Georgia e Russia di questa estate mettono in dubbio l’asserzione georgiana
che stava agendo per difendersi dai separatisti e da un’aggressione russa.

Al contrario, i resoconti suggeriscono che le truppe georgiane, prive di esperienza, attaccarono
l’isolata capitale dei separatisti, Tskhinvali, il 7 di agosto con un indiscriminato fuoco d’artiglieria
pesante, esponendo a grave pericolo sia i civili che i disarmati osservatori ed i peacekeeprs
russi.

Tali resoconti non sono abbastanza conclusivi ne esaustivi da risolvere la persistente disputa
a riguardo delle responsabilità per una guerra che ha irrigidito le relazione fra il Kremlino e
l’occidente. Tuttavia suscitano dei dubbi sull’accuratezza e l’onestà dell’insistenza georgiana
nell’affermare che i suoi bombardamenti di Tskhinvali, capitale della zona separatista a sud
di Ossezia, erano un’operazione ben precisa. La Georgia ha giustificato i propri bombardamenti
o come necessari a fermare i pesanti bombardamenti osseti ai danni di villaggi georgiani,
o come necessari per riportare l’ordine nella regione o per difesa contro l’invasione russa.

Il presidente georgiano, Michail Saakashvili, ha caratterizzato l’attacco come un preciso atto
di autodifesa. Ma secondo i resoconti degli osservatori del 7 e dell’8 di agosto, il fuoco
d’artiglieria georgiano colpiva l’intera città ad intervalli di 15 e 20 secondi, e durante la prima
ora di bombardamenti almeno 48 esplosioni avvenirono entro l’area civile. Gli osservatori hanno
anche affermato di non essere stati in grado di verificare se villaggi di etnia georgiana fossero
sottoposti a pesanti bombardamenti durante quella sera, mettendo cosi in dubbio una
delle principali giustificazioni di Saakashvili per l’attacco.

Le principali personalità georgiane contestano queste versioni dei fatti e domandano
che i Governi occidentali le discreditino. “Non so cosa tali informazioni siano e come siano
confermate” ha detto Giga Bokeria, il ministro degli esteri della Georgia. “Ci sono cosi
abbondanti prove dei continui attacchi subiti dai villaggi sotto il controllo georgiano e degli
ammassamenti di truppe russe, che in ogni caso queste notizie non cambiano il volto generale
degli eventi.”

Poi ha aggiunto: “Chi stava contando le esplosioni? Tutto ciò mi sembra un po` strano”.
Il Kremlino ha accolto favorevolmente le osservazioni degli osservatori, che, secondo
una dichiarazione scritta del Ministro per la difesa russo, Grigorij Karasin, riflettono “il reale
corso degli eventi che precedettero l’aggressione georgiana.”  Ha poi aggiunto che tali
testimonianze contraddicono le dichiarazioni di Tbilisi sui bombardamenti che definisce
“mitiche”. Gli osservatori facevano parte di gruppo operante nell’ambito dell’Organizzazione
per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), un’organizzazione multilaterale con 56
Stati membri; il gruppo ha monitorato il conflitto a partire da un precedente accordo di cessate
il fuoco degli anni ’90.

Le osservazioni del gruppo, che include un maggiore finlandese, un capitano dell’aviazione
bielorusso, ed un civile polacco, sono stati l’argomento di colloqui riservati con diplomatici
nella capitale georgiana di Tbilisi tenutisi in agosto ed in ottobre. Riassunti dei colloqui vennero
forniti al New York Times  da alcuni partecipanti ad entrambi. I dettagli furono poi confermati
da tre diplomatici occidentali e da un russo, e non vennero confutati dalla missione OSCE
in Tbilisi che forni un proprio sommario scritto delle osservazioni.

Saakashvili, che ha paragonato l’incursione russa in Georgia alle annessioni naziste in Europa
del 1938 e alla repressione russa di Praga del 9168, è alle prese con un malessere interno
verso la sua condotta e con lo scetticismo dei governi occidentali verso le sue scelte.

La breve guerra è stata disastrosa per la Georgia. L’attacco ha avuto gravi ripercussioni.
L’esercito georgiano ne fuoriesce umiliato dall’annientamento da parte russa delle proprie
brigate, dalla cattura e dal saccheggio delle proprie basi, dal sequestro degli armamenti e
dal controllo russo dell’intera viabilità del paese. Villaggi che la Georgia giurò di salvare furono
saccheggiati e sfollati dagli irregolari osseti e dalle forze cecene e cosacche; molti furono dati
alle fiamme.

Secondo gli osservatori, alle 15 del 7 di agosto un grosso quantitativo di artiglieria georgiana
e di lancia missili fu osservato nelle strade a nord di Gori, appena a sud dall’enclave.

Alle 18:10, gli osservatori furono informati da peacekeepers russi a riguardo di sospetti
bombardamenti georgiani contro Khetagurovo, un villaggio osseto; tale rapporto non venne
confermato indipendentemente e, alle 19:00, la Georgia dichiarò un cessate il fuoco unilaterale.
Durante un programma di notizie cominciato alle 23:00, la Georgia annunciò` che villaggi
georgiani stavano subendo dei bombardamenti e dichiarò l’inizio di una operazione mirata
a “riportare all’ordine costituzionale” l’Ossezia meridionale. I bombardamenti di Tskhinvali
cominciarono poco dopo il programma di notizie. Tuttavia, secondo gli osservatori, nessun
bombardamento di villaggi georgiani fu sentito nelle ore precedenti l’attacco georgiano.
Dei quattro villaggi che la Georgia dichiarò essere stati attaccati, almeno due erano nelle
vicinanze dell’ufficio degli osservatori in Tskhinvali, per cui gli osservatori avrebbero dovuto
sentire i bombardamenti distintamente.

Per di più, gli osservatori contarono il numero di esplosioni a partire dalle 23:35, l’inizio
dell’attacco georgiano. Alle 23:45 le esplosioni avvenivano ad intervalli dai 15 ai 20 secondi.
Alle 24:15 dell’8 di agosto, il generale maggiore M.M. Kulakhmetov , comandante dei
peacekeepers russi alla base, comunicò che la sua unità` aveva subito delle perdite in seguito
al fuoco nemico. Verso le 24:35, il numero di esplosioni pesanti nell’area di Tskhinvali contate
dagli osservatori era salito a 100, di cui 48 nelle vicinanze dell’ufficio degli osservatori, che si
trova in un’area civile e che fu danneggiato.

Il generale Anatoly Nogovitsyn, portavoce del Ministero della difesa russo, affermò che nella
mattina dell’8 di agosto già due soldati russi erano stati uccisi e cinque feriti. Due alti ufficiali
militari occidentali stazionati in Giorgia, che parlarono in anonimato poichè collaborano
coll’esercito georgiano, affermarono che, a prescindere dall’atteggiamento e dalle intenzioni
russe nei confronti della base, non appena che il fuoco georgiano colpi le posizioni russe,
il conflitto con la Russia fu inevitabile. Questo rischio palese, dissero, ha reso l’attacco
georgiano pericoloso e avventato. Alti ufficiali georgiani, un gruppo con scarsa esperienza
militare e forti legami personali con Saakashvili, hanno affermato che gran parte dei danni
a Tskhinvali fu causato dai combattimenti fra i loro soldati ed i separatisti, o dai bombardamenti
aerei russi durante il contrattacco del giorno seguente. Per quanto riguarda l’esteso
bombardamento della città, La Georgia ha comunicato ai diplomatici occidentali che siccome
gli osseti nascondevano le loro armi in edifici civili, questo li ha resi un bersaglio legittimo.

“I georgiani hanno detto chiaramente che stavano bombardando dei bersagli (l’ufficio
del Sindaco, la centrale di polizia) che arano stati usati per scopi militari,” affermò M.J. Bryza,
un assistente al segretariato di stato ed uno dei sostenitori più vocali di Saakashvili
a Washington.

Tali affermazioni non sono state verificate da fonti indipendenti e Ryan Grist, un ex capitano
dell’esercito britannico che era fra i rappresentanti OSCE in Georgia all’inizio del conflitto, ha
messo in dubbio la versione georgiana dei fatti. Grist disse di essere stato in continuo contatto
quella notte con tutte le parti, con l’ufficio di Tskhinvali e con il comandante Stephen Young,
l’ufficiale britannico in pensione che e` a capo della squadra di monitoraggio.

“Era evidente”, affermò Grist, “che l’attacco fu completamente indiscriminato e sproporzionato
alla provocazione, se di provocazione ce n’era stata. L’attacco, a mio parere, fu chiaramente
un attacco indiscriminato verso la città in quanto città”.

Grist ha svolto servizio come ufficiale militare o diplomatico in Irlanda del Nord, Cipro, Kosovo
e Jugoslavia. In agosto, dopo le rassicurazioni da parte del ministro degli esteri georgiano
(inesperto in fatti militari), Eka Tkeshelashvili, che l’attacco fu misurato e mirato, Grist forni
un resoconto dei fatti a dei diplomatici dell’Unione Europea basato sulle osservazioni dei gruppi
di monitoraggio ed aggiunse la propria valutazione. Poco dopo, in circostanze non chiarite,
rassegnò le dimissioni.

Un secondo resoconto dei fatti venne fornito in ottobre dal comandante Young ad una
delegazione di militari in visita alla Georgia. All’incontro, secondo uno dei presenti, il comandante
Young fece propria la versione delle squadre di monitoraggio affermando che i villaggi georgiani
 non erano stati bombardati pesantemente nella serata e nella nottata del 7 di agosto.
Secondo uno dei presenti, il comandante Young affermò che “se fossero avvenuti dei pesanti
bombardamenti nelle zone dove la Georgia disse che avvennero, i nostri li avrebbero sentiti,
e invece non li sentirono. I nostri sentirono soltanto degli sporadici fuochi d’armi leggere.”

L’OSCE rifiutò una richiesta da parte del The Times di intervistare il comandante Young
e gli osservatori, in considerazione della delicatezza del loro compito e volendo evitare un loro
coinvolgimento pubblico nel disaccordo.

Sgarbugliare le versioni dei fatti russe e georgiane non è stato un compito facile. La violenza
lungo il perimetro dell’enclave fu più` estesa quest’anno che nelle estati recenti; e nei giorni
prima del 7 di agosto ci furono dei bombardamenti contro certi villaggi georgiani. La tensione
era in crescendo.

Ognuna delle parti ha una lista recente di rimproveri reciproci sulla cui decisività si insiste.
Ma entrambe le parti vantano anche una serie di affermazioni sbagliate e di esagerazioni
che includono l’avere comunicato stime delle perdite che non sono state confermate dagli
esaminatori indipendenti. Il danno all’immagine internazionale sia per la Russia che
per la Georgia ha provocato un’intensa battaglia a livello di pubbliche relazioni.

Unità militari russe sono state implicate nella distruzione di proprietà` civili ed accusate dalla
Georgia di avere partecipato a fianco delle milizie ossete ad una campagna di epurazione etnica.
La Russia e l’Ossezia meridionale hanno accusato la Georgia di avere attaccato dei civili osseti.

Ma la domanda critica ed a cui tuttora non si trova risposta e` cosa cambiò per la Georgia fra le
19:00 del 7 di agosto, quando Saakashvili dichiarò il cessate il fuoco, e le 23:30, quando, come
lui afferma, ordinò l’attacco. Il governo russo e osseto hanno affermato che il cessate il fuoco fu
un trucco per posizionare i lancia missili e l’artiglieria in vista dell’attacco.

Tale opinione trova ampi consensi fra gli osseti. Molti civili testimoniarono di essersi trovati
nelle proprie abitazioni a riposare in seguito al comunicato di cessate il fuoco trasmesso da
Saakashvili. La sessantottenne Emeliya B. Dzhoyeva era a casa col marito settantenne, Felix,
quando cominciarono i bombardamenti. Felix perse parte del braccio destro dal gomito in giù e
soffri di ustioni al braccio ed al torso. “Saakashvili ci assicurò che non sarebbe successo nulla”,
lei disse, “così ce ne andammo tutti a letto.”

Finora, né la Georgia né i suoi alleati occidentali sono stati in grado di fornire prove conclusive
dell’invasione russa del paese o di una situazione cosi critica per i georgiani della zona osseta
da giustificare, come insiste Saakashvili, un intervento militare a larga scala.

La Georgia ha rilasciato intercettazioni telefoniche indicanti che una colonna corazzata russa
sarebbe penetrata nell’enclave dalla Russia all’inizio del giorno 7 di agosto, il che costituirebbe
una violazione delle regole dei garanti la pace. La Georgia affermò che tale colonna corazzata
segnò l’inizio dell’invasione. Ma le intercettazioni telefoniche non riferirono ne le dimensioni,
ne la composizione, ne il carattere della missione della colonna, e non c’e` alcuna prova che
fosse impegnata in scontri con le forze georgiane se non dopo molte ore dai bombardamenti
georgiani. La Russia insiste che non era altro che un addestramento logistico di routine o una
rotazione di truppe.

Interviste del The Times riguardanti i bombardamenti non hanno chiarito se i villaggi georgiani
vennero attaccati dopo della dichiarazione di cessate il fuoco di Saakashvili. Residenti del
villaggio di Zemo Nigozi, uno dei presunti villaggi sotto pesanti bombardamenti, affermarono
di essere stati attaccati a partire dalle 18:00, confermando le affermazioni georgiane.

In due altri villaggi, le interviste non confermarono le affermazioni georgiane. In Avnevi,
parecchi residenti dissero che i bombardamenti si fermarono prima del cessate il fuoco e che
non ripresero circa fino all’attacco georgiano. In Tamarasheni, alcuni residenti dissero di avere
subito dei leggeri bombardamenti durante la sera del 7 agosto, ma di essersi sentiti abbastanza
al sicuro da non cercare rifugio nelle cantine. Altri dissero di non avere subito alcun
bombardamento fino al 9 di agosto.

Con la scarsa disponibilità di informazioni affidabili e “super parte”, le osservazioni dell’OSCE
pongono gli Stati Uniti in una potenziale posizione di difficoltà. Gli Stati Uniti, la maggiore fonte
di aiuti internazionali di Saakashvili, da anni hanno accettato le conclusioni dell’OSCE
ed apprezzato la sua professionalità. Bryza si è astenuto dal giudicare le versioni dei fatti
contrastanti.

“Non ero presente”, ha affermato, riferendosi agli scontri. “I nostri non erano là. Ma senz’altro,
nel corso degli anni, l’OSCE ha costituito in molti casi il nostro punto di riferimento”.

L’OSCE stessa, pur rifiutandosi di discutere i propri ritrovamenti interni, nel confermare
l’accuratezza del proprio lavoro consigliò una certa prudenza nell’interpretazione troppo
generale dei fatti. “Siamo fiduciosi sul carattere esperto, accurato e imparziale delle osservazioni
dell’OSCE”, ha affermato il portavoce Martha Freeman in una email. “Tuttavia, il monitoraggio
delle attività di certe aree in determinati momenti non deve essere inteso isolatamente come
portatore di una versione comprensiva dei fatti”.


GEORGIA: PER OSSERVATORI NON FU MOSCA INIZIARE GUERRA
New York - 12:56

I rapporti degli "osservatori militari indipendenti sulla genesi del conflitto tra Georgia e Russia
mettono in dubbio la versione di Tbilisi". È quanto scrive in prima pagina il New York Times
che sulla base dei nuovi documenti smonta la versione del presidente Mikhail Saakashvili che
giustificò il bombardamento della capitale separatista Tskhinvali "il 7 agosto per difendersi
da un'aggressione dei separatisti (dell'Ossezia del Nord, spalleggiati dalle truppe) russe".

Anzi gli osservatori accusano l'artiglieria georgiana di aver "martellato indiscriminatamente
la capitale separatista Tskhinvali mettendo a repentaglio la vita dei civili, dei peacekeeper russi
e degli osservatori disarmati". Il Nyt, anche se sottolinea che il rapporto Osce non è ancora
ufficiale, evidenzia che questo avvalla di fatto la versione russa sull'inizio della guerra.
Da Tbilisi, dove oggi l'opposizione ha organizzato una grande manifestazioni di protesta contro
Saakhasvili, a nome del governo georgiano il viceministro degli Esteri Giga Bokeria mette
in dubbio e ironizza sull'accuratezza dei resoconti: "Chi stava contando le esplosioni?

Suona un po' strano", ha osservato riferendosi alla precisa cronologia dei colpi di artiglieria
e dei razzi in rapida successioni riferita dagli osservatori. La squadra che ha stilato il rapporto
era formata da un maggiore finlandese, un capitano bielorusso, un civile polacco.

www.repubblica.it


OSSEZIA DEL SUD LA GUERRA CONTINUA
di Giulietto Chiesa - da La Stampa del 2 novembre 2008

Tzkhinval - La strada che scende verso Tzkhinval dal tunnel di Ruk era, nel primo tratto,
interamente "ossetina". Poi, dopo il villaggio di Shava, c'era una discontinuità composta
di cinque villaggi interamente georgiani. Si chiamavano Kekhvi, Tamarasheni, Kurtà, Achabetti
Superiore e Inferiore. Una specie di enclave dentro un'altra enclave. I georgiani avevano scelto
Khekvi come capitale alternativa dell'Ossetia del Sud, e vi avevano installato un loro presidente,
Sanakoev

Il passato prossimo è d'obbligo perché adesso quei cinque villaggi non ci sono più, e nemmeno
Sanakoev, fuggito chissà dove. Restano, unici intatti, gli edifici bianchi del "governo" di Tbilisi
sulle alture.

Dalla macchina che ci porta veloce verso la capitale, quella vera, dell'Ossetia del Sud, si vedono
solo rovine annerite dal fumo, macerie di case sventrate, tubature spezzate. Non una sola casa
è rimasta in piedi, come se un tifone tropicale fosse passato sopra queste terre dove fino all'altro
ieri abitavano cinquemila persone.

Ma non ci sono tifoni tropicali in Ossetia del Sud. Questi villaggi hanno subito la vendetta degli
ossetini. Anche se non ci sono state vittime perché gli abitanti non armati, donne, vecchi, bambini
, erano stati evacuati di notte, prima dell'attacco georgiano della notte tra il 7 e l'8 agosto.

La gente di Tzkhinval mi spiegherà, poco dopo, che una delle cause, la più immediata, effetto
del furore vendicativo degli ossetini, fu proprio questa. "Se ne sono andati di notte, sapevano
che saremmo stati attaccati, sapevano che eravamo le vittime designate e non ci hanno avvertito
- dice piangendo Olesia Kadzhaeva, una giovanissima madre di due bambini che è riuscita
a scamparla in quelle tre notti tragiche. "Erano nostri vicini, hanno lasciato che ci
massacrassero".

Tra l'ultimo villaggio georgiano e la periferia di Tzkhinval c'è un chilometro e mezzo.
Sembra inpossibile ma una invalicabile frontiera di odio separava quelle comunità così vicine
da sfiorarsi. Da decenni ormai.E la strada princiale era una trappola per gli ossetini che
cercavano di fuggire verso il valico. Una trappola in cui sono morti a decine, e in cui sono morti
anche decine di soldati delle colonne russe, prese nell'imboscata, che il 10 agosto avevano
cominciato a scendere in soccorso degli ossetini.

Per evitare quella trappola mortale il governo di Tzkhinval aveva costruito una variante, la strada
di Zarskoe, dal nome del villaggio principale, che consentiva di uscire dall'accerchiamento
attraverso altre valli: due ore di tornanti per sfociare a Zhava e salire al valico sulla cresta.

Chiedo alla gente che mi si affolla intorno: ma se vi eravate accorti che l'attacco si stava
preparando perché non siete fuggiti? Inna Guchmasova, Maja Zasseeva, altre due giovani
madri, spiegano, con affanno e anche con un po' di acrimonia, all'ospite straniero, che
dovrebbe sapere e non sa, come quasi nessuno in occidente: "Certo che sapevamo!
E infatti molti di noi a migliaia, sono stati evacuati, tra il 2 e il 7 agosto, in Ossetia del Nord.
Perché l'offensiva, i primi cannoneggiamenti, erano cominciati allora. Tutti ci aspettavamo
un assalto. Ma molti pensavano che fosse una delle solite provocazioni, qualche colpo
di cannone, qualche sventagliata di mitragliatrice. Noi viviamo in queste condizioni da
diciassette anni".

"Io ci sono nata in questa guerra - dice Maja - ma non potevamo immaginare una guerra
con bombardamenti aerei, e razzi grad che piovevano al ritmo incessante di uno ogni due o tre
secondi". Una donna più anziana si fa avanti nel crocchio e, guardandomi diritto negli occhi,
mi apostrofa: "Lei ha un'idea di cosa si prova quando ti scoppia vicino un missile grad? ".

Si, l'ho provato in Cecenia. Ma furono solo i due primi che colpirono il palazzo presidenziale
di Dudaev. E mi bastò per tutta la vita.

Penso ai bambini, a quelli rimasti vivi, che hanno vissuto quel bombardamento. A centinaia
sono adesso negli ospedali russi per "dimenticare" ciò che non dimenticheranno mai più.

Qui è stato un bombardamento di tre giorni interi. Con l'aggiunta di oltre cento tra carri armati e
blindati che entrarono in città sparando a alzo zero contro le case, mentre la popolazione stava
rintanata nei sottoscala. Alzo gli occhi. Sono nella piazza principale della città. Il palazzo
del governo è un mozzicone annerito. Dietro, completamente sfondato da diversi razzi, il palazzo
del parlamento. I vetri di tutte le case della città sono in frantumi; due mesi dopo le finestre sono
ancora rappezzate con teli di plastica. Non c'è abbastanza vetro, per ora. Dormirò in una casa
ancora in piedi, con la luce che arriva solo alle sette di sera, con i muri interni crivellati di proiettili
di mitra. Dalla strada hanno sparato all'impazzata.

Due giorni in mezzo alle macerie di una città distrutta. Interi quartieri non esistono più.
Case, già povere prima di essere colpite, rivelano le loro nudità di intonaci sbrecciati.
Ma quello che balza agli occhi è che i georgiani non hanno solo bombardato la popolazione
civile, le case della gente: hanno sparato con i cannoni contro tutti gli edifici pubblici di una
qualche importanza. Distrutta l'università, colpiti gli ospedali, incendiata la biblioteca dove
un anno prima avevo visto le prove di ballo di decine di ragazzi e ragazze in una pausa della
guerra che sembrava lontana. Azzerare era evidentemente l'ordine, eliminare ogni traccia
di convivenza civile.

Quanti i morti civili? I russi, per bocca del vice-ministro degli esteri Aleksandr Grushko,
dicono 1682. Impossibile verificare, ma la quantità delle distruzioni è immensa. I carri armati
georgiani, mi racconta la gente, si muovevano solo nelle vie più larghe, per evitare imboscate.
E giravano le torrette sparando in tutte le direzioni. Vado a vedere la Prospettiva Alan Dzheov,
ex via Lenin, ora dedicata a un martire della guerra di Gamsakhurdia, del 1991. Lunghe serie
di case a un piano e mezzo, interamente demolite. La scuola n.5 la stanno rimettendo in piedi
adesso, ma è stata svemtrata in più punti, dall'alto e dal basso. Nel suo cortile l'ex campo
di calcio era stato trasformato in cimitero: le vittime, tutti giovani e giovanissimi, avevano
studiato in quella scuola. Anche il cimitero è stato colpito, sfondato, le lapidi di marmo, con
le effigi delle decine dei caduti tracciate sul marmo , come quelle dei bambini morti a Beslan,
con la tecnica della scultura fotografica, sbrecciate dalle schegge.

La città rivive poco per volta, come è già accaduto nel 1991, guerra di Gamsakhurdia, nel 1993,
2004, con Shevardnadze, e in questi ultimi anni con Saakashvili. L'Occidente, riunito a Bruxelles,
raccoglie 4,5 miliardi di dollari di promesse per la "ricostruzione della Georgia", che andranno -
sempre che arrivino - tutti a Saakashvili, come premio per l'aggressione a una popolazione
allo stremo che non vuole tornare sotto un potere che ha cercato di sterminarla.
Una specie di contraddizione in termini per chi, come fa l'Europa, afferma di riconoscere
l'integrità territoriale della Georgia.

E allora, magari per insipienza, non ci accorgiamo che con questo comportamento riconosciamo
che l'Ossetia del Sud non fa più parte della Georgia. Questa tragedia, oltre che piena di bugie, è
anche piena di paradossi. I russi, come promesso, si sono ritirati all'interno della nuova linea
di frontiera. Stanno sulle alture e controllano da lontano. Vado sulla linea di demarcazione, dopo
avere chiesto, invano, di parlare, almeno al telefono, con gli osservatori dell'Unione Europea.
I miei accompagnatori ossetini mi dicono che hanno un solo numero telefonico dall'altra parte,
e che non risponde. È domenica mattina. I soldati russi stanno a due chilometri dal confine,
nel punto a sud-est della città, sulle alture da cui le truppe georgiane hanno martellato le case
e le strade della città, prima di entrarvi l'8 agosto. La strada è ostruita da blocchi di cemento.
Guardo con il binocolo, a lungo, dall'altra parte. A un chilometro si muovono le auto della polizia
goergiana.

Dunque le forze armate ossetine si trovano a diretto contatto con quelle georgiane.
E di osservatori europei nemmeno l'ombra. Abbiamo preso la responsabilità di controllare
la zona cuscinetto, noi europei, ma non possiamo farlo con 225 osservatori su una frontiera
di decine di chilometri che è contestata in tutti i punti e che passa in mezzo ai villaggi.
Ad ogni momento può scoppiare un nuovo scontro. E infatti ogni giorno si spara.
Un gruppo di ragazzi di Tzkhinval mi consegna un elenco con i nomi di 11 persone sparite
nelle settimane dopo la fine della "guerra dei cinque giorni". Quasi tutti giovanissimi, prelevati
da gruppi armati non identificati che penetrano nel territorio dell'Ossetia del Sud. Vivi, morti,
ostaggi, merce di scambio? Per ora silenzio.

Torno nella città che nessuno in occidente, ha chiamato "martire". C'è un matrimonio in corso
e, poco più oltre, il funerale di un giovane, ferito nei primi scontri dell'8 agosto, mentre a Pechino
si aprivano le Olimpiadi.

Qui i giovani, nati in questa guerra di sterminio, si sposano prestissimo e fanno subito bambini.
Una specie di resistenza "demografica" collettiva. Secondo il censimento dell'URSS del 1989
sul terrtorio georgiano vivevano 164 mila ossetini. Nel 2002 si erano ridotti a 38 mila.
Un genocidio e una pulizia etcnica che si sommano insieme, perché molti non reggono
e fuggono in Ossetia del Nord.

Mi raccontano le gesta eroiche dei loro soldati, che combatterono con i fucili mitragliatori
contro i blindati georgiani, costringendoli per tre volte a uscire da Tzkhinval, ancora prima
che arrivassero i russi. Gli ossetini si considerano un popolo guerriero. In città si vedono
girare i pick-up color grigio-verde catturati ai georgiani in fuga. Mi danno un cd con le fotografie
delle distruzioni che gli assalitori hanno scattato con i loro telefonini. Testimonianze dirette
del massacro, scattate dai massacratori che pensavano di portarle a casa come trofei e che
non sono più tornati a casa.

Mi chiedono ansiosi cosa ne penso, mentre salgo sull'auto che mi porterà a Vladikavkaz,
dai "fratelli ossetini" del nord . Penso che questa ultima guerra ha scritto la pagina finale.
L'Ossetia del Sud non tornerà mai più sotto il governo georgiano. Quali che siano gli sforzi
dell'Europa e degli Stati Uniti per affermare un principio che significherebbe il massacro
finale degli ossetini. Fino a quel fatidico 8 agosto restava l'incertezza. Oggi la Russia,
riconoscendo la sovranità di Tzkhinval, l'ha sciolta.

Questo il preludio lacerante di una storia di sangue che non è ancora finita.


LETTERA APERTA AL MINISTRO DEGLI ESTERI FRANCO FRATTINI
Mosca, 29 ottobre 2008

Signor Ministro,
Le scrivo dopo una visita in Ossetia del Sud, effettuata nei giorni 25 e 26 di questo mese.
Per segnalarle l'alto livello di pericolosità da me rilevato lungo la linea di demarcazione tra
Ossetia del Sud e Georgia, risultante degli effetti prodotti dall'aggressione della Georgia contro
l'Ossetia, scatenata nella notte tra il 7 e l'8 Agosto.

Il sopralluogo mi permette di rilevare:

• L'assenza (o non visibilità) degli osservatori europei in quel giorno, nel determinato punto
   di osservazione da me visitato, a sud est di Tzkhinval.
• Assenza delle forze russe nelle immediate vicinanze della linea di demarcazione.
• Come conseguenza le forze militari georgiane e sud-ossetine si trovano ora a diretto contatto,
   con possibilità, in ogni momento, della ripresa di scontri armati e di altre azioni di provocazione.

In effetti, secondo le testimonianze di fonte ossetina da me raccolte, duelli di arma da fuoco
sono molto frequenti. Non solo: ho potuto raccogliere la documentazione di undici persone,
tutti uomini, in gran parte giovani e giovanissimi, che risultano essere state rapite da gruppi
armati non identificati e portati in territorio georgiano. Di questi undici sequestrati posso fornire,
all'occorrenza, le generalità. Che comunque trasmetterò alle organizzazioni per la difesa dei
diritti umani. È da notare che tutto ciò sta avvenendo dopo il cessate il fuoco che ha fatto seguito
al conflitto di Agosto e che è stato siglato a nome dell'Unione Europea dal presidente francese
Sarkozy. Gli ultimi rapimenti risalgono alle ultime due settimane. Di queste persone non c'è
più traccia. Il governo di Tzkhinval denuncia il ripetersi di azioni terroristiche sul suo territorio.

Sottolineo queste circostanze perché è evidente che l'Unione Europea ha ora la diretta
responsabilità politica e morale di impedire che quella precaria frontiera sia penetrabile
a piacimento da gruppi di provocatori, o semplicemente da criminali in cerca di ostaggi
da vendere.

Rilevo che, nelle presenti circostanze, e nel formato attuale, l'Unione Europea non è in grado
di garantire l'impenetrabilità di quella frontiera.

Rilevo che, dopo avere insistito per il ritiro delle forze russe all'interno dell'Ossetia del Sud
(ed avendo la Russia rispettato i patti) , non sarà possibile riversare su di essa la responsabilità
per ciò che è altamente probabile accada.

L'Italia ha inviato un gruppo di osservatori a far parte del contingente europeo e dunque condivide
in toto questa responsabilità. Vorrei quindi sapere da lei qual è il mandato entro cui agiscono i
nostri osservatori, quali le istruzioni impartite dal nostro governo, le modalità della loro selezione,
e cosa intenda fare il governo italiano per fare fronte alla situazione sul campo. Situazione che,
ripeto - anche alla luce delle gravi dichiarazioni del presidente Saakashvili, che annunciano
la ripresa delle ostilità - minaccia un rapido peggioramento.

Distinti saluti
Giulietto Chiesa, parlamentare europeo.


LETTERA DI GIULIETTO CHIESA ALLA COMMISSARIA EUROPEA
PER LE RELAZIONI ESTERNE

Bruxelles, 29 ottobre 2008

Gentile Benita Ferrero-Waldner,
Rilevo da informazioni di stampa che la Commissione Europea ha stanziato 300 milioni di euro
per la "ricostruzione della Georgia".

Rilevo che una conferenza dei donatori, con la partecipazione e promozione dell'Unione Europea,
ha raccolto impegni per oltre 4,5 miliardi di euro per "ricostruire parti della Georgia che sono
state danneggiate".(to rebulid parts of Georgia that were damaged in its war with Russia).

La mia domanda è: a chi andranno queste ingenti somme?

A quanto sembra di capire esse saranno consegnate al Governo di Tbilisi. Lo deduco dal fatto
che l'Unione Europea (e gli altri donatori) considerano quello di Tbilisi l'unico governo legittimo
della Georgia, intendendo per Georgia il territorio della Repubblica Socialista Sovietica
di Georgia, cioè anche i territori dell Ossetia del Sud e dell'Abkhazia.

Ciò significa che questo denaro non sarà usato per ricostruire le "parti della Georgia" che
maggiormente hanno subito distruzioni. Avendo visitato Tzkhinval posso testimoniare che
il livello delle distruzioni materiali in quell'area è enorme e richiederà grandi sforzi economici
anche solo per un elementare ripristino della vita civile.

Faccio rilevare che, se questo fosse l'esito dell'iniziativa europea, non soltanto l'Europa
premierebbe l'aggressione georgiana contro il piccolo popolo dell'Ossetia del Sud, ma - cosa
davvero paradossale - l'Unione Europea, mentre dichiara di riconoscere l'integrità territoriale
della Georgia, di fatto riconosce invece che la regione dell'Ossetia del Sud non ne fa più parte,
proprio in quanto non è abilitata a ricevere fondi per la ricostruzione.

A quanto pare l'errore di valutazione, che ha impedito all'Unione Europea di condannare con
chiarezza l'aggressione georgiana, continua a produrre frutti velenosi e paradossi a non finire.

Per evitare questa situazione sarebbe indispensabile che l'Unione Europea decidesse
di erogare direttamente all'Ossetia del Sud, senza passare attraverso Tbilisi , una parte dei fondi
europei e internazionali.

Meccanismi di questo genere sono stati già sperimentati altrove e ripetutamente.
In questo caso, anche a difesa delle condizioni di vita di decine di migliaia di vittime della guerra,
è indispensabile prendere atto che il governo georgiano non è in grado e non vorrà garantire
la ricostruzione di quelle parti del territorio che considera proprie.

Questo è l'unico modo di soddisfare quello che il Presidente Barroso ha definito "l'imperativo
morale di aiutare un vicino che ne ha bisogno" ( a moral imperative to help a neighbour in need).
Altrimenti dovremmo concludere che l'Ossetia del Sud non è un nostro "vicino".

Distinti saluti
Giulietto Chiesa, parlamentare europeo.

www.giuliettochiesa.it


Ma saranno veri aiuti?
29 ottobre 2008


La conferenza dei donatori offre un forte segnale di sostegno alla Georgia ma Transparency
International solleva dubbi sulle mancate consultazioni con il parlamento georgiano e le
organizzazioni civili del paese. In un meeting globale tenutosi mercoledì scorso a Bruxelles
e ospitato dall'Unione Europea e dalla Banca Mondiale insieme, un totale di 67 donatori tra
nazioni di tutto il mondo ed istituzioni finanziarie hanno promesso 3 miliardi e mezzo di euro
alla Georgia per la ricostruzione dopo il conflitto.

[...]

Il giorno precedente il meeting di Bruxelles, l'organizzazione non governativa Transparency
International, dalla sua sezione Transparency Georgia attiva a Tbilisi, aveva lanciato un allarme,
avvertendo che la segretezza assoluta della riunione dei donatori e la mancanza di consultazioni
con il parlamento georgiano e le organizzazioni civili del paese sono una minaccia grave
in quanto rischiano di mettere a repentaglio la limpidità nella distribuzione degli aiuti.

La critica mossa da parte dell'organizzazione indipendente, che dal 2000 lotta contro
la corruzione in Georgia, rilevava che a Bruxelles si sarebbero incontrati i rappresentanti
delle nazioni donatrici e il governo georgiano, oltre alle istituzioni multilaterali, per decidere
riguardo a centinaia di milioni di euro da destinare alla Georgia, ma che la conferenza si
sarebbe tenuta a porte chiuse e che «nonostante ripetute richieste, a nessun rappresentante
georgiano, a parte il piccolo team di governo, e a nessun osservatore internazionale
indipendente è stato permesso di seguirne le sedute».

Le polemiche sollevate da Transparency Georgia riguardo alla conferenza dei donatori fanno
riferimento innanzitutto al processo decisionale, definito «poco trasparente» dall'organizzazione,
che ha specificato: «lo stanziamento di aiuti deciso a porte chiuse manca di rispetto sia verso
chi paga le tasse presso le nazioni donatrici, sia verso i cittadini della Georgia.
L'assenza di trasparenza riduce le probabilità che quel denaro raggiunga chi ne ha più bisogno.
Se i donatori vogliono veramente supportare lo sviluppo della Georgia, allora devono assicurarsi
che questo aiuto sia democraticamente motivato».

L'organizzazione no-profit ha dichiarato che «ripartire questa enorme somma a porte chiuse
e in base a un documento segreto non è un buon esempio di democrazia perché, se i georgiani
non possono avere niente da dire su come questo denaro sarà speso, la democrazia in Georgia
sarà indebolita anziché rafforzata».

Il direttore di Transparency Georgia Tamuna Karosanidze ha lanciato un appello
ai rappresentanti dei paesi donatori, affinché stabiliscano chiare procedure di responsabilità
e trasparenza per tutte le parti implicate negli aiuti alla Georgia, a partire dalla pubblicazione
di dettagliati resoconti di bilancio, e ha rivolto una petizione al governo della Georgia, affinché
rilasci immediatamente l'intero testo della “valutazione dei bisogni congiunti”, con l'eccezione
di quei passaggi che contengano dati suscettibili di confidenzialità, e metta la discussione
di questo documento all'ordine del giorno in parlamento.

www.osservatoriocaucaso.org


Saakashvili nasconde l'altro volto della democrazia

24 ottobre 2008

La notizia che a Bruxelles è stato deciso
di aiutare la Georgia con 4 miliardi e mezzo
di dollari ha fatto il giro del mondo con un
certo scetticismo,anche perché, guarda che
coincidenza, si tratta della stessa somma che
nel 2001 gli stessi paesi si impegnarono a
concedere all’Afghanistan rovinato da decenni
di guerra e dal regime talibano. Una somma
di denaro, mai arrivata all'Afganistan.
 
Saakashvili e i paesi che hanno sponsorizzato
la sua avventura dicono che questi soldi
saranno appena sufficienti per ricostruire
il paese dalle distruzioni russe. A parte che
i russi si sono limitati a cacciare l’aggressore
georgiano dall’Ossezia costringendolo alla
pace, se distruzioni vi sono state queste hanno
riguardato esclusivamente degli obiettivi militari.
E poi gli sponsor occidentali sanno almeno
che quattro miliardi di dollari rappresentano
tutto il prodotto interno lordo della Georgia?

Si sa che esagerare serve a mettere un po’
di sale nell’insipida minestra della realtà, però
un pò di misura, anche nell’esagerazione,
ci vorrebbe!




Con questa pioggia di dollari la Georgia dovrebbe oltre che ricostruire anche mettere le banche
al riparo. Ma di quali banche si tratta, di quelle delle Isole Cayman? Lo sanno tutti che in Georgia
le banche fanno soltanto da ufficio postale e che appena si entra nell’entourage di Saakshvili
la prima cosa da fare è aprire un conto cifrato in un paese sicuro.

Ma a parte questi particolari trascurabili, leggiamo nel Times che gli sponsor occidentali
dovrebbero dare questa bella sommetta a condizione che Saakashvili si metta a costruire la
democrazia nel suo paese. Il che significa riconoscere quanto l’opposizione è andata dicendo
e dimostrando in questi anni. E cioè che Saakashvili ha creato un regime di dittatura personale
dopo aver cacciato prima l’opposizione e poi gli amici che gli avevano permesso di andare
al potere. Ma queste comunque sono quisquilie. Perché la condizione più vincolante impone a
Saakashvili di portare avanti la democrazia con la stessa determinazione e lo stesso coraggio
dimostrati dinanzi ai carri armati russi.

E qui le cose si complicano. Come hanno riconosciuto gli stessi americani le armate
di Saakashvili appena visto i russi hanno voltato le terga abbandonando un centinaio di carri
armati ultimo modello. Il che significa che se Saakashvili dovrà dimostrare lo stesso coraggio,
la democrazia che vorrà costruire nel paese, avrà inevitabilmente il volto del suo fondoschiena.

www.ruvr.ru


I Laburisti georgiani invitano a vendere la nuova residenza
di Saakashvili in costruzione
TBILISI, 4 ottobre - RIA Novosti

Il Partito Laburista georgiano invita il Presidente
Saakashvili a vendere la nuova residenza
presidenziale in costruzione e destinare
i fondi ai profughi della Regione di Shida Kartli
e della gola di Kodorskij per dar loro un tetto,
informa l’Agenzia “Novosti-Georgia”.
Secondo i laburisti la residenza di Tbilisi
di Michail Saakashvili, la cui costruzione è
in via di completamento, è già costata alle
casse statali oltre mezzo miliardo di dollari.
“Noi offriamo due opzioni al Presidente. Spendere gli oltre 500 milioni di dollari per i nostri figli
ed i nostri giovani per la costruzione di Scuole ed asili nelle regioni colpite durante gli eventi
del mese di agosto oppure vendere il palazzo presidenziale e con i proventi stanziare fondi
per l'acquisto di appartamenti per i profughi “- ha detto il Segretario generale del partito Iosif
Shatberashvili.

RIA NOVOSTI


Il Capo di Stato Maggiore delle forze di pace ucciso a Zchinvali
04 ottobre 2008

L'esplosione nella capitale del Sud Ossezia
ha ucciso il Capo di Stato Maggiore delle forze
di
mantenimento della pace nella Repubblica
Mosca, 4 ottobre. INTERFAX.RU Nell’esplosione
avvenuta ieri a Zchinvali è morto il Capo di
Stato Maggiore delle forze di mantenimento
della pace in Ossezia del Sud, Ivan Petrik,
ha affermato ad Interfax-AVN l’aiutante
del Comando Supremo dell’Esercito russo,
il Colonnello Igor Konashenkov “Sì, è andata
così. La sua morte non la nascondiamo" - ha detto Konashenkov. Secondo lui “il corpo
di Petrika è stato immediatamente identificato e non saranno necessarie ulteriori azioni
per l'identificazione”.

Konashenkov ha detto che ancora non è possibile annunciare ufficialmente i dati relativi
al numero dei deceduti nell’esplosione. Secondo lui questi dati potranno essere comunicati
al pubblico lunedì.

Nel frattempo il Ministero degli Affari Interni dell’Ossezia del Sud ha informato che nelle due
esplosioni sono rimaste uccise 11 persone. Nella Repubblica hanno aperto un’indagine
ufficiale su questo fatto. “Sappiamo che nell'esplosione sono rimaste uccise 11 persone," -
ha detto sabato ad “Interfax” il Ministro degli Affari Interni della Repubblica Michail Mindzaevym.
Secondo la sua dichiarazione fra i morti - non solo vi sono i militari russi ma anche civili.
La Divisione del Ministero degli Interni ha Unità MIA Ossezia del Sud ha deciso il rafforzamento
del servizio.

Intanto i feriti nell’esplosione avvenuta all'interno della sede della forze di pace russe a Zchinvali
sono stati inviati all’Ospedale di Vladikavkaz come ha informato “Interfax” il Direttore e
dell’Ospedale repubblicano Ljudmila Kelechsaeva.

“Le condizioni dei quattro feriti sono molto gravi. Ieri in serata, accompagnati dal responsabile
medico delle forze di pace, sono stati inviati all’Ospedale di Vladikavkaz che riesce a fornire cure
più adeguate " - ha detto. Nell’esplosione avvenuta presso la sede delle forze di mantenimento
della pace a Zchinvali si è aperto un procedimento penale per "terrorismo", ha detto a Interfax
sabato il rappresentante ufficiale del Commissione d’Inchiesta della Procura (SKP) della
Federazione Russa, Vladimir Markin.
"Per il fatto relativo all’esplosione avvenuta a Zchinvali, nella quale sono rimasti uccisi otto
soldati della forza di pace russi ed altri otto sono stati feriti, il Dipartimento Investigativo (VSY),
SKP RF perseguirà i colpevoli ai sensi dell'articolo 205 del Codice Penale (atti di terrorismo)", -
ha detto Markin. Ricordiamo come ieri, nel pomeriggio a Zchinvali sono avvenute due esplosioni.
La prima era diretta contro il Capo dell’Amministrazione della Provincia Leninskij dell’Ossezia
del Sud Anatolij Margiev. Fortunatamente lo stesso non ha riportato ferite.

La seconda esplosione è avvenuta all'interno della Sede della forze di pace russa nella città
di Zchinvali. È stata fatta esplodere una delle due autovetture fermate in precedenza nei pressi
del villaggio Dizi e portate nella sede delle forze di pace per un'ispezione. Secondo stime
preliminari il potere esplodente era equivalente a 20 kg di tritolo.

© Interfax.ru


OSSEZIA DEL SUD - MINISTERO DELLA DIFESA
DELLA FEDERAZIONE RUSSA: L’ATTENTATO A ZCHINVALI
È UN
TENTATIVO DI FAR FALLIRE IL PIANO
«MEDVEDEV - SARKOZY»

04 ottobre 2008

Il Ministero della Difesa della Russia ha ufficialmente confermato la morte di sette soldati
pacificatori in Ossezia del Sud. Il comunicato stampa del Ministero afferma che «in data 3 ottobre
alle ore 16.00 nel corso di un intervento da parte di una pattuglia della forza di pace russa in
prossimità del villaggio di Dizi sono stati fermate due automobili VAZ-2109 con quattro persone
a bordo senza documenti. Dal controllo sono state scoperte armi di piccolo calibro e granate.
Una delle autovettura aveva targa georgiana».

«Al fine di effettuare la perquisizione e verificare la responsabilità dei singoli fermati, gli stessi
sono stati scortati sino al Quartier generale della forza di mantenimento della pace - afferma
il Comunicato del Ministero della Difesa -. Quando si iniziava ad ispezionare una delle due
autovetture si è verificata esplosione di una delle due autovetture. Conseguentemente
all’esplosione sette militari della forza di pace forze sono morti ed otto sono rimasti feriti.
Secondo stime preliminari l’esplosivo consisteva in 20 kg di tritolo equivalente».

Indagini si stanno svolgendo per stabilire le cause dell'incidente. Il Ministero della Difesa
della Federazione Russa individua nell’incidente un atto terroristico attentamente pianificato
volto a minare l'attuazione degli obblighi delle parti nel rispetto delle disposizioni del piano
«Medvedev - Sarkozy».

ITAR TASS


La Russia ha proposto ai paesi europei di cessare
la cooperazione militare con la Georgia
02 ottobre 2008

La Russia ha proposto ai paesi europei di cessare la cooperazione militare con la Georgia.
Si tratta dell’eventuale adozione della decisione sul divieto delle forniture di armamenti e mezzi
bellici nell’ambito del Forum OSCE per la cooperazione nel campo della sicurezza.
 
Nell’arco di due settimane i partner della Russia nel quadro dell’OSCE dovranno esaminare
questo progetto e adottare una decisione al riguardo. Motivando la loro proposta i diplomatici
russi hanno presentato delle prove inoppugnabili del fatto che la Georgia già da tempo
preparava l’aggressione contro l’Ossezia del Sud e si armava attivamente con l’aiuto dei
partner stranieri. L’iniziativa russa è di stretta attualità anche perché è stata formulata sullo
sfondo dello scandalo, scoppiato in Ucraina intorno alle forniture illegittime di armamenti
alla Georgia.

Le relative decisioni erano adottate al livello presidenziale alle spalle della legislazione
nazionale e in violazione delle norme del diritto internazionale che proibisce le forniture
del genere alle zone di conflitto. Si consideri che si tratta di armamenti prevalentemente
di carattere offensivo. Anzi, i complessi missilistici antiaerei erano accompagnati da unità
di combattimento ucraine che non solo addestravano i militari georgiani ma anche partecipavano
direttamente alle azioni militari nel Caucaso. Ecco che cosa ha detto a tale proposito Pavel
Solotarev, vice direttore dell’Istituto di studi sugli Usa e il Canada.

Con certezza si può dire che il personale ucraino ha aiutato le forze armate georgiane poiché
esistono delle determinate norme di fornitura di armamenti e mezzi bellici. La Parte che fornisce
armamenti e mezzi tecnici, di regola, è tenuta a farsi carico anche dell’addestramento
del personale all’esercizio combattivo di questi mezzi tecnici. Insomma l’Ucraina ha fornito
illegittimamente alla Georgia non solo armamenti e mezzi bellici, ma anche ha inviato suoi
specialisti militari.

www.ruvr.ru


L'Assemblea del Consiglio d’Europa richiede un'indagine
internazionale indipendente sulla guerra tra la Georgia e la Russia
Strasburgo, 02.10.2007

L'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE), dopo avere discusso delle
conseguenze della guerra tra Georgia e Russia ha sottolineato - il 2 ottobre - la necessità
di condurre un’indagine internazionale indipendente per accertare i fatti dello scontro, anche
alla luce delle contestazioni sulle circostanze che hanno dato luogo alla guerra tra i due paesi.

Nella risoluzione, l'Assemblea ha dichiarato che la Georgia e la Russia hanno violato i principi
ed i valori propri del Consiglio d'Europa, nonché l’impegno preso di regolare i conflitti tramite
l’utilizzo di mezzi pacifici. Le due parti sono state, infatti, responsabili di violazioni dei diritti umani
e del diritto umanitario.

I parlamentari hanno messo in evidenza “un utilizzo sproporzionato della forza da parte
della Georgia” aggiungendo che neanche il contrattacco della Russia “rispettava il principio
di proporzionalità”. Il ricorso di entrambe le truppe alla forza indiscriminata e all'utilizzo di armi
nelle aree civili “può essere considerato come crimine di guerra”, hanno aggiunto.

L'Assemblea ha, inoltre, invitato la Russia a rivedere la sua decisione di riconoscere
l'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia ed autorizzare l’accesso degli osservatori UE
e OSCE nei due territori. Tali presupposti, così come la piena attuazione dell'accordo di cessate
il fuoco concluso sotto gli auspici dell'UE, erano “le condizioni basilari” per un dialogo costruttivo,
ha dichiarato l’Assemblea.

I parlamentari hanno anche espresso la loro preoccupazione nei riguardi “delle accuse plausibili
di atti di pulizia etnica commessi in villaggi georgiani in Ossezia del Sud e nella zona cuscinetto
da milizie irregolari e bande che le truppe russe non hanno bloccato”.

www.coe.int/press


OSSEZIA DEL SUD: RESIDENTI DELL'OSSEZIA MERIDIONALE
OGGETTO DI COLPI D'ARMA DA FUOCO IN PROSSIMITÀ
DEL CONFINE CON LA GEORGIA

02.10.2008

Abitanti ossetini del villaggio Otrev, provincia di Zchinvali, sono stati oggetto di un attacco
con armi da fuoco in prossimità del confine con la Georgia, uno dei quali è rimasto ucciso
ed un secondo ferito. «Verso le ore 14:00 circa, dal villaggio georgiano di Disev sono partiti
dei colpi d'arma da fuoco che hanno colpito un'automobile «VAZ», sulla quale viaggiavano
tre passeggeri, uno dei quali a causa delle sue ferite è morto sul posto», - informa il Servizio
stampa del Ministero degli Affari Interni della Repubblica dell'Ossezia del Sud.

Un secondo passeggero con ferite d'arma da fuoco è stato ricoverato presso l'Ospedale
traumatologico repubblicano di Zchinvali. Il conducente è uscito indenne dall'attacco.
Il portavoce del Ministero degli Interni ha inoltre chiarito che entrambe le vittime sono cittadini
della Repubblica dell'Ossezia meridionale che si stavano spostando dal villaggio Otrev
in territorio georgiano.

Secondo il Ministero degli Affari Interni dell'Ossezia del Sud, l'azione è stata «Commessa da
sconosciuti di nazionalità georgiana che hanno abbandonato il posto della sparatoria fuggendo
subito dopo in direzione del territorio della Georgia, attraverso la zona di sicurezza»

© Interfax.ru


Una manifestazione di «l’Ossezia accusa» si è tenuta anche
nella capitale della Repubblica
dell’Ossezia settentrionale
Alania, Vladikavkaz

27.09.2008

L'azione «l’Ossezia accusa» si è tenuta sabato scorso nella capitale della Repubblica
dell’Ossezia del Nord - Alania, Vladikavkaz. Iniziata a Zchinvali si trasferirà successivamente
a Mosca ed a Strasburgo. Circa alcune migliaia le persone, raccoltesi in una delle zone centrali
di Vladikavkaz nonostante la pioggia, per sostenere l’azione popolare. Gli interventi hanno
chiesto che le azioni della presidenza georgiana non rimangano impunite mentre le popolazioni
delle due Ossezie si impegnano affinché la Georgia subica la meritata punizione per ripetute
aggressioni contro il popolo dell’Ossezia meridionale.

«Lavoreremo a questo fine fino a quando non sarà raggiunto l'obiettivo. Se necessario
le generazioni seguiranno altre generazioni. Perché non può essere perdonato il massacro
del nostro popolo», - ha detto il presidente del Forum popolare «l’Ossezia accusa», Medico
Scienze storiche Ruslan Bzarov. Ed ha aggiunto che «anche l’Amministrazione degli ossetini
non consentirà più di dividere il nostro popolo».

RIA «Novosti»


L’Ossezia del Sud accusa
26.09.2008

Migliaia di abitanti della capitale sono scesi nelle strade di Zchinvali per affermare la verità
dei tragici eventi dell’agosto scorso, quando la Georgia ha lanciato una breve ma brutale
guerra contro gli ossetini. Il principale obiettivo della protesta: dire al mondo ciò che è
realmente accaduto dal 7 al 12 agosto 2008. Sono già stati raccolti tutti i documenti e materiali
che le autorità della Repubblica dell’Ossezia meridionale porteranno dinnanzi al Tribunale
internazionale dell'Aja.

Nel più antico ed una volta bellissimo quartiere del centro di Zchinvali non è rimasta neanche
una pietra. Le forze georgiane hanno bombardato le abitazioni più volte nel corso del ventesimo
secolo e nel mese di agosto 2008 il quartiere è stato quasi interamente raso al suolo.
Le rovine sono state lasciate come memoriale per le vittime del genocidio del popolo ossetino.

Nodar Zchovrebor passeggia sulla strada dove è nato e cresciuto. Ricorda come il quartiere
era il luogo preferito da tutti gli abitanti di Zchinvali mentre oggi al posto dei monumenti
architettonici c’è solamente distruzione e desolazione. “Sparavano all’impazzata e cadevano
i “Grad” assieme alle bombe gettate dagli aerei”. Tutto il quartiere è bruciato. “Non erano uomini,
ma bestie” - aggiunge Nodar.

Una vecchia legnaia è tutto ciò che resta di una famiglia di otto persone. Le poche cose che
hanno, le stoviglie, la biancheria da letto sono state portate con un carico umanitario arrivato
dalla Russia. I vicini di casa dei Zchovrebov - quelli che sono sopravvissuti all’assalto di Zchinvali
- insieme alle altre vittime dell’aggressione georgiana hanno chiesto severe pene per coloro
che hanno scatenato il genocidio. Le persone che hanno tentato di difendere la loro città e
le loro case si sono rifugiati nelle cantine per salvarsi dai nugoli di “Grad”, ora si sono uniti
nell’organizzazione pubblica “l’Ossezia accusa”.

“L'obiettivo principale di questa organizzazione popolare è per rendere edotta l'opinione
pubblica mondiale sulla verità dei fatti, per smascherare le menzogne raccontate in favore degli
aggressori georgiani che ancora una volta hanno scatenato il genocidio del popolo ossetino.
Ci accingiamo a fornire a tutti i tribunali, iniziando dal Tribunale dell'Aja, il materiale raccolto sugli
eventi che hanno avuto luogo a Zchinvali. Il compito più importante sarà quello di trarne lezione
da quello che è accaduto per 90 anni, un genocidio del popolo ossetino da parte georgiana”
ha affermato Ruslan Bzarov, Presidente della organizzazione popolare “l’Ossezia accusa”,
Professore in Scienze storiche presso le Università dell’Ossezia settentrionale e meridionale.

Sulla piazza principale di Zchinvali si sono riunite migliaia di persone: le madri in nero, bambini
orfani, difensori dell’Ossezia, i giovani con uno slogan: “georgiani - assassini!”. Tutti sono arrivati
per affermare le loro accuse. “Noi accusiamo coloro i quali hanno perso la loro dignità umana
dando l’ordine di bombardare la nostra città” tutti dicono.

“Ognuno di noi è stato vittima di un genocidio: quelli che hanno avuto i loro parenti massacrati,
quelli che hanno sofferto per la scomparsa di amici, vicini di casa. I georgiani hanno ucciso mio
padre. Aveva 74 anni. Lui non era in grado di impugnare un arma per difendersi.
Hanno bombardato la nostra casa e mi hanno fatto prigioniero. Mio padre è stato ucciso
solamente perché era ossetino! Io condanno quelli che hanno commesso questo crimine! '
ha raccontato un abitante di Zchinvali Georgij Mamiev.

L’attività dell’Organizzazione popolare “L’Ossezia accusa” non opererà solamente in Russia
ed in altri paesi europei ma sarà presente con proprie manifestazioni in ogni città dove è
presenta nel mondo la diaspora ossetina per denunciare all’opinione pubblica la responsabilità
della leadership georgiana nel massacro dell’agosto 2008.

www.vesti.ru


Le Ferrovie tedesche hanno donato 100 mila Euro
per la ricostruzione dell’Ossezia del Sud
25.09.2008


Le ferrovie tedesche hanno donato alle vittime dell’Ossezia meridionale 100mila Euro.
La notizia è stata data ai giornalisti dal presidente delle “Deutsche Bahn” Harmut Medorn.
La donazione è stata erogata direttamente dalla società. Tuttavia, egli ha osservato “la Società
possiede anche un Fondo per gli aiuti, dove vengono accumulate donazioni dei dipendenti”.

A sua volta il Presidente delle Ferrovie Russe, Vladimir Jakunin ha detto che il Fondo
di solidarietà delle Ferrovie russe ha già ricevuto 177 milioni di rubi di donazioni in favore
delle popolazioni ossetine del sud.

Queste risorse ha spiegato ai giornalisti il Presidente della Repubblica dell’Ossezia meridionale
Eduard Kokoity, andranno principalmente in favore dell’assistenza alle famiglie delle vittime.
Inoltre, alcuni dei fondi raccolti verranno utilizzati per la costruzione di una chiesa a Zchinvali.
“L'aggressore non ha risparmiato né persone né Chiese ortodosse ed oggi dobbiamo rimetterle
in funzione” - ha detto Kokoity.

www.vesti.ru


A Zchinvali a causa di un esplosione è morto un ragazzo

25.09.2008

Un'esplosione si è sentita giovedì alla periferia meridionale della capitale Zchinvali.
È morto, con in testa l'elmetto, che subito dopo è esploso, informa l'Agenzia Itar-Tass.
In seguitoo si è sentita una seconda esplosione causata dall'esplosione di una mina.
Sul posto si è recata immediatamente una squadra di specialisti allo scopo di verificare
la natura dell'esplosivo ed eventualmente bonificare l'intera area.

www.vesti.ru


In Ossezia meridionale prosegue l'attività di aiuto umanitario
23.09.2008

È terminata la fase dell'aiuto umanitario urgente e vitale alle popolazioni dell'Ossezia del Sud
colpite dall'aggressione georgiana. Allo stato attuale prosegue l'attività di urgente ristabilimento
degli alloggi e servizi municipali nonché delle infrastrutture dell'intero Paese.

Prosegue la consegna di aiuti umanitari in tutta la Repubblica dell'Ossezia meridionale informa
il portavoce della sede operativa del Centro regionale dl Ministero russo per le situazioni
di Emergenza presso la Repubblica dell'Ossezia meridionale Ol'chovskij.

«Sino ad oggi sono stati consegnati 220,07 tonnellate di aiuti alla popolazione sudossetina,
delle quali 5.643, 08 tonnellate di materiali da costruzione; 3.284,1 tonn. di generi alimentari;
1.023,8 tonn. di acqua potabile; 31,3 tonn. di apparecchiature sanitarie e medicali; 114,6 tonn.
di medicine; 672,05 tonn. di indumenti; 157,8 tonn. di materiali lubrificanti ed infiammabili;
130,98 tonn. di detersivo, 103,05 tonn. di materiale scolastico; 504,6 tonnellate di materiali vari»,
ha concluso Ol'chovskij

www.cominf.org


La rappresentante ossetina al Parlamento Europeo:
in Ossezia del Sud la responsabilità non è della Georgia
ma di Saakashvili

19 settembre 2008

La rappresentante della diaspora ossetina a Mosca Irina Gabaraeva è intervenuta
all’Europarlamento raccontando gli eventi della guerra in Ossezia del Sud. La Gabaraeva
ha dichiarato al corrispondente dell’Agenzia IA REGNUM che a Bruxelles i rappresentanti
dell’Ossezia meridionale sono arrivati con un gruppo di rappresentanti di alcune organizzazioni
giovanili russe al fine di trasmettere all’Occidente la verità dei fatti di Zchinvali e le reazioni
della Russia. Alla riunione del Parlamento ha partecipato, su invito del Parlamento europeo
medesimo, la deputata della Lettonia Tatiana Zhdanok il 17 settembre scorso.

In parlamento, dalle parole della Gabaraeva, nonostante i tempi contingentati, ha raccontato
del genocidio ossetino causato della leadership georgiana dell’ 8-9 agosto scorso.
Ha sottolineato coma la Russia non abbia attaccato la Georgia e di come la Georgia,
all'inizio dello sterminio “l’'Ossezia pregò la Russia di intervenire e solamente il 10 agosto
le truppe russe entrarono in territorio dell’Ossezia meridionale”.

Ha aggiunto che “ostaggio della leadership fascista della Georgia è diventato non solo il popolo
ossetino, ma anche i georgiani stessi”. “La gente in Georgia non può dire la verità poiché esiste
una diffusa paura del potere presidenziale” - ha detto la Gabaraeva. “Nessuno in Ossezia,
ha sottolineato la rappresentate ossetina, odia i georgiani, moltissimi di noi hanno parenti
georgiani. Noi odiamo Saakashvili”.

Non è il primo caso di genocidio del popolo ossetino, ha sottolineato la rappresentante della
diaspora Ossetina invitando l'Unione Europea “ad impostare correttamente la sua politica nei
confronti della Georgia”.

Oltre all’incontro con il Parlamento Europeo rappresentanti della diaspora Ossezia attivisti
e organizzazioni giovanili hanno preso parte ad una cerimonia funebre che si è tenuta a Bruxelles
il 16 settembre incontrandosi anche con l'ambasciatore della Federazione Russa in Belgio
Vadim Lukov e manifestando innanzi al Palazzo d’Europa ed al Quartier Generale della NATO
a Bruxelles il 15 settembre scorso.

Al raduno hanno partecipato molti giovani russi ed ossetini residenti nei Paesi Bassi,
in Germania e la comunità serba in Belgio. Secondo Gabaraeva il deputato della Duma di Stato
Maksim Mishchenko nel suo discorso ha detto che la politica europea attuale è sottoposta
ad un forte pressione di Washington. Fin dall'inizio della guerra, ha detto Mishchenko, i media
europei, per non parlare di quelli americani, hanno dato una versione assolutamente di parte
della situazione. Per esempio le immagini della distruzione della capitale ossetina Zchinvali
sono state usate per parlare della città georgiana di Gori.

“Credo che non si voglia conoscere la verità, ma noi dobbiamo raccontarla lo stesso e chi
vuole può ascoltare”, - ha concluso la Gabaraeva. Irina Gabaraeva - ossetina vive a Mosca.
Nel mese di agosto sua figlia di 15anni era a Zchinvali dalla nonna. Irina è sopravvissuta
al bombardamento nel seminterrato della sua casa. Sono sopravvissuti ma la casa è stata
rasa al suolo.

(fonte: www.regnum.ru)


Risultati dell’attività di aiuto medico-sociale ai civili interessati
dal conflitto georgiano-jugoossetino da parte del Ministero
della Sanità della Federazione Russa
16 settembre 2008

Dal 8 agosto al 16 settembre nelle strutture ospedaliere e di cura della Repubblica dell’Ossezia
del Nord - Alania si sono rivolte: 1.069 persone (delle quali 844 adulti e 225 bambini).
Sono attualmente ancora ricoverate 115 persone (di cui 14 bambini): feriti - 18, per malattie
correlate al conflitto - 78, donne in stato interessante e neonati - 19.

Alla data odierna, 16 settembre: totale dimissioni - 773 persone; trasferiti presso l’ospedale
militare di Vladikavkaz - 29 persone; trasferite presso strutture della Federazione Russa -
74 persone; registrate 154 donne in stato interessante delle quali 41 partorienti. 32 donne
ricoverate in ostetrica e ginecologia. 17 nascite. Al dispensario di maternità 78 donne.

In tutto il periodo hanno ricevuto aiuto dalle strutture altamente specializzate del Ministero della
Sanità della Federazione Russa 60 persone. Di queste 18 sono già ritornate alle loro abitazioni.

Sono stati inviati in Ossezia del Sud oltre 30 tonnellate di farmaci e medicinali, 3 autoambulanze.

Prese le necessarie misure per aiutare 5.470 pensionati. Erogate le pensioni nel mese
di agosto per 2.178 persone.

247 bambini abitanti nella zona del conflitto sono stati avviati presso campi estivi e sanatori.

Il Ministero ha approvato un piano per l’immediato ripristino di 17 strutture ed infrastutture
medico-sanitarie.

Alla data odierna sono in funzione tutte le strutture sociali con la sola esclusione del Pensionato
repubblicano per invalidi ed invalidi «Zabota».

Il 15 settembre ha ripreso l’attività il Reparto Infettivologia dell’Ospedale repubblicano
di Zchinvali.

(fonte: www.minzdravsoc.ru)


DATI SULLA SITUAZIONE IN OSSEZIA DEL SUD
alla data del 16 settembre 2008

Come risultato dell’aggressione armata georgiana all’Ossezia del Sud (8 agosto 2008)
sono stati rasi al suolo più di 2.500 edifici residenziali e più di 1.100 case di civile abitazione.
Lo ha affermato il Ministro delle Situazioni di Emergenza della Federazione Russa Sergej
Shojgu.

"Quale risultato dell’aggressione armata da parte georgiana, secondo i dati ultimi del Ministero
delle Situazioni di Emergenza, in Ossezia del Sud sono state rase al suolo 2.522 edifici
residenziali (condomini), 1.121 dei quali rasi al suolo. Praticamente è stata distrutta la totalità
delle infrastrutture sociali e degli alloggi e servizi comunali, mettendo in seria difficoltà la vita
di decine di migliaia di persone”.

In particolare - ha detto il Ministro - sono state rase al suolo 29 strutture educative, 17 edifici
per la distribuzione del gas per uso civile, 160 km di acquedotto e 458 km di elettrodotti.
Nel territorio della federazione Russa si sono rifugiate 34mila persone , principalmente feriti,
donne, vecchi e bambini, La maggior parte di questi alla data odierna ha fatto rientro in Ossezia
del Sud. "Ad oggi nei campi di accoglienza installati in Ossezia settentrionale sono ancora
presenti circa duemila sfollati”.

Nella Repubblica dell’Ossezia del Nord - Alania - oltre che nella capitale Zchinvali è stata
organizzata l’attività di assistenza a bordo degli aerei ospedale del Ministero della Sanità russo
dove hanno lavorato medici specialisti e psicologi. In totale l’assistenza medica è stata fornita
ad oltre 1.000 feriti, sono stati effettuati 143 interventi chirurgici e gli Psicologi hanno aiutato
7mila persone delle quali 1.174 bambini.

Attualmente due sono le strutture ospedaliere repubblicane rimesse in funzione e numerosi
ambulatori medici periferici, strutture scolastiche e di istruzione prescolare. Nella Repubblica
dell’Ossezia del Sud sono state consegnate oltre 100mila tonnellate di medicinali e più di 30
tonnellate di attrezzature mediche, oltre 11 tonnellate di aiuti umanitari. Specialisti hanno
disinnescato oltre 2700 oggetti esplosivi.

È stata ripristinata l’energia elettrica, telefonica, postale e la rete internet.

Il 1 settembre 51 delle 55 scuole statali dell’Ossezia del Sud hanno iniziato normalmente
l’anno scolastico che vede impegnati 64mila insegnati di ogni ordine e grado, 72 Cattedre
specialistiche, 11 asili d’infanzia e 17 scuole d’infanzia, due corpus universitari, artistici
e musicali.

(ANSA) - MOSCA, 15 SET - Il bilancio delle vittime del conflitto russo-georgiano è di 373 persone,
di cui 188 civili, 168 militari e 16 poliziotti. I dati sono stati forniti dal ministero della difesa,
degli interni e della sanità di Tblisi.

Vittime ossetine dell’aggressione georgiana: 1.672 civili


LA FAMIGLIA DI UN EX PAZIENTE DEL REPARTO
DI ONCOEMATOLOGIA È RIMASTA SENZA UN TETTO


Chiediamo aiuto.

La famiglia di Murman Midodashvili ha vissuto molti anni nella città di Zchinvali. Il cinquantenne
Murman è georgiano da parte di padre e ossetino da parte di madre. Due dei suoi figli - Georgij
e Svetlana hanno acquisito il cognome della madre - Dikkaevy La notte dell’8 agosto 2008
Murman con i suoi bambini, come tutti i residenti di Zchinvali si è rigugiato nel seminterrato
della sua casa cercando di sfuggire ai bombardamenti georgiani. Il mattino seguente ha dovuto
predere una decisione: per trasferire i suoi bambini in un luogo sicuro o cercare di raggiungere
il villaggio georgiano vicino a Zchinvali dove vive la sua vecchia madre invalida e costretta a letto.
Riuscì a salvare i sui figli. La madre è rimasta sotto le macerie fumanti della sua casa...
La famiglia è riuscita a raggiungere alcuni conoscenti nella città di Vladikavkaz che li hanno
accolti nella loro casa con una sola stanza.

Una delle migliaia di storie datate agosto 2008

Solamente un dettaglio distingue questa storia da tutte le altre. L’8 agosto Murman ha salvato
il figlio una seconda volta... Nel 2003 quando aveva redici anni a Georgij Dikkaev i medici
scoprirono una leucemia. Per quattro anni i medici del RDKB lottarono per la sua vita.
Vicino al ragazzo rimase sempre il padre.

Tutti quelli che si trovavano in Clinica ricordano l’abnegazione di questo uomo e di come si prese
cura di suo figlio che meglio una madre non poteva fare. Murman non disse a nessuno che
stando con suo figlio a Mosca perse il lavoro. Nella sua regione - una delle regioni più povere
della Russia - di un lavoratore così chi ne ha bisogno ? Non disse che anche lui era gravemente
malato - soffre infatti di una grave forma di diabete. E che Murman ha fame avendo dato tutto ciò
che possedeva per la cura di suo figlio. I medici solamente dopo aver scoperto tutto questo ci
hanno informato della situazione...

E come è stato difficile fargli accettare la solidarietà e l’aiuto da parte del Gruppo di Volontariato
Padre Aleksandr Men’! L’orgoglio caucasico venne meno solamente quando la vita del figlio
fu seriamente minacciata. La malattia fu debellata ma Georgij ancora per qualche anno dovrà
sottoporsi a visite di controllo ambulatoriali fino alla completa scomparsa della minaccia
di recidiva. Purtroppo, avendo superato l’età pediatrica non può più essere ricoverato presso
la Clinica RDKB di Mosca. A Zchinvali i medici, che potrebbe seguire il giovane non potranno
farlo per lungo tempo. La città è in rovina - e l’ospedale ancor più... E il lavoro per suo padre
ancora non si vede. Ora non esiste più la loro casa.

A Vladikavkaz, la Capitale dell’Ossezia del Nord - Alania, ci sono medici che già da molti anni
seguono con successo i nostri ex pazienti di quella regione. E a Vladikavkaz a Murman è stato
offerto un posto di lavoro. Solo non hanno un posto dove vivere. Una abitazione sullo standard
di Mosca costa poco: 10mila dollari per una stanza. Per Murman questa è una somma
irraggiungibile. Per tutti noi, assieme, sarà semplice dare un futuro ai due assistiti del Gruppo
Padre Men’.





LA VERITÀ SUL CONFLITTO IN OSSEZIA MERIDIONALE

In primo luogo, qualche parola sul contesto storico del conflitto. L'Ossezia divenne parte della
Russia zarista nel 1774 come provincia integrale, senza alcuna divisione tra nord e sud. Dopo
l'annientamento dell'impero Russo, nel 1917, la Georgia ha rivendicato i territori dell'Ossezia
del Sud. Nel 1918-1920 il popolo dell'Ossezia del Sud è stato sottoposto ad un primo genocidio
da parte georgiana. In migliaia perirono o furono sospinti al Nord dell'Ossezia dalle truppe
georgiane che avevano distrutto quasi tutti i villaggi nell'Ossezia del Sud.

Nel 1921 si costituì il potere dei Soviet in Ossezia del Sud e nel 1922 quest'ultima venne
annessa alla Georgia come Regione Autonoma. Il nuovo status degli osseti del Sud non aveva
modificato l'atteggiamento di Tbilisi, che, peraltro costrinse a modificare il nome da ossetino in
georgiano. La politica perseguita dalle autorità georgiane impose anche l'adozione dell'alfabeto
georgiano. Per tutti questi motivi la popolazione dell'Ossezia del Sud decrebbe mentre nel resto
del territorio dell'URSS si assisteva a un incremento demografico.

Alla fine degli anni Ottanta del ‘900 l'estremismo nazionalista georgiano lanciò una campagna
per la distruzione dell'autonomia dell'Ossezia del Sud: vennero annullate le leggi repubblicane
che costituivano la base per la sua autonomia. Nel 1990 il Soviet Supremo della Repubblica
Socialista Sovietica Georgiana abolì tutti gli atti legislativi adottati dopo il 1921 compreso
il documento riguardante l'annessione dell'Ossezia del Sud da parte della Georgia, cosicché
l'Ossezia meridionale si trovò al di fuori del quadro costituzionale e giuridico georgiano.

Le discriminazioni e le minacce verso gli osseti si trasformarono in aggressione armata
e violente persecuzioni: tra il novembre 1989 e il luglio 1992 (quando si dispiegarono forze russe
di interposizione nella zona del conflitto) più di 4.000 osseti morirono, 300 furono i dispersi, più
di 100 villaggi vennero incendiati e oltre in 40.000 trovarono rifugio in Russia.

Al momento del dissolvimento dell'Unione Sovietica il referendum delle autonomie abchaze
e ossete della Repubblica Socialista Sovietica Georgiana, previsto dalla Costituzione dell'URSS
ancora in vigore, non si tenne. In tale situazione il 29 maggio 1992, il Soviet supremo della
Repubblica di Ossezia del Sud proclamò l'indipendenza "prendendo in considerazione la volontà
popolare espressa in occasione del referendum tenutosi il 19 gennaio 1992".

Il 24 giugno 1992 a Dagomys (Sochi), El’cin e Shevardnadze firmarono un accordo di principio
per la risoluzione del conflitto georgiano-osseto, che iniziava un'operazione di pacificazione
in Ossezia del Sud. A partire dal 14 luglio 1992 vennero così dispiegate unità militari congiunte
russe, georgiane e ossete per il mantenimento della pace. L'accordo prevedeva anche la
creazione di una Commissione congiunta di controllo per risoluzione del conflitto. Nel corso
degli anni successivi, le forze di peacekeeping risolsero positivamente il compito principale:
prevenire la ripresa delle attività militari.

Quell’accordo non solo riconosceva alla Russia il compito di peacekeeping , ma autorizzava
le sue forze d'interposizione a controllare un “corridoio di sicurezza” largo circa 8 chilometri ,
a partire dalla linea di frontiera definita dall'accordo di Dagomys del 1992, con cui si era conclusa
- in quel caso con la mediazione della Comunità di Stati Indipendenti (CSI) - la prima guerra tra
Georgia e Ossetia del Sud.

Le forze d'interposizione russe erano autorizzate, dagli accordi internazionali (ONU e OSCE),
a presidiare alcune zone del territorio georgiano, tra cui una parte dell'arteria principale
autostradale che attraversa la Georgia orizzontalmente da est a ovest. In realtà i russi non
avevano fatto uso di questa autorizzazione, si erano stanziati all'interno dell'enclave sud ossetina
e prendevano parte alle guarnigioni quadripartite e disarmate che controllavano la linea
di confine. Il tutto monitorato da un gruppo di osservatori europei che avevano possibilità limitate
di movimento in territorio ossetino ed erano acquartierati a Zchinvali.

La linea di demarcazione di Dagomys concedeva all'Ossetia del Sud circa la metà del territorio
che ai tempi sovietici era stato assegnato al Distretto Autonomo dell'Ossetia del Sud all'interno
della Repubblica Socialista Sovietica di Georgia.

Arriviamo ora all'attuale fase del conflitto. Come dovrebbe essere noto il 4 marzo 2008,
la Georgia ha sostenuto che non avrebbe più considerato la Commissione congiunta
di controllo come meccanismo efficace e ne ha chiesto la sostituzione con un nuovo formato
di "2 +2 +2" (le autorità georgiane e filogeorgiane del cosiddetto governo di D. Sanakoev +
la parte russa e il governo di E. Kokoity + l'OSCE e Unione Europea). La proposta è stata respinta
dall'Ossezia meridionale, che l'ha valutata inattuabile, indipendentemente dal giudizio della
Russia e degli altri Stati europei.

Nel corso dei cinque mesi successivi la tensione lungo la linea di demarcazione tra territorio
georgiano e osseto meridionale è cresciuta progressivamente, soprattutto per via della costante
concentrazione lungo il confine di unità militari da parte georgiana, compresi armamenti pesanti
vietati dall'accordo di Sochi. Frequenti provocazioni reciproche sono state un ulteriore peso per
l'Unità congiunta di peacekeeping. I ripetuti appelli della Russia alla leadership georgiana e il
nostro richiamo alla comunità internazionale per sostenere l'idea di un accordo giuridicamente
vincolante tra le parti perché rinunciassero all'uso della forza, sono rimaste inascoltate.

Nel mese di luglio 2008 molti furono le scaramucce che portarono al ferimento di molti abitanti
dell’Ossezia meridionale e di soldati della forze di interposizione. A metà luglio i georgiani
chiusero l’acquedotto della capitale Zchinvali e, cosci del pericolo imminente, una cinquantina
di pullman con donne e bambini lasciarono l’Ossezia del Sud per rifugiarsi nella sorella Ossezia
settentrionale - Alania.

Nella notte tra il 7 e l'8 agosto le forze militari georgiane lanciarono l'attacco, appena qualche ora
dopo le promesse di armistizio fatte dal Presidente della Georgia in diretta tv. Poiché si è trattato
di un'aggressione pianificata su vasta scala, Saakashvili ha deliberatamente mistificato
e ingannato il popolo georgiano e quello ossetino ignorando gravemente l'appello
dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite per una "tregua olimpica" per i Giochi di Pechino.

Pacifici villaggi dell'Ossezia del Sud sono stati sottoposti a un massiccio attacco e a
bombardamenti, la capitale Zchinvali è stata quasi completamente distrutta. Saakashvili
autorizzando "l'operazione di pulizia etnica”, si è spinto oltre ogni limite. Questo non è altro che
un genocidio pianificato che vede il silenzio dell’occidente. Secondo le prime stime le vittime
dell'aggressione georgiana si sono attestate a circa milleottocento civili innocenti, perlopiù
vecchi e bambini.

I cecchini georgiani non hanno consentito alla Croce Rossa di operare. I civili di Zchinvali
sopravvissuti sono stati costretti a nascondersi negli scantinati degli edifici demoliti nel tentativo
di salvarsi dal pesante fuoco delle forze militari georgiane. Saakashvili è responsabile di una
catastrofe umanitaria. Dall'inizio dell'operazione militare oltre 40.000 sono stati gli sfollati rifugiati
in Ossezia del Nord Alania.

Anche il Quartier Generale dell'Unità congiunta di peacekeeping in Zchinvali è stato attaccato.
Secondo le informazioni disponibili, 18 soldati russi sono stati uccisi e più di 100 sono stati
i feriti.

Quarantotto i villaggi ossetini in prossimità del confine georgiano rasi al suolo


Interventi urgenti di ricostruzione delle strutture sanitarie distrutte
dal conflitto nella Republica dell’Ossezia meridionale da parte
del Ministero della Sanità della Federazione Russa

Alla data del 1 settembre 2008

Programma di intervento per le messa in funzione delle seguenti strutture sanitarie e sociali:

- Reparto Infettivologia Ospedale repubblicano;
- Camera mortuaria Ospedale repubblicano;
- Cucine Ospedale repubblicano;
- Gruppo elettrogeno ospedale repubblicano;
- Ricostruzione parte distrutta Ospedale psichiatrico (30 posti letto);
- Ospedale neonatale repubblicano;
- Dispensario antitubercolotico repubblicano (50 posti letto);
- Farmacia centrale n. 1 (Direzione del Ministero della Sanità
   della Repubblica dell’Ossezia meridionale);
- Policlinica cittadina di Zchinvali;
- Policlinico pediatrico della città di Zchinvali;
- Centro riabilitativo repubblicano «Nadezhda»;
- Policlinica stomatologica repubblicana;
- Pensionato repubblicano per invalidi ed invalidi «Zabota»;
- Ospedale centrale rionale villaggio Znaur;
- Stazione repubblicana di Pronto Soccorso;
- Scuola medica di Zchinvali.


RIEPILOGO DONAZIONI “EMERGENZA CAUCASO”

Online 100,00 FR. MAURIZIO

10/09/2008 500,00 BR. GIULIO

13/08/2008 100,00 PE. CATIA CINZIA-ALESSIO IVAN

18/08/2008 300,00 FL TR LORENZO

18/08/2008 2.000,00 ZAM GIOVANNI

19/08/2008 20,00 KUR ELENA

25/08/2008 30,00 SA ANGIOLINA

28/08/2008 50,00 OLD GIANCARLO

03/09/2008 40,00 TIN CARLO, TED SIMONA

Totale al 10.09.2008 3.140,00 Euro



AIUTATECI A SALVARE I BAMBINI
in aiuto ai bambini rifugiati in Ossezia del Nord


Subito dopo la cessazione delle ostilità un gruppo di Clown della Clinica RDKB di Mosca
(volontari del Gruppo Padre Men') sono volati in Ossezia del Nord - Alania per portare un primo
aiuto e verificare sul campo le condizioni ed i bisogni dei rifugiati dalla capitale dell'Ossezia
meridionale Zchinvali e dai villaggi vicini distrutti dai bombardamenti georgiani. Sono stati visitati
quattro campi rifugio.

Oltre a ciò è stato visitato l'Ospedale pediatrico repubblicano dove sono stati ìricoverati i bambini
feriti dalla bombe georgiane (traumatologia, Otorinolaringoiatria, Urologia e Neurologia) dove
attualmente si trovano circa sessanta bambini.

La visita e l'impegno di alleviare le sofferenze dei bambini fuggiti dalla guerra è proseguito
in un grande campo profughi dove attualmente sono ancora presenti un centinaio di bambini
provenienti dall'Ossezia meridionale con i loro genitori e nonni e dove le attività del gruppo
dei Clown sono state coordinate nell'ambito dell'intervento psicologico degli specialisti del
Ministero delle Emergenze della Federazione Russa. Il lavoro si è svolto in un clima abbastanza
sereno e nelle difficoltà degli oltre 30 gradi del clima caucasico. I bambini hanno risposto
positivamente al lavoro terapeutico dei clown che nei giorni seguenti all'arrivo hanno anche
portato la propria presenza nel centro terapeutico nel Centro di riabilitazione che dal 2007
è attivo in Ossezia del Nord per gli interventi in favore dei bambini di Beslan.

Anche nel centro di accoglienza (struttura turistica estiva) di Alagir i clown hanno portato sollievo
agli oltre 400 rifugiati (dei quali circa cento bambini) dove la situazione era assai più grave sotto
il profilo psicologico. Sono stati presi importanti accordi con i rappresentanti locali del Ministero
dell'Emergenze per proseguire gli interventi nel prossimo futuro.

Aiutateci a Salvare i Bambini ringrazia tutti i donatori che anno sinora risposto all'appello della
popolazione osseta. Le donazioni pervenute sinora (circa 3000 euro) andranno a sostenere
le esigenze dei molti che ancora non sono potuti rientrare nelle loro case e nei loro villaggi
devastati dagli eventi bellici.

















BESLAN
03.09.2004 - 03.09.2008


Il grande Direttore d’Orchesta Valerij Gergiev aprendo il Concerto fra le macerie del Parlamento
della Capitale dell’Ossezia meridionale Zchinvali lo scorso 21 agosto ha riassunto in maniera
formidabile i recenti drammatici eventi del Caucaso.

“Voglio esprimervi tutta la mia ammirazione” - ha affermato il Maestro inchinandosi al pubblico
presente. “Siamo qui per dichiarare al mondo intero la verità sul popolo osseto. Se non fosse
per il grande aiuto della Russia ci sarebbero stati ancora più morti. Possiamo affermare a tutto
il mondo che Zchinvali è una città eroe. Come a Stalingrado la città è completamente distrutta.
Ma per voi, come le persone oneste di tutto il mondo nutrite la speranza di vedere questa terra
prospera ed in pace”.

Il quarto anniversario della strage di Beslan - se fosse possibile misurare il dolore e la
sofferenza umana - è diventato ancor più doloroso, drammatico e insopportabile. Oggi l’Ossezia
del Nord e del Sud insieme alla Russia intera si ferma a ricordare e rendere omaggio ai morti
della scuola n. 1, ai trecentotrentuno vittime fra le quali centoottantasei bambini uniti, quest’anno,
nel ricordo delle duemila vittime della capitale meridionale rasa al suolo in una notte.

Oggi si vive la tragedia di tutto il popolo osseto. Accanto alle urla, lancinanti delle madri,
si uniranno migliaia di voci straziate nel dolore per la morte di un bambino, di una donna,
di un vecchio nella notte cupa dell’8 agosto 2008 quando gli ospedali, gli orfanotrofi, le case
di riposo, i cimiteri per volontà della Presidenza georgiana sono diventati i primi obiettivi
del genocidio osseto. E nessuno sentirà le voci degli abitanti dei 48 villaggi non esistono più ...

Ed accanto al dolore fisico un altro dolore, meno straziante ma che lascia maggiormente
sbigottiti, il dolore morale. Il popolo osseto non si capacita dei motivi per i quali questa nuova,
immensa sua tragedia sia stata largamente strumentalizzata dalle cronache, come la vittima
sia stata presentata come carnefice. Del perché non si sia voluto raccontare la verità al mondo.

Un’immensa menzogna cha fa male più delle bombe, più dei cari scomparsi. Oggi Beslan
è tutta l’Ossezia. A Beslan come a Zchinvali la popolazione soffre, soffre ancora. E sta male.
E questo dolore sta sempre più diventando un dolore solitario, senza solidarietà e quindi senza
speranza. Un dolore che squarcia un’intera nazione e che non trova solidarietà, per con-dividere,
per non farti rimanere solo con i tuoi incubi, con la tua disperazione.

Per questo a quattro anni da quel 3 settembre 2004 voglio pubblicamente ricordare
e ringraziare tutti coloro che subito dopo la tragedia di Beslan, a Trento, hanno reso possibile
quell’accoglienza che è rimasta nei cuori, nelle menti e nel ricordo indelebile di tutto il popolo
osseto che sempre, in ogni occasione possibile, ancora ringraziano la nostra comunità per
essergli stata davvero vicina e per aver alleviato, concretamente, le immani sofferenze subite.

Così come voglio ringraziare coloro i quali hanno risposto immediatamente al nostro appello
per aiutare le popolazioni ossete del sud sfuggite al nuovo orrore.

L’Italia è diventata per il popolo osseto il luogo della condivisione del loro dolore e dell’aiuto vero.
Loro non lo scorderanno mai. A noi spetta non dimenticarli.


Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus
Ennio Bordato



LETTERA DA BESLAN

Ora, in Ossezia del Sud, la situazione è relativamente senza problemi.
La capitale, Zchinvali è praticamente distrutta. Molti i villaggi completamente rasi a al suolo.
Anche il cimitero è stato distrutto. Le truppe russe hanno già preso posto permanentemente
senza problemi. Guerra aperta non c’è più, ma vi sono ancora sparatorie. Sinora non è
completamente tranquilla la situazione. Penso che si trovino ancora la per essere preparati
ad una eventuale nuova battaglia. Come si intenderanno sviluppare ulteriormente le relazioni
probabilmente dipende dalla grande politica. Molti non possono o non vogliono vedere cosa
succede. Ma l’uccisione di bambini non può mai essere difesa.
Molti i rifugiati stanno ritornando in Ossezia del Sud e molti vanno a disperdersi in molte regioni
della Russia. In Ossezia del Sud hanno già cominciato a ricostruire città e villaggi, che possono
essere comunque recuperate. Ci sono molti aiuti umanitari. Noi qui in Ossezia siamo tranquilli,
non ci sono combattimenti. Ma moltissimi sono i rifugiati. E naturalmente la gente è molto tesa.
Tutti sono molto preoccupati e vivono da vicino e con intensità tutto questo.
Probabilmente non tutto è stato mostrato dagli organi di informazione, ma tutto quello che è
successo in Ossezia del Sud è orrore. Altro non si può dire. Al momento non ho particolari
informazioni sui bambini ma contatterò il Ministero della Salute e Ti riferirò. Sveta





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