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I NOSTRI "TESTIMONI"
   
OLENA REZNICENKO
   
Ha trascorso tre anni nel Reparto Trapianto di Reni
nella metà degli anni novanta. Noi l’abbiamo incontrata
vicino alla Clinica, nell’Istituto di Ostetricia e Ginecologia
di Mosca. Qui vengono a partorire tutte le pazienti già
ospitate nel reparto Trapianto di Reni. L’11 Marzo 2005,
Elena ha partorito il suo bambino Vladimir.
“Vorrei dire a tutti i bambini ricoverati nel Trapianto
di Reni che il trapianto si fa per continuare a vivere,
studiare, lavorare, sposarsi ed avere figli. Non bisogna
fissarsi sull’operazione. Non è giusto. Dobbiamo
pensare che torneremo a vivere. Si deve provare a
dimenticare la malattia, bisogna provare a vivere come
vivono gli altri. Certo, si deve essere molto forti nel
periodo di adattamento. Dove prendere le forze?

A me le hanno date i miei genitori, mia madre che è stata qui con me per tre anni. È stato molto
difficile. Ma io volevo dimostrare a me stessa che c’e la potevo fare. Non sono deforme,
ne indosso stracci. Ho mani e piedi e sono carina. Perche non sarei degna di vivere in questa
società? Mi e stato molto difficile capire tutto questo... difficile quando tutti si preoccupano
per te e tu prima o poi devi uscire da questo ambiente protetto e confortevole. Molto difficile.
Si, insomma volevo nascondere i miei problemi alle persone. Le persone hanno paura dei
problemi, preferiscono non conoscerli. Per questo avevo difficoltà nella vita privata: i ragazzi
avevano paura di conoscermi. Un trapiantato di rene si conosce con paura, specialmente
quando non sai che cos’è.

E se non lo dici? Come puoi farlo se hai fiducia nella persona, se vuoi avere un rapporto
sincero? Questa è una domanda difficile. Per quello che riguarda la vita lavorativa e sociale,
si può nascondere qualcosa e questo è solo a tuo favore ma non solo per te ma anche per
quelli che ti sono vicini! Per non farli impaurire a stare vicino a me. Io non ho paura, ma queste
persone non vogliono problemi. Meglio che loro vedano una persona “normale”, piena di vita
che può fare e volere molto. Tutto qui. Invece nella vita privata ci sono molte domande.

Penso che se una persona se n’e scelta un’altra, deve capire i suoi problemi e la deve aiutare.
Ma se va via, significa che...significa che deve andare via. Tutto qui. Bisogna lasciarla andare
e rassegnarsi. Io ho superato tutto questo. Le persone hanno paura di tutto quello che non
conoscono. Questo e umano. Noi siamo propensi ad avere paura. Non so come mi potrei
comportare se qualcuno avesse lo stesso problema. Importante è non fissarsi.
Volete sapere come è iniziato il mio calvario?

Tre anni ho aspettato il rene ! Sono sopravissuta e sono arrivata al momento del trapianto.
Quando mi hanno dimessa volevo tutto e subito! Studiare, prendere tutto: mi sono iscritta a vari
corsi, sono andata subito a scuola. La scuola? Nella scuola tutto è risultato molto difficile.
Non solo i voti. E quando sono arrivata a scuola, ho capito che era tutto un altro mondo, tutto
molto strano, completamente diverso da quello che avevo pensato. Ho acquistato i libri con
la mamma. In tre anni ho studiato dal 6° al 10° anno. All’inizio piangevo, stavo seduta con i libri,
ma studiavo... Ho superato gli esami dell’11° anno a pieni voti, tutti ottimi. Bisognava pensare
alla vita futura. Ho deciso di fare l’infermiera. Sapevo fare tutto. Per tre anni ho studiato alla
scuola professionale e non sono mai mancata e ho superato gli esami con buoni voti.

Dopo ho iniziato a lavorare. Naturalmente ho avuto delle difficoltà per la mia invalidità ma ho
nascosto tutto. Non ho raccontato a nessuno, in ufficio, la mia situazione. Ho fatto i controlli
medici in uno studio privato, periodicamente e tutto è stato sempre positivo. Ho iniziato a lavorare
nel reparto ginecologia ma ho resistito solo per un mese e mezzo: era difficile moralmente,
specialmente con gli aborti patologici e altro. Veramente difficile da comprendere e da accettare.
Sono andata in stomatologia dove ho lavorato per due anni e sono iniziati i problemi con il rene.
Ho dovuto raccontare ogni cosa a tutti quanti. Erano molto sorpresi che potesse accadere
una cosa del genere. Sono stata ricoverata in un ospedale, poi in un altro ed infine in un terzo.

È triste tutto questo. Sono stata a casa per sei mesi. Mi sono riposata ma non lavoravo.
Ho avuto un’offerta come infermiera dalla clinica di stomatologia dove ho lavorato per altri due
anni e mezzo. Ho avuto sempre il grande desiderio di avere un figlio, fin da quando ero piccola.
Dicevo alla mamma: vorrei un bambino!! E quando finalmente ho saputo del trapianto, la prima
domanda che ho rivolto ai medici e stata: potrò avere figli? Tutto qui. Ho il lavoro e allora e tutto
a posto. Ho iniziato a frequentare un ragazzo, sono rimasta incinta ed ero felice. Il mio ragazzo
all’inizio si preoccupava molto poi si e rassicurato. Ma la nostra medicina non vuole
“rassicurarti”. Mi hanno rimandata all’istituto di ostetricia e ginecologia.

Se ho avuto difficoltà nel periodo quando ero in gravidanza? No. È difficile quando stai
in ospedale tre anni e aspetti il trapianto. È difficile l’adattamento dopo tre anni e far vedere
che tu non sei peggio degli altri ma, forse, anche migliore. Ora.. non e difficile. È difficile quando
le persone muoiono, ma quando nascono non e difficile. Perche sono andata a partorire
in un Istituto cosi straordinario? Ho detto ai miei capi che o partorivo a casa oppure andavo
a Mosca. Non avrei partorito nella città di Saratov. Per loro era più semplice mandarmi a Mosca.
Loro stessi sono riusciti a procurarmi l’impegnativa. Anche loro hanno avuto paura.

Quando sono arrivata all’Istituto , capendo le capacita dei medici, mi sono detta: con mio figlio
andrà tutto bene!!! Ora ci sto pensando... potrei avere anche un secondo figlio.
Mi hanno promesso di accettarmi di nuovo a lavorare. Ma non ho certezze. Io non lo so che cosa
potrei volere, quando ci sarà il bambino. È molto difficile lavorare ora in ospedale. Vorrei poter
aiutare tutti, in ospedale, ma non ci sono le risorse necessarie. Vedremo. E intanto mi sono
messa a scrivere per me e per gli altri. I temi sono difficili: tossicomania, aborti e cosi via.
C’e stato il momento dell’ispirazione: e venuta fuori una serie di racconti come se non fossi io
a scrivere, come se qualcuno avesse preso la penna e avesse scritto al posto mio. Ho scritto
sul lavoro. Il medico aveva il compito principale mentre io preparavo il materiale, stilavo
documenti e dopo ero libera. Cosi scrivevo e scrivevo. È strano : veramente , come non fossi io.

Non era sempre esattamente come nella realtà e io l’aiutavo un po’ per renderla più
interessante. Una mia amica ha voluto fare delle illustrazioni. Lei, dopo aver preso il diploma
al Liceo Artistico, studia alla Facoltà di Architettura. Lei ha letto ed e rimasta entusiasta e mi ha
detto che non potevamo rimandare: bisognava pubblicare. Avevo scritto tutto a mano, in questa
modo cosi si doveva battere a macchina.

L’amica ha già iniziato ad illustrare la prima parte. Mi è piaciuta molto ed è veramente
interessante. La potrò incontrare la prossima estate e si porterà dietro tutte le altre
illustrazioni. Vedremo che cosa ne verrà fuori. Ora vi spiego la mia più grande creazione.
Mio figlio. Spero che possa prendere le mie parti migliori: ho molte speranze in mio figlio.
Ho molte forze, ho una grande ispirazione. Non ho mai avuto prima d’ora un cosi grande
desiderio di riuscita. Vorrei avere un bambino sano!!! l’importante e che nessuno possa
fargli del male. Ogni futura mamma di questo Istituto ha il mio stesso desiderio.”



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