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I NOSTRI "TESTIMONI"
   
SERGEJ GUGUZIN
   
Da bambino, abbandonato da genitori alcolisti,
ha vissuto dieci anni in ospedale. Sono passati cinque
anni dalla sua dimissione. Ora Serghej ha diciotto anni.
Racconta la mamma adottiva Natalia Stepanovna
Visman: “Dieci anni fa avevo una bella famiglia:
un figlio grande, una figlia e un marito. Ma è successa
una tragedia che ha portato via mio figlio ed arrivò cosi
il tempo della disperazione. Ho lasciato il lavoro. Non ho
lavorato per due anni. Non volevo ne sentire ne vedere
nessuno. All’improvviso, dopo due anni dalla morte
di mio figlio, ho sentito in TV l’annuncio che un bambino
di nome Serghej, che era ricoverato in Clinica da più
di dieci anni, cercava famiglia.

È andata cosi: ho acceso il programma nel momento
in cui il reportage dedicato al bambino stava per finire.
Sullo schermo è apparso il visetto di un bambino molto
piccolo... sembrava avesse tre/quattro anni, non di più.
Ho sentito la fine della frase: “ il bambino cerca famiglia “. Anche mio figlio si chiamava Serghej,
probabile che il nome abbia avuto un ruolo. Ho detto a mio marito: “ questo bambino sarà
nostro”. Dopo la morte di mio figlio, per circa due anni, ho cercato un bambino da adottare.
Mio figlio naturale (ora lo chiamiamo Serghej “grande”) a suo tempo chiedeva di avere altri
fratellini. Ma non avevo più l’età per il parto e si pensava di non avere altri figli all’infuori dei
due già avuti.

In breve, non pensavamo di adottare nessuno. Dopo la morte di mio figlio, pensavo che mi
avesse parlato con parole mandate da Dio che allora non avevo capito. Un sacerdote mi disse:"
non cercate nessuno...se ci dovesse essere la possibilità, il bambino arriverà quando meno ve
lo aspetterete. E non saprete da dove.” Cosi, proprio come era stato detto, dallo schermo della
TV, e apparso Serghej.

Siamo andati in ospedale per conoscerlo. Abbiamo avuto il permesso di tenerlo per il fine
settimana. Quando l’ ho visto, somigliava ad un bambino di cinque/sei anni: era molto piccolo
di statura, ma lui aveva undici anni e mezzo. Cosi ho saputo che lui era stato in ospedale per
più di dieci anni, intubato per una tracheotomia e gastrotomia. Era arrivato in ospedale con
una diagnosi di otturazione congenita al primo tratto esofageo con malformazione al duodeno
ed allo stomaco. Non aveva denti: gli alveoli erano marci e erano rimaste solo radici.
Ha subito un’operazione allo stomaco: per quei dieci anni non era uscito, non aveva mangiato
e non poteva respirare per conto proprio ed aveva lo scheletro non sviluppato. Non aveva
assolutamente memoria e parlava con difficoltà... non sapeva leggere. Ma io sono insegnante
e capivo che il mio scopo era diventato quello di far vivere questo bambino. L’ho iscritto
alla seconda elementare: lui conosceva solamente qualche lettera, imparata in Clinica.

In due anni abbiamo superato la seconda e la terza, quarta e quinta classe. Siamo riusciti
a fare tutto questo perche sono andata a lavorare a scuola e altri insegnanti gli sono stati vicino,
lo hanno aiutato e lo hanno trattato molto bene. È lungo raccontare tutte le difficoltà e le malattie
che lui ha avuto. Noi continuiamo a curarlo anche ora: ogni tanto c’è la terapia ai polmoni
e dobbiamo riparare le sue protesi dentarie perche non sono ancora state fatte le protesi fisse...
le mascelle devono ancora crescere e svilupparsi. Per ora proteggiamo le radici per fare
le protesi in futuro. Ha problemi allo stomaco poiché non assimila il cibo. Ciò nonostante,
in questi ultimi otto anni in cui Serghej ha vissuto da noi, ha ottenuto enormi risultati.
Tutti coloro che lo guardano non lo riconoscono più.

Primo, Serghej e alto 162 cm ed è cresciuto il doppio in questi anni. È una persona con grande
senso di umorismo, scherza, sorride, non ha complessi. Ha imparato a nuotare bene; ogni anno
lo portiamo al mare... mare e clima secco servono per i suoi polmoni e per lo sviluppo.
Non entra facilmente nei gruppi dei coetanei, ma ha sempre argomenti per parlare coi ragazzi
e prima di tutto di calcio. A Serghej piace molto il calcio, gioca anche un pò. Fa il tifo per una
squadra, CSKA di Mosca. Conosce tutte le squadre, da quale città provengono e in quale paese
c’è la partita. Questo è il suo hobby, non posso chiamarlo diversamente. A parte questo gli piace
il cinema e conosce molti artisti. Sa parlare con i giovani: questo e importante. È stupendo,
con l’aiuto di Dio, l’anno scorso abbiamo superato gli esami del decimo ed undicesimo anno
e siamo entrati alla Facoltà di Geografia dell’Università Statale di Pedagogia di Mosca.
È stata superata la prima sessione, con difficoltà, però due esami ed otto prove sono state
superate con successo. Abbiamo ricevuto anche una borsa di studio. La cosa più interessante
e che Serghej dice di sè stesso: “è tutto a posto, sono sano, riesco a fare tutto”.

Ora non si fa aiutare neppure per gli scritti: di solito ad un bambino sano, se offri di poter essere
aiutato, lui è contento. Ma Serghej no: “ faccio tutto da solo”. Per adesso ha un obiettivo:
avere una famiglia in Italia. Sogna di andare a vivere in Italia e considera le donne italiane come
le più belle e sogna di trovare una ragazza in Italia. Qualche volta ci viene da ridere, ma qualche
altra volta ci si pensa e allora chi lo sa... Non potete immaginare, nei primi anni leggeva molto
sulla vita di Roma (lui leggeva e legge tantissimo). Aveva un enorme desiderio di vedere
il Colosseo. Noi gli abbiamo detto: “è tutto distrutto “... ma lui : “non è importante, vorrei vederlo”.
Da dove viene tutto questo amore per l’Italia? Io non lo so. E ancora lui spera che dopo essersi
laureato potrà lavorare tre/quattro anni come insegnante. Vuole lavorare in una scuola particolare
di Mosca, dove studiano sia bambini con grande talento che bambini con ritardi mentali.
A suo tempo Serghej ha studiato per due mesi in questa scuola. Ora dice: “mamma,
probabilmente vado a lavorare lì”. Ha sentito che in questa scuola potrebbe essere utile
e ancora spera di studiare le calamità naturali. Non sappiamo se potrà realizzare tutti i suoi
desideri. È più importante che in questa vita lui non si senta persona con i diritti lesi, ma che lui
si senta sano come tutti. Nello stesso tempo capisce che ha dei problemi: ora attendiamo un
intervento ai polmoni... ci sono delle acutizzazioni... lui capisce tutto questo. Nello stesso tempo,
pur essendo stato da bambino in ospedale per dieci anni, ha degli obiettivi da raggiungere come
tutte le persone sane. Noi siamo felici per lui e lo aiutiamo in tutti i modi. Lo aiutano persone che
ci sono vicine: dalla clinica e dalla chiesa, e lo sostengono amici e conoscenti. Per ora e tutto “.

Racconta Sergej : “Ho un obiettivo: essere ricercatore in calamità naturali, studiare questi
fenomeni. Io devo laurearmi con il massimo dei voti. Devo fare tutto da solo per lasciare il tempo
alla mamma di fare tutte le sue cose. Mamma è una persona eroica che può risolvere i problemi:
quando io grido lei è calma. Quando ho gli esami mi chiudo in stanza e non faccio entrare
nessuno. E ancora vorrei dire che bisogna avere fiducia in se stessi, credere di poter guarire
in ospedale. Credere in se stessi e si può riuscire a fare tutto... in questo ho sempre creduto
e sempre crederò”.



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