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I NOSTRI "TESTIMONI" |
VOLODJA LESKOV |
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12.05.2007 Vova Leskov arrivò nella Clinica RDKB quando aveva cinque anni nel 1999. Rimase ricoverato dal 1999 al 2001 e per tutto questo periodo i medici lottarono per la sua vita. Ora Vova è cresciuto, è maturato e si è trasformato in un allegro ragazzo pieno di vita. Ha terminato la quinta classe ed a pieni voti soprattutto in matematica. È appassionato di tutti i tipi di sport: gioca con i ragazzi a basket e calcio, mentre in inverno va con gli sci e pattina. Frequenta una Scuola di musica, classe di chitarra classica ma vorrebbe anche suonare la chitarra elettrica. Alle Olimpiadi panrusse di Storia e Difesa del territorio Vova quest'anno ha vinto il primo premio. In futuro vuole iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza. La mamma di Vova, Zhenja, definisce eccellenti e «naturali» le condizioni di vita di suo figlio: lei alleva alcune capre, coltiva ortaggi e frutta e cuoce il pane in casa mentre Vova cerca di aiutare tutti in famiglia. Nonostante una lunga permanenza in ospedale e le pesanti terapie Vova ricorda con piacere il tempo trascorso in Clinica, la cortesia dei medici, i volontari e le persone che l’hanno aiutato. «I nostri ringraziamenti vanno a tutte le persone che hanno contribuito a guarire mio figlio, senza distinzione alcuna», - ci ha detto la madre di Vova. «Abbiamo molta nostalgia dei volontari del Gruppo Aleksandr Men’ - perché praticamente tutta l’infanzia di mio figlio è trascorsa in ospedale e l'ospedale lo ha aiutato molto nella formazione del suo carattere. Qui ha imparato a disegnare, la musica, a lavorare con la pasta. Ha iniziato ad andare in chiesa. Ricordiamo tutti, quelli che ci hanno curato e quelli che hanno donato le risorse necessarie alla guarigione. In televisione guardiamo tutte le trasmissioni che parlano del Gruppo Padre Men’. È fondamentale per tutte le persone che devono vivere in ospedale».Con tutto il cuore auguriamo a Volodja e alla sua mamma tutto il bene possibile e soprattutto una forte salute! Maggio 2007 Racconta Valodja: Ho 11 anni e frequento la 4 classe, vivo nella città di Lichoslavl. Ho i massimi voti in tutto fuorché in russo. In matematica ho ricevuto «eccellente» (andrò alle Olimpiadi panrusse). Mi piace modellare la creta e la plastilina, la pittura e suono volentieri la Domra. Il prossimo anno frequenterò il Liceo musicale per approfondire le mie conoscenze della Domra e del pianoforte, e proeguirò il terzo corso di chitarra. Vorrei anche iscriversi al Liceo musicale di Tver per studiare il sassofono. Vivo in una casa agricola di proprietà della mia famiglia. Racconta la sua mamma Zhenja: Quando Vova aveva cinque anni siamo arrivati dalla città di Birobizhan a Mosca alla Clinica RDKB senza un soldo, senza nulla. Solamente problemi! Entrai nella Chiesa dell’Ospedale dove ci aiutarono sempre in tutto e noi non potevamo mai ricambiare... Piangevo in continuazione, pensando sempre: se accade qualcosa al mio bambino come sopravviverò? Qui, in Chiesa mi hanno spiegato che non dovevo essere pessimista e che dovevo pensare che mio figlio sarebbe guarito e che, nonostante la vita di ospedale, io dovevo comportarmi come una madre normale. Questo cambiò tutto. Ed anche quanto, a dispetto di tutto questo, passavo le notti in bianco i miei nervi cedettero. Volodja stava male, i suoi valori erano a terra e mi ammalai anch’io: una mattina non riusci a scendere dal letto. Che feci? Mi ricordo che piansi disperatamente. Tutti si girarono verso di me. Jura, uno dei volontari del Gruppo Padre Men’, mi portò in ospedale (mi è terribile ricordare, come erano le mie condizioni in macchina, disperate...). E servivano i soldi per la Tac, i massaggi, È stato solamente grazie al Gruppo Padre Men’ che tutti questi problemi si sono potuti risolvere... Accadde che io e mio figlio incontrammo una moltitudine di brave persone! Poi, ritornate le forze, siamo ritornati a casa alla nostra vita di tutti i giorni, alla agricoltura. Vivere nella natura, al nostra latte, al pollame, alla nostra carne. Vova ebbe il permesso di andare in bicicletta. Fu una paura terribile fu paura, ma ora tutto va bene. Ritornammo a Mosca per delle visite di controllo sperando che tutto andasse bene. Vova proseguì nell’assunzione dei farmaci ed in generale ogni cosa ritornò nella norma. Ritornare dai volontari è per me e mio figlio sempre una grande emozione, come madre immensa. Tanto abbiamo vissuto insieme a loro. Tutto abbiamo avuto in aiuto. In Clinica erano terminati i farmaci e non funzionava più il sistema d trasfusione. Loro hanno risolto sempre tutto. gradualmente, iniziando ad emergere. Ora che la situazione è molto diversa sento come madre che è impossibile descrivere il loro aiuto nell’orrore in cui io mi trovavo. Quando eravamo ricoverati comunque abbiamo vissuto emozioni positive. I volontari aiutavano Vova anche a trascorrere dei momenti di tranquillità. Dipingeva coni pastelli, lavorava con la plastilina ( a tonnellate!). Tutto questo ha avuto una grande importanza! Quando poi Vova è ritornato a scuola, anche se in ritardo di due anni, comunque non ha subito alcun ritardo nel suo sviluppo psicologico. Ha ricevuto moltissimo nella sua educazione artistica e musicale. Una volta entrando in ospedale mio figlio mi disse: «Se dovessi essere ricoverato ancora una volta, non mi annoierei di sicuro»!
Volodja i primi tempi del ricovero inizio pagina |
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